1 febbraio 2018
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Trump rilancia sull’economia

 

Con il suo primo discorso sullo Stato dell’Unione, Donald Trump ha cercato di rappresentare non solo il percorso fin qui svolto dalla sua amministrazione con la sottolineatura dei passaggi più importanti (‘straordinari successi conseguiti’) come l’approvazione della riforma fiscale e l’abolizione dell’Obamacare, ma ha voluto rilanciare sull’espansione del paese attraverso un programma di investimenti infrastrutturali di 1500 mld di $ ‘imprescindibili’ allo sviluppo degli Stati Uniti. Nel suo messaggio, da un punto politico, Donald Trump ha voluto convincere democratici e repubblicani ad un confronto aperto sui temi caldi: immigrazione, sicurezza, lavoro e rinegoziazioni nel commercio estero.

Corporate Tax: impatto dal taglio

Gli analisti finanziari si chiedono se lo scetticismo sulla spinta programmatica di Trump sia un limite alle stime che oggi sono incorporate nei mercati finanziari e che potrebbero essere sottostimate dalla potenzialità di un risultato che l’amministrazione statunitense di fatto sta istruendo. La riforma fiscale metterà nelle tasche dei lavoratori già nel 2018 un risparmio di imposte sostanzioso, che potrebbe raggiungere nella classe media il 5 - 6% e oltre il 3% del reddito disponibile complessivamente. Anche sul piano del taglio della Corporate Tax, dal 35 al 21%, la maggior parte degli economisti è rimasta piuttosto prudente alzando solo marginalmente l’impatto sulla crescita economica nei prossimi anni, ritenendo questa misura troppo circoscritta alle scelte aziendali, nello stabilire le modalità di riallocazione dei flussi derivanti.  

Mercati finanziari

Da inizio anno sia i listini azionari statunitensi che i rendimenti dei Treasury sono aumentati in modo straordinario; ci si chiede se questo possa continuare a lungo. Secondo alcuni analisti ci sono ragioni statistiche storiche che potrebbero aiutarci a dare una risposta. In primo luogo il livello dei tassi reali non coinciderebbe con un livello massimo delle valutazioni azionarie. Normalmente il picco azionario vede tassi reali in media a 350bps, mentre oggi sono addirittura negativi a -0,3%; infatti il picco azionario è sempre giunto in occasione di alti tassi di interesse ed alta inflazione. In secondo luogo, sebbene i multipli P/E siano sopra la media storica, il raffronto tra rendimenti azionari e Treasury 10y vede nei dati del mese scorso, il rendimento degli utili dell’indice S&P500 pari a 4,6% ovvero 215 bps sopra il rendimento del decennale del Tesoro e 130 bps sopra il rendimento aggregato dei titoli obbligazionari societari. In termini di valutazioni relative comunque gli analisti segnalano che, visto il buon andamento del ciclo economico e la diminuzione del rischio politico in Europa, ci si possa attendere una sovraperformance del mercato azionario europeo rispetto a quello statunitense, ed anche dei titoli azionari internazionali in generale.

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Capital Market Outlook


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