3 settembre 2021
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Le sfide cinesi impattano l’indice Tecnologico

    

A far capire la portata degli interventi governativi che stanno influenzando la Cina, sono soprattutto almeno tre temi al centro della riflessione sui portafogli di investimento: la caduta in borsa del Hang Seng TECH Index, la crescita esponenziale dei noli marittimi tra Cina e Stati Uniti con la salita dei prezzi dei metalli industriali ed infine il calo degli indicatori di fiducia. L’indice tecnologico della borsa di Hong Kong è precipitato dai massimi di metà febbraio ad oggi del 38,5% (da 10945 punti agli odierni 6729), mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti Usa l’indice Nasdaq Composite è salito del 9,15% (dal 14047 ai 15331 di oggi) posizionandosi sui massimi storici. Ad essere coinvolte nel capitombolo le società tecnologiche cinesi a maggiore capitalizzazione, che negli scorsi anni avevano rincorso le consorelle statunitensi: vedi la lunga corsa di Alibaba sulla scia di Amazon. La ragione sembra legata alle indicazioni del governo cinese guidato da Xi Jinping su “la prosperità comune che non vuole essere egualitarismo”. Con la conferma di diventare una società sviluppata con il raddoppio del reddito pro-capite entro il 2035, le proposte politiche del quinto plenum del partito comunista cinese PCC hanno identificato chiaramente lo sviluppo di alta qualità come tema principale di un cambiamento verso il raggiungimento della ‘prosperità comune’, un obiettivo a lungo termine che veda un'attenta adozione di politiche di redistribuzione dei redditi. Nello scorso mese, il presidente Xi ha chiesto un ‘ragionevole aggiustamento dei redditi eccessivi’ e ha incoraggiato gruppi ed imprese ad alto reddito di ‘ritornare di più alla comunità sociale’.

Big Tech cinesi sotto scacco

Nel focus degli analisti finanziari le avversità delle grandi imprese di internet attaccate dalle recenti misure normative che hanno sorpreso gli investitori internazionali. Nonostante si comprenda la necessità che la Cina adotti un nuovo obiettivo di sviluppo interno, le recenti azioni di regolamentazione sono risultate insolitamente forti e fuori dal contesto di gradualismo dei programmi che stanno guidando le riforme economiche nel corso gli ultimi anni. Un cambiamento strutturale nella direzione intrapresa solleva preoccupazioni per i maggiori rischi normativi tra gli investitori globali impegnati nelle società cinesi di proprietà privata quotate all'estero. Da qui la caduta delle azioni delle società tecnologiche cinesi quotate all'estero sul recente flusso di notizie. Gli investitori rimangono in attesa di un chiarimento su come il PCC miri a raggiungere il suo obiettivo di ‘comune prosperità’, unitamente alla motivazione dichiarata dei recenti interventi normativi attuati in società digitali e piattaforme internet, come segnale delle intenzioni politiche. La recente notizia che vede Alibaba investire 100 miliardi di yuan (15,5 mld$) nei prossimi anni in iniziative di ‘prosperità comune’, unendosi al coro di giganti della tecnologia che riverseranno altrettanto denaro nell'obiettivo del presidente Xi Jinping, necessita di importanti dettagli: il gigante cinese dell'e-commerce investirà in 10 iniziative tra cui innovazione tecnologica, sviluppo economico, creazione di posti di lavoro di alta qualità e sostegno ai gruppi vulnerabili (?). Sembrano necessari dettagli sul concreto utilizzo dei fondi per arginare le preoccupazioni degli investitori sulla regolamentazione in via di imposizione e fino a dove si voglia arrivare.

Noli e materie prime

Se la prima risposta al cambiamento nei costi dei noli marittimi potrebbe essere il collo di bottiglia creato dalla pandemia da Covid le più recenti indicazioni vedono sommati gli impegni del governo cinese per le riforme ecologiche sulle industrie più inquinanti. In primis il costo di trasporto in ‘UDSper40FootBox’ passato da1.800$ ad inizio 2020 agli attuali 11.250$; ma soprattutto l'iniziativa Pechino ‘carbon neutral 2060’ che indirizzerà un ciclo di investimenti verso infrastrutture energetiche ‘green’. Queste riforme dal lato dell'offerta significano comunque prezzi delle materie prime più alti, ma anche opportunità per gli investitori sui titoli dell’energia rinnovabile e per le industrie che stanno passando ad un modello di business sostenibile. Se i piani della Cina per raggiungere il picco di emissioni di anidride carbonica (CO2) entro il 2030 e la neutralità del carbonio entro il 2060 sono entrambi obiettivi ambiziosi, gli impatti sembrano altrettanto non scontati. Ad esempio riguardo l'acciaio, i produttori cinesi stimano che il costo per soddisfare gli standard di emissione di CO2 più bassi siano tra i RMB400 e RMB600 per tonnellata. Anche per i produttori cinesi di alluminio la prospettiva di costi più elevati dagli standard internazionali in vigore trovano il processo di fusione tra i più alti per intensità di carbonio tra i metalli industriali. Infatti se la produzione di acciaio in Cina genera da 1,5 a 1,8 tonnellate di CO2 per tonnellata, la fusione dell'alluminio a base di carbone emette 13 tonnellate di CO2 per tonnellata di alluminio. Con la politica di crediti di carbonio che potrebbe entrare in vigore nel 2022, il rispetto degli standard sui prezzi del carbonio potrebbe aggiungersi ai costi dell'alluminio fino a 1.300 RMB per tonnellata, un aumento circa del 10% e quattro volte superiore nell'ambito di una proposta di carbon border tax in Europa, dove i crediti di carbonio hanno attualmente un prezzo di 55 € per tonnellata.

Caixin General Services PMI

Nel mese di agosto le società di servizi cinesi hanno segnalato un calo dell'attività commerciale a fronte di un aumento dei casi di COVID-19 in patria e all'estero che stanno influenzando la domanda. Si tratta di un primo dato negativo che vede produzione e nuovi posti di lavoro in contrazione dall’aprile 2020. Sul lato dei prezzi alla produzione si è evidenziato un nuovo aumento, contrariamente ai prezzi alla vendita in leggera diminuzione per la competitività sui ricavi. L'indice principale dell'attività aziendale destagionalizzato è sceso da 54,9 punti di luglio a 46,7 di agosto, indicando un solido calo del settore dei servizi. Il sondaggio ha indicato che gli sforzi per contenere la recente recrudescenza dei casi di COVID-19 ha influito in modo deciso sulle attività dello scorso mese. In linea con l'andamento dell'attività commerciale, anche il totale di nuovi ordini ricevuti dalle società di servizi cinesi è diminuito. Gli intervistati hanno segnalato che la pandemia si è sentita sulla domanda interna, mentre le attività di esportazione sono risultate invariate per il secondo mese consecutivo. La Cina si trova quindi in una situazione transitoria derivante dal modello economico che il governo sta mettendo in atto; la prospettiva di crescita economica del paese non sembra essere coinvolta in revisioni anche se il contesto ha alzato l’attenzione degli investitori soprattutto sulla ridistribuzione dei redditi a fronte dell’obiettivo di ‘comune prosperità’, tema ancora da chiarire sulla profittabilità delle società quotate. La banca centrale cinese PBoC sta monitorando con attenzione ogni dato macroeconomico mantenendo un orientamento espansivo, così come ha da poco fatto abbassando le riserve obbligatorie delle banche commerciali (RRR) per aumentare il credito e la liquidità di sistema.

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China’s Green Reforms


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