21 luglio 2020
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Accordo UE sul Recovery Fund

 

La pressione dei paesi più rappresentativi, Germania, Francia, Spagna e Italia, ha prevalso sulla resistenza di molti rappresentanti contrari (paesi Frugali e & - Paesi Bassi, Svezia, Austria, Danimarca, Ungheria, Finlandia) non solo all’iniziativa che prevede ‘sovvenzioni’, 390 mld Euro a fondo perduto e 360 mld Euro di prestiti per complessivi 750 mld Euro, ma anche sulle modalità di approvazione dei progetti finanziabili ed il controllo delle somme erogabili. L’opposizione, rappresentata in prima persona dal leader olandese Mark Rutte e pienamente condivisa da altri leader, ha da sempre chiesto condizioni più stringenti su importi e controllo, soprattutto per un bilanciamento tra l’impegno diretto ad approvare riforme strutturali e gli interventi di sostegno, tema che nulla aggiunge alla discussione se non una maggiore burocratizzazione del progetto, visti che ci sono condizioni già previste per i finanziamenti dell’UE a progetti di investimento locali.  

Bilanciato dai Frugali

L’accordo è di importanza straordinaria perché pone al centro un obiettivo dei paesi dell’Unione Europea di contrasto alla crisi pandemica, in gran parte superata o almeno sotto controllo, ma soprattutto alla crisi economica che vede un calo stimato del GDP nell’area Euro per l’intero 2020 dell’8,7% (studi della BCE - Banca Centrale Europea). La negoziazione ha lasciato spazio ai paesi Frugali di ottenere ulteriori riduzioni nei conferimenti (rebates: l'Olanda passa da 1,576 a 1,921 miliardi, la Svezia da 798 milioni a 1,069 miliardi, l'Austria da 237 a 565 milioni, la Danimarca da 197 a 377 milioni; la Germania ha preferito restare ferma a 3,671 miliardi l'anno). Sebbene l’arma del ‘paradiso fiscale’ nella trattative con il leader olandese fosse già stata sfoderata, i Paesi Bassi incassano un'altra richiesta esattamente all’opposto: un aumento della quota dei dazi doganali per merci verso la Ue dal 20 al 25%. Infine, è stato fissato il bilancio 2021-27 con un tetto massimo per i prossimi sette anni di 1074,3 miliardi.

Le positività

Tre importanti punti da sottolineare; a) le emissioni di titoli a carico dell’Unione Europea, per il finanziamento del Recovery Fund, aprono definitivamente la strada verso una mutualizzazione del debito pubblico comunitario, b) indipendentemente dall’utilizzo di ogni singolo stato, i progetti avranno un valore per l’intera UE, a partire dagli investimenti ‘Verdi’ per almeno un 30%, infrastrutture digitali, salute e scuola; c) attorno al progetto Merkel – Macron si è costruita una consapevolezza più matura sul ruolo delle istituzioni europee e della loro importanza sul bilancio dei singoli paesi, così come lo è stato per gli interventi monetari della BCE. Per quanto riguarda i flussi in favore dell'Italia, le stime vedono complessivamente 208,8 miliardi dal Recovery Fund, molti più dei 172,8 della proposta della Commissione Europea, con un calo dei sussidi da 81,8 a 81,4 miliardi, e una quota di prestiti molto più alta, da 90,9 a 127,4 miliardi.

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