21 ottobre 2021
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Germania quanto in panne?

 

La notizia delle dimissioni a sorpresa del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, dopo dieci anni alla guida della banca centrale tedesca, non ha condizionato gli operatori che anzi si sono convinti che la nuova posizione nel consiglio della BCE troverà un banchiere più aperto agli impegni espansivi a cui lui si è sempre dimostrato contrario. Sono invece i tanti problemi di approvvigionamento che si sono concentrati sull’industria tedesca a preoccupare gli operatori finanziari. Secondo l'istituto IFO, ad inizio estate, i due terzi delle aziende tedesche presentava difficoltà nella ricezione delle forniture dei beni essenziali alla propria produzione. Ma oltre alla carenza fisica di materie prime e prodotti intermedi sono stati i prezzi a sollevare molte perplessità: l’aumento dei costi delle materie prime si è riflesso nei prezzi alla produzione ad agosto 2021 con un +12% rispetto all'anno precedente. Il disallineamento tra domanda ed offerta ha dapprima costretto i fornitori ad attingere dalle scorte di prodotti finiti per poi innestare un processo vizioso che sta creando aumenti di prezzo significativi per tutti i prodotti finiti. Da inizio anno l’indice CRB Commodity presenta un rialzo del 43,3%, il petrolio WTI è aumentato del 71,4%, mentre il gas LPG è più che triplicato; al pari gli EU Carbon Permits (permessi di carbonio) sono aumentati da inizio anno di 25,88 EUR pari al 79,10%; oggi siamo vicini al livello più alto per tonnellata dal lancio del mercato UE nel 2005. Di fatto è proprio l'Unione Europea che ospita il più grande mercato di scambio di permessi di carbonio al mondo; le emissioni di anidride carbonica nell’aria sono sempre più regolamentate per molte produzioni e le quote in eccesso possono essere quindi acquistate e vendute.

Inflazione temporanea o prolungata

Il modello tedesco di economia aperta sta risentendo dell'impatto per i prezzi all'importazione: sui dati di agosto 2021 questi risultavano superiori di oltre il 16% rispetto all'anno precedente, l'aumento più alto dal settembre 1981. Di conseguenza il tasso di inflazione in Germania a settembre è salito di +4,1%, sebbene le stime degli analisti tedeschi si fermino per l’intero 2021 intorno al 3%, e rispetto al +0,4% del 2020. I dubbi sulle tempistiche comunque non mancano; sono in effetti diversi i fattori strutturali che suggeriscono tassi di inflazione più elevati nei prossimi anni. La domanda rimane in netto aumento, nonostante l'aumento dei prezzi, a fronte di un’offerta incapace di soddisfarla, almeno a breve. Ad agosto i nuovi ordini hanno superato il livello di produzione del 22% dimostrando che non è la domanda ad essere il fattore limitante per una ripresa industriale più forte. Gli analisti hanno infatti rivisto al ribasso le previsioni di produzione dell’intero 2021 per il settore manifatturiero dall’8% al +6%, rispetto al -9,6% del 2020.

Stime di ripresa ancora incerte

In attesa di un accordo che possa mettere a pieno regime un nuovo governo a coalizione Spd-Verdi-Fdp, sembra che le interruzioni della catena di approvvigionamento terranno impegnate le imprese anche nel 2022, sebbene per molti analisti il punto più basso della crisi delle forniture potrebbe essere superato. Il dato di fatto ormai noto è che ad oggi la capacità produttiva sembra impossibilitata ad espandersi rapidamente; viste le indicazioni delle banche centrali sulla temporaneità dell’eccesso di domanda, le aziende stanno spostando in avanti gli investimenti per l'espansione in attesa di un mercato più stabile. E’ pensabile che comunque per singoli beni come i semiconduttori, le capacità di produzione aumentino in modo deciso, ma allo stesso tempo anche la domanda aumenti strutturalmente; ad aggravare lo scenario è da tempo evidente la carenza di manodopera qualificata quale fattore limitante in molti settori. Le stime di crescita del GDP in Germania nel 2021 e 2022 sono comunque previste in ripresa a +3,1% e +4,3% rispettivamente. L’allentamento o l’aggravio delle strozzature, oppure le interruzioni della catena di approvvigionamento, diverranno quindi il fattore dirimente di tali stime se coerenti o forse per il prossimo anno troppo ottimistiche.

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Supply chain disruptions


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