28 febbraio 2019
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Trade War China – Usa vs Area Euro

         

La ‘guerra commerciale’ che vede al tavolo diplomatico Usa e Cina ha cominciato a far emergere alcune importanti indiscrezioni e possibili risvolti della trattativa. Lo sforzo di accelerare i tempi per la chiusura di un negoziato complesso sembrano comunque far slittare a dopo inizio marzo, data che vedrebbe l'aumento delle tariffe doganali e importi crescenti per le importazioni statunitensi sui prodotti provenienti dalla Cina. Donald Trump è stato promotore della proroga chiedendo di incontrare personalmente il presidente cinese Xi Jinping per concludere un processo di elevata incertezza. A riguardo il governatore della FED, Jerome Powell, mantiene ancora tra i rischi l’inasprirsi delle relazioni con la Cina e conferma la posizione ‘paziente’ dell’autorità statunitense con atteggiamento “Watch & Wait”.  

Fronti di negoziazione

Ma quali sono i punti in discussione, gli importi e le implicazioni? In primo luogo il presidente americano vuole portare a casa un accordo strutturale che gli permetta di scrivere una pagina storica per gli Stati Uniti, ovvero la drastica riduzione del deficit americano verso l'estero. Le cifre ipotizzate dal Presidente nella conferenza stampa ad Hanoi parlano di un accordo che prevederebbe importazioni a compensazione da parte della Cina di 400 / 500 mld USD all'anno di beni statunitensi, non si sa di che genere e per quanto tempo. Non si conoscono inoltre gli sviluppi riguardo ai temi caldi quali la proprietà intellettuale, i trasferimenti di tecnologia e l'apertura al mercato, visto la concorrenza ingiustificata su molti settori. In realtà sono proprio questi i temi di maggiore attenzione degli Stati Uniti. La Cina negli ultimi anni ha visto una forte accelerazione degli investimenti sull’alta tecnologia con ritmi a doppia cifra. Le preoccupazioni sull’avanzata del 5G cinese sono la punta di un iceberg della velocità di crescita di tutta la filiera tecnologica e della diffusione di devices avanzati.

Implicazioni sul mercato finanziario

Il mercato azionario cinese ha già risposto positivamente alle indiscrezioni dell’accordo con flussi di investimento dall’estero e un rialzo da inizio anno di oltre il 18%; l’indice Shanghai Composite dopo aver toccato un minimo di 2464 punti al 3 gennaio si sta riportando a ridosso dei 3000 punti a 2954. Nello stesso periodo anche lo Yuan rispetto al dollaro ha reagito positivamente con un rafforzamento di oltre il 2,5%. A destare preoccupazione tra gli strategist è il futuro cambiamento strutturale delle esportazioni statunitensi che se da un lato stimoleranno ulteriormente l’economia degli Stati Uniti dall’altro potrebbero incidere sulla mancanza di acquisti di Treasury dalla Cina, visto la contrazione del surplus commerciale. Sempre dal punto di vista della bilancia commerciale il pensiero va all’Area Euro e al Giappone: davanti ad un ‘patto leonino’ con gli Usa, la Cina probabilmente diminuirà in modo drastico le importazioni dalle altre regioni. Infine il posizionamento del dollaro Usa: è evidente che per trarre i maggiori benefici Trump cercherà di mantenere competitivo il biglietto verde e stabili le altre variabili macroeconomiche come l’inflazione; un compito arduo ma decisivo, visto che l’Europa sembra troppo distratta dai giochi di politica interna, dalle prossime elezioni europee e dal tiramolla della Brexit.

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China-US tariff war likely comes to an end


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