20 novembre 2019
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Categorie: Global Equities
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In un sondaggio condotto durante la presentazione dei risultati per il terzo trimestre delle società appartenenti all’indice S&P500, le aziende che hanno fatto riferimento alla guerra dei dazi sono state con un numero inferiore rispetto al secondo trimestre: tra il 15 giugno al 14 agosto, erano 130 società su 500, il 29% del totale, che citavano nei loro report i termini “dazi commerciali”, mentre nei più recenti incontri sono state 113, il 13%. Nello stesso periodo l’indice ha sfondato ripetutamente i massimi storici; anche se quindi la percezione di un accordo Cina - Stati Uniti sia diventato più vicino gli analisti restano convinti che il mercato statunitense a questi livelli presenti minori opportunità rispetto ad alcuni listini internazionali. In particolare sono gli analisti degli indici europei che mostrano una certa positività ...

16 novembre 2019
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Secondo alcuni studi finanziari, gli operatori hanno scelto di interpretare l'aumento di bilancio della Federal Reserve statunitense in modo verosimile all’apertura di una versione soft del più classico Quantitative Easing, con l’idea che venga rafforzato nel tempo. Anche per la politica espansive della BCE, la scelta di Draghi di iniziare a novembre il riavvio di acquisti e la riapertura dell’APP per 20 mld Euro al mese, viene da molti intesa come premessa ad un aumento degli acquisti nel prossimo anno a cura della neo presidente Christine Lagarde. Nel frattempo la FED prosegue nel suo piano di ‘compensazione’ della liquidità fissato ad ottobre per 60 mld$ al mese che proseguirà anche nei prossimi 30 giorni. Il mercato ha festeggiato questo arrivo di liquidità in modo euforico: l'indice S&P500 in un mese è salito del 4,4% e da inizio anno del 24,48%, mentre qualcuno già propina un Natale con un + 30% Ytd. Eppure gli studi confermano che aumenti annuali di tale portata sono andati di pari passo con iniezioni di liquidità molto maggiori di quelli che stiamo osservando in questo momento. Ci si chiede se ci sia in atto una forzatura delle attese per effetto della liquidità accumulata nel periodo estivo, che i gestori oggi si sentono ‘obbligati’ a mettere al lavoro prima di fine anno, almeno in una combinazione limitata ...

15 novembre 2019
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Il balletto dei dazi tariffari in una ‘fase uno’ di risoluzione tra Cina e Stati Uniti rimane uno dei temi più citati a motivo della prepotente risalita degli indici azionari; non mancano comunque le prospettive più positive legate alla ripresa economica e alla migliore disponibilità delle banche centrali di sostenere investimenti e consumi con tassi di finanziamento ancora decrescenti.  Gli analisti sottolineano che, sebbene i debitori risultino più solventi, l'attuale situazione di bassi tassi di interesse sta ponendo sfide reali agli investitori abituati a rendite ‘certe’ per i propri risparmi ...

12 novembre 2019
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In attesa delle strategie per il nuovo anno, in prossimità di rilascio nelle prossime settimane, gli operatori finanziari segnalano un aumento delle posizioni di attivi più rischiosi per beneficiare dei rialzi sui listini azionari e arrotondare performance già straordinarie. I commenti degli esperti sembrano unanimi precisando che dietro il rally delle ultime settimane ci sono i miglioramenti nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, le stime positive per un accordo sulla Brexit e prospettive di stabilizzazione della crescita globale nei trimestri a venire. Sono soprattutto questi sviluppi a contribuire alla maggiore propensione al rischio degli investitori e al sell-off degli indici obbligazionari ad alto rating ...

9 novembre 2019
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Listini azionari in decisa crescita a livello internazionale, trascinati dai continui massimi storici degli indici statunitensi. Il clima vede una netta diminuzione dell’avversione al rischio con un calo degli asset più difensivi a favore dei ciclici. A livello geopolitico gli operatori finanziari scommettono sulla rimozione a breve dei dazi e la firma di un primo accordo tra Cina e Stati Uniti riaprendo spazi sul commercio globale. Sul fronte monetario la reattività della FED, con il terzo aumento dei FED Funds, ha prodotto l’effetto desiderato ovvero di annullare l’inversione della curva dei rendimenti, allontanando la percezione di una recessione americana in arrivo ...

 

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