30 settembre 2021
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Banche Centrali in focus

 

Le banche centrali rimangono al centro dell’attenzione degli investitori che vedono nella ripresa economica una variabile capace di cambiare in modo sostanziale i programmi di acquisto titoli. A questo si aggiunge una particolare attenzione alle vicende statunitensi che hanno visto da un lato l’uscita di due componenti apicali, ma anche un attacco alla fiducia verso il presidente Jerome Powell. Le ragioni vedono due membri della FED rassegnare le dimissioni in seguito a negoziazioni non autorizzate di titoli nel 2020; Robert Kaplan, ex Goldman Sachs, ha lasciato il ruolo di responsabile della Federal Reserve di Dallas, così come Eric Rosengren, a capo della Fed di Boston. Jerome Powell aveva ordinato un controllo in ordine alle regole etiche che proibiscono conflitti di interesse nella compravendita di titoli da parte di partecipanti ai comitati e ai dipendenti della banca centrale.

Esame Powell per il rinnovo

Intanto la senatrice democratica Elizabeth Warren ha criticato il presidente della Federal Reserve Powell per i suoi precedenti sulla regolamentazione finanziaria auspicandone l’uscita e definendolo un ‘uomo pericoloso’ (dangerous man to head up the Fed). Il mandato di Powell alla FED terminerà all'inizio del 2022 ed è in corso la valutazione dell’amministrazione Biden per la sua riconferma. Powell, repubblicano, era stato nominato nel consiglio dei governatori della banca centrale da Barack Obama e promosso alla presidenza FED da Donald Trump. La tensione nel board della politica monetaria potrebbe aumentare la volatilità del mercato; il Treasury decennale statunitense è tornato a superare il rendimento dell’1,5% a fronte di un leggero rafforzamento del dollaro.

La BCE silenzia il PEPP

Le due attività di acquisto della banca centrale europea vedono da un lato l’ormai consolidato Asset Purchase Program (APP), introdotto nel 2014 da Mario Draghi per rafforzare la politica dei tassi di interesse negativi e contrastare speculazioni al ribasso sui governativi periferici. L'APP acquista 20 miliardi di Euro al mese e non ha una scadenza prefissata. Il secondo intervento è il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), deliberato nel marzo dello scorso anno per contrastare i rischi causati dalla pandemia Covid con l'obiettivo principale di mantenere ‘condizioni di finanziamento favorevoli’. Il ritmo di acquisti è variato nel tempo, fino agli attuali 80 miliardi di euro al mese, anche se nel terzo trimestre si è notata una moderazione, così come si presume per il quarto trimestre 2021. Vista la caratteristica di emergenza, il PEPP è destinato a durare solo finché la pandemia condizionerà la ripresa economica e il percorso di inflazione.

Meno PEPP più APP

Gli analisti, vista la variante delta del coronavirus e un’economia migliorata negli ultimi mesi, ritengono che entro la riunione di dicembre la BCE abbia le informazioni sufficienti per confermare una chiusura del programma il prossimo marzo. Le indicazioni di stima suggeriscono un livello di produzione nei prossimi trimestri vicino ai dati pre-pandemia, l'output gap in chiusura nel 2023 e un tasso di inflazione core all'1,5% sempre nel 2023. Una cautela è dovuta alla forte accelerazione dell’indebitamento pubblico, le nuove emissioni di governativi in netto aumento e il relativo assorbimento del mercato. Il solo APP mensile di 20 mld Euro potrebbe risultare limitato con la chiusura del PEPP; per non spaventare il mercato obbligazionario gli analisti si aspettano che la BCE proponga un aggiustamento graduale nel 2022 con acquisti flessibili tra 40 e 50 miliardi di Euro al mese.

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