17 luglio 2018
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Categorie: Global Allocation
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Cina in focus

    

La prolungata discesa del listino azionario di Shanghai (-15% ytd) e la recente svalutazione della divisa cinese hanno posto una seria riflessione agli investitori internazionali che in larga parte avevano aumentato le loro esposizioni dopo l’ingresso di alcune azioni cinese negli indici di mercato MSCI world quale benchmark di molti portafogli di investimento. Il processo di internazionalizzazione del mercato finanziario cinese, di fatto avviato con l’ammissione della valuta yuan nel paniere del FMI che determina il valore degli Special Drawing Rights (Sdr), ha visto nell’inserimento di A-Shares (234 azioni) negli indici MSCI di Morgan Stanley una conferma del ruolo finanziario della Cina. Sempre di più gli investitori istituzionali sono convinti che le azioni cinesi non siano solo ‘un di cui’ del mercato emergente, ma una storia credibile unica dell’economia mondiale.

Economia come da attese

Sebbene i dati macroeconomici siano in linea con le stime del governo di Pechino (2Q18 GDP +6,7%), è evidente che le circostanze da valutare con attenzione riguardino soprattutto l’aspetto relazionale con gli Stati Uniti, dopo la pretesa di Trump di imporre dazi doganali su 50 mld$ di importazioni di beni cinesi e la pronta reazione per pari importo di Pechino; ora Trump sembra rilanciare fino a 200 mld$. L’escalation di una guerra commerciale promossa dall’amministrazione Trump risulta indirizzata non solo alla Cina, ma a tutti i paesi esportatori in USA, portando incertezza sulle prospettive di crescita economica globale. Il FMI ha in effetti abbassato le stime di sviluppo sia per l’anno in corso che per il 2019. Sul tema della valuta cinese gli operatori finanziari rimangono convinti che dopo l’attuale svalutazione la banca centrale PBoC creerà un supporto alla divisa per non generare fuoriuscite di capitali finanziari ed evitare un progressivo disimpegno degli operatori esteri.

Listino azionario cinese

Riguardo all’indice azionario, i gestori sono concordi che l’attuale ribasso sia associato ai timori che la guerra commerciale possa continuare la sua escalation incidendo sugli utili delle aziende quotate.  Secondo gli economisti in realtà i dazi applicati dagli USA alle importazioni dalla Cina avrebbero un impatto relativamente basso; se infatti venisse stimata un’imposta media del 10% su 200 miliardi$, pari al 40% delle importazioni statunitensi dalla Cina, il GDP cinese si vedrebbe scendere nell’ordine di circa lo 0,2%, dato che le importazioni degli Stati Uniti rappresentano circa il 3% dell’intero prodotto interno lordo cinese. Forse il timore maggiore potrebbe invece riguardare il sentiment degli operatori e l’impatto degli indici di fiducia, temi di risk aversion. A distanza di un anno i multipli di valutazioni sembrano tornati a livelli interessanti, infatti il P/E fwd12m dell’indice MSCI China è passato da 12,6x a 11,6x; sebbene quindi ci sia attenzione a quanto potrà succedere a breve, in una visione di più lungo termine gli investitori istituzionali sono in cerca di un entry point.

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China assets hit by trade talks

 


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