13 novembre 2020
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Europa: seconda ‘Onda’ del Coronavirus

 

Nelle indicazioni degli economisti viene riscontrata una nota positiva sulle previsioni di ripresa economica nell’Eurozona per il 2021 e 2022. La ragione deriva dall’intento dei governi di affrontare la seconda ondata del virus con altrettanto attivismo fiscale della precedente, quando si è dovuto affrontare la chiusura delle attività per arginare il diffondersi della pandemia. Ovviamente è stato fondamentale l’intervento della politica monetaria che rimane un punto di supporto essenziale: mantenere bassi rendimenti dei titoli di Stato per tutti i governi della zona Euro è fondamentale a garantire che la politica dei governi possa essere implementata in modo sostanziale, secondo le necessità. Per questo la BCE deve rimanere concentrata e pronta ad un aumento nel suo programma di acquisti di asset mensile attraverso il PEPP - programma di emergenza pandemica. L’attesa per una decisione di un ulteriore supporto dall’autorità monetaria nel mese di dicembre avrebbe la funzione di offrire una maggiore flessibilità ai governi, permettendo inoltre di frenare qualsiasi stress sui mercati finanziari. Secondo gli analisti un'espansione del programma nella riunione di fine anno sarebbe il giusto segnale ai mercati di rafforzamento e la conferma di condizioni di finanziamento favorevoli ai governi.

Ripresa economica attesa

Il tema del recupero della crescita verrebbe rimodulato rispetto all’esperienza della crisi primaverile, ma anche a precedenti crisi dopo il 2008. Se questa seconda ondata recessiva infliggesse danni simili, l'Eurozona potrebbe affrontare un periodo di prolungata crisi congiunturale prima di un vero recupero. Nelle attuali stime la produzione dell'Eurozona probabilmente finirà il 2020 con una percentuale inferiore del suo minimo precedente, osservato durante le recessioni del 2007-2013; si tenga presente che il quantitativo cumulato di produzione perso rispetto al precedente risulta tre volte più grande rispetto al primo periodo di recessione 2008-2009. Bisogna quindi valutare con attenzione quanto un'efficace prevenzione possa evitare danni persistenti all'economia, capaci di ritardare e rallentare la successiva ripresa. Un effetto combinato tra politica fiscale e monetaria espansiva vedrebbe invece un più rapido recupero, in cui l'output possa riportarsi ai massimi livelli già a partire dall'inizio del 2022.

Interventi BCE

Le indicazioni di alcuni membri del Consiglio direttivo della BCE su nuovi interventi espansivi hanno scontentato i ‘rigoristi’ che vedono il basso rendimento obbligazionario dei titoli governativi di Italia e Spagna un elemento distorsivo nel percorso verso misure strutturali che garantiscano un miglioramento dei conti pubblici in funzione della mutualizzazione dei prestiti dell'UE previsti dal pacchetto di salvataggio dei Recovery Funds. D’altra parte, in prospettiva degli obiettivi della BCE, è fondamentale che tutti i governi possano finanziare facilmente i propri programmi fiscali nei mercati obbligazionari in una logica di accelerato tempo di recupero. Sarà comunque molto importante che la Commissione Europea possa sveltire le incombenze ‘burocratiche’ per poter individuare i programmi che meglio possano aiutare la ripresa dell’intera area. In questa prospettiva il compito della BCE rimane quello ‘ponte’ in attesa delle emissioni comunitarie, mantenendo verso i governi la possibilità di accedere a basso costo e abbondante liquidità ai mercati obbligazionari, riducendo il più possibile le disparità di trattamento. In realtà il Recovery Fund segna un passo importante nel "processo hamiltoniano" dell'Unione Europea, con il quale la politica fiscale e le sue responsabilità, seppur lentamente, vanno verso il federalismo. Sebbene i progressi in questo processo possono sembrare limitati a molti investitori, la politica monetaria ‘comunitaria’ della BCE ha aperto con il PEPP - Pandemic Emergency Purchase Programme - alla monetizzazione del debito quale consolidamento del processo.

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Un airbag per l'Eurozona

 

 

 


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