1 luglio 2016
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Categorie: Global Allocation
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"… benché le principali economie mondiali non siano in recessione, è probabile che dovremo convivere con una crescita economica globale modesta caratterizzata da fattori demografici meno favorevoli e da una decelerazione della produttività nei Paesi sviluppati …

… Anche se ci aspettiamo che la volatilità possa continuare nel breve periodo, almeno fintanto che non si comprenderanno pienamente le implicazioni domestiche e globali della Brexit, riteniamo che su un orizzonte temporale più lungo sia possibile beneficiare della congiuntura attuale per acquistare…"

Nell’intervista a Luca Tenani, Country Head Asset Management Italia di Schroders, viene sottolineata la necessità di proporre strumenti concentrati sull’implementazione di solide strategie di hedging dove ciò sia possibile, come nei fondi Multi-Asset per dare maggior protezione ai portafogli, mentre le decisione d’investimento vengono prese esclusivamente sulla base dei fondamentali economici.

In termini di strategie e prodotti, Schroder continua nella sua capacità di innovare il mercato in modo sempre più vicino alle esigenze degli investitori. La società di Asset Mangement di origine inglese è stata fondata nel 1804 e da allora ha proseguito la sua espansione in una logica sempre più internazionale; quotata dal 1959 al listino inglese è ormai uno dei più importanti gruppi internazionali indipendenti nell’area esclusiva della gestione dei capitali con Asset per oltre 410 mld di Euro.

Schroders è presente in Italia da oltre vent’anni presentando una solidissima e diversificata gamma di soluzioni per l’asset allocation che sfrutta il lavoro di 3700 professionisti, di cui 430 tra analisti e gestori, dislocati in 38 uffici in tutto il mondo.

Leggi l'intervista a Luca Tenani cliccando sul seguente link:

Intervista al Money Manager di Schroders

 

28 giugno 2016
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La discussione interna ai paesi Euro trova due punti sicuramente di attenzione riguardo all’aspetto più burocratico di Bruxelles, ovvero l' anemia economica che più un generale mette in luce un malessere evidente rispetto alla situazione globale, e in secondo luogo l’eccessiva fiducia riposta nella politica monetaria della BCE rispetto a necessarie scelte economiche e fiscali per lo sviluppo. Sul primo punto è facile sostenere quanto siano state poco efficaci le attività della sede belga in termini economico sociali per il rilancio dell’Europa, vedi tra l’altro il tema immigrazione, investimenti agevolati e l’ultimo di Brexit. Rimane chiaro il forte divario europeo tra centro e periferia, con disequilibri di bilancio sempre più marcati, e risultati sul movimento degli investimenti che trovano un ampio range nei tassi di rendimento dei titoli sovrani.

25 giugno 2016
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Nel Post pubblicato il 20 maggio scorso “Perché parlare di Cigno Grigio” si sottolineava quanto sia comunque difficile riuscire a quantificare il ‘giusto’ rischio derivante dall’impatto di un evento che seppure atteso può dimostrarsi pericoloso per il portafoglio degli investitori. Il compito di analizzare questi rischi viene affidato ai Risk Manager che segnalando il range di oscillazione ai gestori, cercano di prevedere l’intensità della ‘tempesta’ qualora avesse seguito. E così è stato; dalle prime impressioni la tensione nei team di gestione è stata comunque molto elevata; la reazione dei mercati europei troppo violenta. Le performance sono state condizionate dalla precipitosa discesa dei corsi mentre gli aggiustamenti procederanno anche per le prossime sedute... 

24 giugno 2016
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Il Regno Unito si è svegliato con gli occhi puntati sull’esito del referendum che ha decretato la sua uscita (Brexit) dall’Unione Europea; in effetti tutto il mondo si è svegliato “più povero”, almeno dal punto di vista delle valutazioni dei listini finanziari che hanno segnalato gravi problemi di apertura in Europa, ampi cali delle valori su tutti i settori, allargamento dello spread sul credito e, nello specifico, forte discesa della sterlina inglese. A fare subito impressione sono state due opposte reazioni che da un lato hanno visto i leader dei partiti antieuropei voler riproporre altrettanti referendum nei singoli paesi dell’area Euro e dall’altro uno sparuto gruppo di attivisti a Londra pronti a raccogliere firme per un nuovo referendum per rientrare nell’UE sull’esito del voto in Scozia, Irlanda del Nord e a Londra... 

 

22 giugno 2016
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La caduta dei tassi di inflazione

 

La percezione che qualcosa sia cambiato nella correlazione tra crescita economica, redditi e capitalizzazione della ricchezza sembra ormai essere confermata dai numeri. La comparazione è stata in parte condizionata da fattori straordinari avvenuti negli ultimi anni, come ad esempio l’acquisto di titoli da parte delle banche centrali (cosiddetti Quantitative Easing) che ne hanno condizionato il valore. Perché siamo quindi convinti che la percezione sia in effetti una situazione reale? In primis per effetto dei tassi di inflazione antecedenti il 1990, indistintamente elevati, che oggi risultano addirittura stabilmente vicini all’area deflazionistica; questo ovviamente ha visto una continua moderazione dei tassi di remunerazione dei capitali fino agli attuali tassi negativi, e che ha prodotto un ridimensionamento anche sulla crescita dei redditi...

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