20 maggio 2018
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L’Europa è tornata a guardare con apprensione alle evoluzioni della politica italiana dopo l’incontro programmatico dei due leader dei primi partiti M5S e Lega. Il contratto di governo, diffuso nel fine settimana, risulterebbe incongruente nel suo bilancio dove le coperture sulle principali voci di spesa risulterebbero insufficienti. Lo Spread BTP Bund ha superato i 160 bps portando tensione al settore bancario e sui principali titoli del listino di Milano. I leader sono chiamati ora ad esprimere al capo dello stato Mattarella la loro indicazione per la figura del nuovo premier e dei ministri, proposta che il presidente valuterà con attenzione. Le prese di beneficio sul mercato italiano non hanno comunque eroso il buon andamento di Piazza Affari che rimane ampiamente positiva da inizio anno e si appresta allo stacco dei dividendi di maggio.

 

18 maggio 2018
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L’Italia torna ad essere al centro della discussione politica dell’Unione Europea, in particolare sulle indiscrezioni circolate della bozza di programma del nuovo governo oggetto dell’accordo tra Movimento Cinque Stelle (M5S) e Lega. E con la discussione tornano i soliti temi sulla incapacità dell’Europa di proseguire nel suo sforzo di rinnovamento unitario, della necessità di un Euro a due velocità o addirittura del referendum per l’uscita dell’Italia dall’Euro, dell’immigrazione, temi ormai classici nel giustificare il passaggio di movimenti speculativi sul mercato finanziario. Nella realtà l’attacco, di misura, ha riguardato lo Spread BTP Bund che è aumentato a maggio di 30 bps, sopra i 150 bps, comunque lontano dal picco del 29 dicembre scorso di 186 bps. Come sempre la speculazione si fa forte dell’incertezza dell’accordo di governo che verrà invece rivelato per una approvazione ‘formale’ dei sostenitori dei due partiti nel fine settimana ...

16 maggio 2018
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Categorie: Global Equities
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La prima stagione degli utili societari negli Stati Uniti si è dimostrata ancora una volta migliore delle attese: dopo la consegna dei risultati di oltre il 90% delle società appartenenti all’indice S&P500, il primo trimestre del 2018 vede un tasso di crescita del 25,0%, con il 78% delle società che hanno registrato una sorpresa positiva per gli EPS, utili per azione. Secondo l’analisi storica si tratta del tasso più alto registrato dal terzo trimestre 2010 (34,0%), ovvero dopo la fase recessiva della crisi finanziaria. In verità l’indice azionario statunitense in questa prima parte dell’anno ha avuto un andamento altalenante, da inizio anno la performance è ferma a + 1,4%, mentre la vincitrice di periodo risulta la volatilità (VIX +32,5% YtD). In termini di multipli di valutazione il rapporto P/E a 12 mesi per l'S&P500 scende a 16,5 volte gli utili da oltre 18x di 12 mesi fa ...

12 maggio 2018
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Mentre sul piano internazionale si consumano le schermaglie sul nucleare iraniano, dopo che Trump in rappresentanza degli Stati Uniti si è ritirato dall’accordo sul controllo del paese mediorientale, in Italia si sta assistendo ad una vera e propria corsa al nuovo governo centrata sull’accordo programmatico tra Lega e Movimento Cinque Stelle. Sul primo tema la ritirata di Trump ha fatto crescere il prezzo del petrolio e sulla seconda gli occhi restano puntati su un possibile attacco allo spread BTP-Bund. Al di là delle future soluzioni politiche, parte della stampa finanziaria ha subito lanciato un monito sul programma populista dei due partiti, senza peraltro attendere almeno una conferma del Presidente della Repubblica italiana sui prossimi passi ...

 

11 maggio 2018
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Categorie: Sectors
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Il prezzo del petrolio ha avuto un balzo in avanti nelle ultime sedute ed in particolare dopo la rinuncia del presidente Trump a proseguire l’accordo sul controllo delle attività nucleari in Iran. L’uscita dall’accordo degli Stati Uniti vede il ripristino delle sanzioni e la rinegoziazione degli accordi commerciali per i paesi che continueranno la collaborazione con l’Iran, tra cui l’Unione Europea. La strategia di Trump era già nota durante la sua campagna elettorale e nulla sono valse le visite dei paesi europei in Usa per convincere il presidente statunitense che l’accordo rimane un segno forte e di presenza nelle dispute mediorientali, in particolare tra Iran ed Israele ...

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