7 maggio 2022
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Ancora una volta i mercati finanziari hanno mostrato un forte nervosismo sia sui dati macro, e relativi indicatori di fiducia, sia per la volatilità delle materie energetiche sul prolungamento della guerra Russia – Ucraina; tutto questo in aggiunta alle informazioni per i dati pandemici in Cina. Le banche centrali sembrano tentennare nella progressiva restrizione monetaria contro l'inflazione dei prezzi; dietro gli interventi previsti sembrano celarsi possibili prospettive recessive che porterebbero alla deflazione. I mercati oscillano tra visioni estreme negative sugli esiti politici e militari, e la temporaneità dei fattori critici. Le indicazioni sul calo della crescita economica fornite dell’IMF potrebbero accelerare le azioni di politica fiscale in itinere, mentre le preoccupazioni sul forte aumento dei rendimenti governativi offre lo spunto per ridisegnare parametri fondamentali di valutazione azionaria, come l’ERP - Equity Risk Premium, e dei valori reali dei rendimenti obbligazionari. Sollecitato sul tema ‘inflazione’ il capo economista della BCE Lane ha manifestato il necessario intervento sui tassi di interesse nel porre un termine alla repressione finanziaria a carico dei risparmiatori. Il processo monetario vedrebbe l’uscita dalla stagione dei tassi negativi, senza peraltro creare rischi di crescita nell'Eurozona; permane un’incertezza di fondo sui prossimi dati reali, impedendo di definire i tempi di intervento monetario ...

5 maggio 2022
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Dopo un periodo di stabilità, recentemente il tasso di cambio tra la valuta cinese e il dollaro americano ha visto un marcato deprezzamento del RMB di oltre il 4% passando in sole tre settimane da 6,35 a 6,61, una variazione che ha messo pressione al mercato finanziario cinese e attirato l’attenzione nel mercato globale. In realtà il recente deprezzamento del RMB era già presente nelle aspettative di inizio anno a causa di alcune motivazioni che si sono in effetti manifestate. Una prima ragione sul deprezzamento ha riguardato il restringimento dello spread tra il rendimento dei Teasury Usa e delle emissioni governative cinesi, quale conseguenza di una politica monetaria che ha visto la banca centrale cinese PBoC tagliare due volte il suo tasso di riferimento (LPR - Loan Prime Rate) e promuovere la riduzione delle riserve obbligatorie (RRR) delle banche commerciali per allentare il credito, mostrando un ciclo di politica monetaria espansiva in opposizione alla restrizione della banca centrale statunitense che ha aumento i tassi di interesse dei FED Funds. In questo scenario infatti la PBoC ha voluto parare il declino evidente della crescita economica cinese, a fronte della ripresa degli USA, soprattutto nel cambiamento delle previsioni di crescita a breve termine dovuto alle ondate di pandemia e al lockdown di Shanghai ...

30 aprile 2022
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Il tema ‘inflazione’ continua a governare le azioni delle banche centrali ma anche le relative scelte di investimento. Ad aprile l'inflazione nell'Eurozona è salita al 7,5% dal 7,4% di marzo, un nuovo aumento nonostante un primo segnale di calo dei prezzi dell'energia, dovuto principalmente ai tagli di accise e tasse sui carburanti attuati dalla maggior parte dei paesi dell'Eurozona da metà marzo. L'impatto al ribasso dell'inflazione energetica è stato in parte riassorbito dai settore alimentare; l’inflazione dei prezzi da prodotti alimentari non trasformati è passata dal 7,8% al 9,2% e dei trasformati dal 4,1% al 5,5%. I rincari hanno colpito anche l’inflazione core passata dal 2,9% al 3,5%; il dato al rialzo sull'inflazione core, ovvero senza energia e prodotti alimentari, è stato il risultato combinato dei rialzi dei beni industriali non energetici e della maggiore inflazione dei prezzi dei servizi. Alla base inflattiva rimane in realtà il costo elevato dell’energia sia per la produzione che per i trasporti, ma anche dalla forte domanda. Il dato sui servizi più legati a vacanze e tempo libero vede domanda crescente a seguito dall’uscita emergenziale. Sul fronte delle catene di approvvigionamento le interruzioni si sono intensificate dall’invasione in Ucraina e dalle relative sanzioni alla Russia ...

29 aprile 2022
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I dati sull’inflazione non migliorano indicando un problema prolungato per le autorità monetarie che nello scorso anno avevano tergiversato in attesa di prezzi più stabili. In realtà la situazione geopolitica peggiorata mostra valori di aumento dei prezzi al consumo che in alcuni casi sono saliti a doppia cifra se non tripla, come nel caso dell’energia elettrica, ma anche di molti altro beni. In effetti le probabilità che i prezzi componenti gli indici di inflazione al consumo possano ancora rincarare seguono il perdurare dei costi sull’acquisto di materie prime e produzione con i primi aumenti salariali. Rispettivamente a marzo, su base annua, negli Stati Uniti PPI (prezzi alla produzione) e CPI (prezzi al consumo) hanno segnato + 11,2% e + 8,5% (dato più alto dal 1981); nell’area Euro PPI + 31,4%, spinti dai costi per l’energia a + 87,2%, e CPI + 7,4%. I mercati finanziari si sono quindi irrigiditi davanti a questo contesto che vede le banche centrali, concentrate sul target inflattivo, pronte ad una stretta monetaria, imprevista fino a qualche trimestre fa. In questo scenario gli operatori sono preoccupati per un’azione monetaria, inusuale per velocità ed intensità, che potrebbe destabilizzare l’equilibrio finanziario promosso della straordinaria liquidità immessa durante il periodo pandemico e che ora le banche centrali vedono quale causa del ciclo inflattivo e motivo per essere ritirata ...

23 aprile 2022
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Gli effetti dell'inflazione sono al centro delle attese sulla politica monetaria delle banche centrali, tema che sta preoccupando gli operatori finanziari. In realtà gli analisti prevedono che il recente aumento dei prezzi del petrolio tenderà ad una moderazione intorno agli attuali valori del Brent di 115 USD al barile. Quindi, salvo un'altra impennata dei prezzi dell'energia, i confronti con lo scorso anno dovrebbero portare a letture di inflazione più basse nei prossimi mesi; si deve infatti sottolineare che i dati più recenti si confrontano con un'economia in fase di normalizzazione rispetto a quella condizionata dalla pandemia. In estate, in effetti ci si attende un confronto più correlato con un'economia relativamente normale del 2021 e differenze meno preoccupanti. Riguardo alla crescita dei salari negli Stati Uniti il dato interessante è che sono stati accompagnati da una maggiore produttività, attenuando l'effetto inflazionistico di una retribuzione più elevata. Il tracker salariale di marzo della Fed di Atlanta è del 6% superiore alla media mobile di 3 mesi, il tasso più alto nella storia della sua serie; ma gli aumenti salariali sono causa di inflazione solo se non sono accompagnati da una maggiore produttività, cosa che non sta avvenendo. In sintesi l'aumento annuo dello 0,9% del costo unitario del lavoro negli Stati Uniti per il quarto trimestre risulta in linea con gli ultimi due decenni ...

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