28 ottobre 2021
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Categorie: Global Allocation
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Banche Centrali vs Investitori

    

Uno dei fattori di maggiore attenzione degli operatori finanziari, per questa ultima parte dell’anno, domina ante tempus l’atteggiamento restrittivo delle Banche Centrali e la loro volontà di comprimere l’espansione monetaria promossa durante le crisi pandemica. Sono in effetti almeno due le forze che il rialzo degli indici azionari ha impattato sull’asset allocation degli investitori: il primo riguarda l’aumento strategico del peso dei risky asset, rispetto all’obbligazionario, cresciuto anche per le ottime performance; la seconda riguarda i ritorni attesi dopo il forte aumento dei rapporti di valutazione P/E fwd 12m. Secondo gli analisti sarebbero stati soprattutto gli investitori privati ad influenzare le più recenti dinamiche di mercato, sottostimando i rischi di mercato sotto l'impulso di FOMO (fear of missing out), ‘rimanere fuori’ dal rally azionario; secondo gli strategist di portafoglio gli investitori starebbero sottovalutando il prossimo restringimento della liquidità di sistema e il conseguente inasprimento delle condizioni finanziarie.

Riduzione degli acquisti FED

Gli analisti restano convinti che al termine della riunione di politica monetaria del 3 novembre, la Federal Reserve statunitense annunci l'inizio del tapering, mentre la Bank of England (BoE), che si riunirà il giorno successivo, potrebbe addirittura aumentare i tassi di interesse, o comunque dichiararne un imminente aumento. È quindi probabile che la Fed possa iniziare a breve a ridurre i suoi acquisti di asset, abbassando il ritmo mensile di 20 o anche 30 miliardi$ al mese progressivamente fino al prossimo giugno, rispetto agli attuali acquisti di 120 miliardi $ al mese. Il Tesoro degli Stati Uniti sarà inoltre autorizzato a riavviare l'emissione di debito in seguito alla revoca del tetto del debito federale, tema che potrebbe drenare fino a 720 miliardi di dollari dal sistema. La sensibilità del mercato di rischio potrebbe inoltre includere i potenziali aumenti della tassazione, promossi dall’amministrazione Biden, in aggiunta alla risalita dei costi più elevati per l’energia, materie prime e salari del personale, fattori incidenti sui profitti societari.

Volatilità

Secondo questo scenario gli investitori dovrebbero resistere alla tentazione di inseguire la corsa degli indici azionari guidati dalla liquidità, considerando una maggiore attenzione a dati economici fondamentali, come l’inflazione, e processi di crescita degli utili. Tra i suggerimenti degli strategist statunitensi risulta il ribilanciamento dei portafogli, mantenendo un orientamento su stile Value, titoli Ciclici e un maggior peso alla diversificazione internazionale dove il livello di P/E fwd 12m è più competitivo. Poiché il supporto monetario straordinario è stato un sostegno fondamentale per i mercati finanziari, un calo preannunciato del supporto significherebbe un percorso probabilmente più instabile, segnato da sbalzi di volatilità. Dobbiamo comunque sottolineare che in una visione di medio termine, anche dopo l'inizio della ‘normalizzazione’ la politica monetaria rimarrà accomodante per un tempo prolungato: i tassi di interesse rimarranno bassi anche dopo che le banche centrali inizieranno a ridurre gli acquisti. Dal punto di vista delle obbligazioni governative, il recente movimento di ricalibrazione non nasconde le attese che il tasso ufficiale degli Stati Uniti rimanga inferiore all'1% per i prossimi diciotto mesi: una misura che storicamente rimane di espansione.

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Next Stop ... Policy Normalization


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