8 dicembre 2018
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L’atteso vertice di Vienna, che aveva l’obiettivo di ricompattare gli intenti dei produttori petroliferi dopo l’uscita dall’OPEC del Qatar, ha dato un forte segnale di continuità con un dibattito aperto per un accordo sui tagli alla produzione e una stabilizzazione dei prezzi. Le indicazioni degli analisti vedono una strategia efficace se nel 2019 arriveranno nel mercato un milione di barili in meno al giorno, con l’obiettivo di modularne l’offerta in relazione al prezzo e arrivare a tagli anche vicini al milione e mezzo di barili: dopo la discesa il Brent si è riposizionato sopra i 60$b. Come sempre il vero nodo sarà come suddividere il taglio tra i vari paesi produttori. Anche il future del WTI ha ripreso posizione a 52,6$b nonostante la conferma che la produzione negli Stati Uniti non solo consente di azzerare le importazioni di greggio, ma dopo 75 anni, il paese è divenuto un esportatore netto

6 dicembre 2018
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La ripartenza molto brillante dei listini statunitensi di fine novembre si è praticamente dimostrata una mini bolla con la pesante caduta delle borse che ha caratterizzato Wall Street nella sessione di negoziazione del 4 dicembre. L’indice S&P 500 ha perso in una sola seduta il 3.2%, sebbene lo scossone abbia coinvolto tutti gli indici americani, in particolare: Nasdaq Composite - 3.8%, Russell 2000 - 4.4% e S&P Small Cap 600 - 4,61%. In questa fase convulsa di mercato l’indice di volatilità VIX ha reagito con determinazione proiettandosi vicino ai 25 punti, così come l’ulteriore allargamento degli spread sul Credito. La ragione che sembra abbia ‘sovra’ alimentato le vendite di azioni troverebbe conferma nella combinazione di un recente atteggiamento ‘dovish’ della Fed, meno ferma nel restringimento rispetto ai mesi precedenti, con le attese di una situazione di vero rallentamento economico per il prossimo anno ...

 

1 dicembre 2018
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L’inizio di dicembre vede sul tappeto ancora molte criticità nonostante sui mercati finanziari si respiri un’aria relativamente distesa, tanto che sono tornati numerose le analisi statistiche sul rally di fine anno, dove viene mostrato che negli ultimi trent’anni il 79% dei maggiori indici azionari hanno mostrato ottime performance in dicembre. Procedendo nelle verifiche di soluzione, in primo piano ci sono gli incontri bilaterali in occasione del G20, oltre ai chiarimenti sugli accordi climatici di Parigi da cui gli Stati Uniti si sono ritirati. Tra gli incontri più attesi quello di Trump e Xi Jinping con riferimento ai negoziati in corso sui dazi commerciali Usa - Cina. Le diplomazie al lavoro sono orientate a dare un messaggio di distensione nonostante le richieste statunitensi rimangano poco accomodanti. I primi sintomi della disputa si possono analizzare nei più recenti dati sui PMI cinesi, rilasciati dall’ente governativo, che mettono in luce un chiaro rallentamento manifatturiero dell’economia in Cina ...

 

30 novembre 2018
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In attesa dell'incontro nel weekend tra Trump e Xi Jinping in Argentina, in occasione del G20, si intensificano i segnali di rallentamento nella seconda economia mondiale influenzata dalla disputa sui dazi commerciali tra Washington e Pechino e le ripercussioni sull'attività del settore manifatturiero cinese: quella registrata in novembre si tratterebbe di un importante fermo da oltre due anni. Secondo le indagini congiunturali a cura dell'Ufficio Nazionale di Statistica, il PMI manifatturiero si è attestato a 50 punti, soglia ritenuta quale spartiacque tra crescita e contrazione dal precedente 50,2 di ottobre, a fronte di attese di una lettura invariata. Anche la crescita dell'attività del settore dei servizi si è mostrata in rallentamento passando da 53,9 di ottobre agli attuali 53,4 ...

28 novembre 2018
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Negli ultimi trent’anni ci sono state diverse tendenze riguardo alla ‘Asset Allocation Theory’ da parte degli investitori, anche nella logica dell’invecchiamento demografico. Una prima tendenza ha fatto da riferimento negli anni novanta, quando è stato ‘validata’ la relazione rischio/rendimento, con la presa di confidenza delle capacità dei gestori attivi, promulgatori della “frontiera efficiente” e degli studi di Harry Markowitz, economista statunitense, vincitore insieme a Merton Miller e William Sharpe del premio Nobel per l'economia nel 1990; era ormai chiaro che le attività più rischiose come le azioni avrebbero offerto nel tempo un elevato ‘premio per il rischio’ capace di moltiplicare il capitale nel tempo, superando di gran lunga gli investimenti monetari e obbligazionari e mettendo in luce l’inevitabile avanzata dei principali mercati dei capitali azionari. A fare da testimone alle crescenti teorie di Asset Allocation gli indici americani: l’indice S&P500 passò da 350 punti ad inizio 1990 a 1470 punti a fine 1999 con una corsa tra il 1997 e 1999. La ricchezza finanziaria era divenuta un punto di rafforzamento della fiducia nella crescita economica ed un piano individuale irrinunciabile in previsione della pensione. Le statistiche scoprivano le potenzialità dei Baby Boomers pronti ad indebitarsi pur di essere protagonisti del rally di borsa ...

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