18 dicembre 2020
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Commodity Outlook 2021

 

Dopo il 2010, con un continuo rallentamento della corsa economica cinese, si è avuta una prima revisione del cosiddetto ‘superciclo’ delle materie prime, tema ormai da tempo superato. Rimangono i presupposti della ciclicità economica caratterizzare le previsioni dei prezzi delle materie prime rispetto alla disparità temporale tra domanda e offerta. Per quanto attiene ai portafogli di investimento le commodity, in senso generale, venivano segnalate come attività da sovrappesare nella fase più matura del ciclo, quando il picco di business ipotizzava il timore di inflazione. La retorica del ‘new normal’ ha però finito per giustificare un’inflazione in continua riduzione, argomento che ha agevolato le banche centrali nel porre in essere politiche monetarie ultra espansive. Infine il Coronavirus che ha dato ragione ad una mutazione repentina dei mercati: da un lato la caduta del petrolio (addirittura con un temporaneo valore del future negativo), dall’altra la risalita dell’oro, come ‘valuta’ di riserva in una fase di crisi globale. In questo quadro, ancora confuso, vanno analizzati gli spazi prospettici per il prossimo anno, almeno di fronte ad uno scenario orientato ad una netta fase di ripresa economica e riapertura sociale, sostenuta dalla pianificazione vaccinale anti Covid.

Energy vs Gold

Se il 2020 ha visto le due più importanti commodity, oro e petrolio, andare verso direzioni opposte, le recenti indicazioni sul vaccino hanno riportato attenzione al settore Energy e prese di beneficio sulle componenti dei Metalli preziosi. Da inizio anno il WTI future sul petrolio americano, è passato da 61$b agli attuali 48$b con un calo di oltre il 20%, toccando un valore intermedio negativo di -37$B il 20 aprile 2020 per effetto dei costi di stivaggio in piena pandemia. Sulle prospettive future ci sono due variabili importanti da valutare: la prima riguarda la ripresa economica, la riaccelerazione delle attività produttive e gli spostamenti alla luce dell’efficacia del vaccino anti Covid, la seconda, una politica di offerta più attenta da parte dei produttori con un prossimo monitoraggio mensile dei consumi. Ambedue le motivazioni sembrano proporre un ulteriore apprezzamento del greggio, mediato comunque dalla svolta ‘green’ che vede i governi coinvolti nei Recovery Fund. All’opposto la quotazione dell’Oro è passata da 1529 $oz di inizio anno agli attuali 1880 $oz (+23%), con un massimo a 2036 $oz di inizio agosto. Le prospettive a breve termine per il metallo giallo restano improntate verso valori di ripresa soprattutto in alternativa a stime che mirano ad un dollaro ancora debole nel 2021, politiche monetarie ultra espansive prolungate e timori di momentanea inflazione per problemi di dislocazione tra domanda e offerta. Meno chiare le prospettive di Gold a medio termine, in funzione di quando le banche centrali torneranno ad una normalizzazione dei rendimenti dei titoli sovrani.

Metalli industriali

Nelle recenti settimane i metalli di base hanno goduto di una ripresa molto forte dai minimi causati nella prima parte dell'anno dal Coronavirus: i prezzi sono ormai tornati al di sopra dei livelli pre-COVID-19. Indubbiamente la motivazione centrale è derivante dalle dimensioni del settore per la dipendenza dalla Cina, dove l'attività industriale ha avuto una forma a V ed è rimbalzata più che altrove. Le iniziative di stimolo cinesi hanno coinvolto le infrastrutture, coincidendo con interruzioni dell'approvvigionamento e al lento ritorno alla normalità soprattutto in America Latina, con evidenti dinamiche di deficit. In una fase ancora incerta i metalli di base hanno invece suscitato un notevole ottimismo, agevolando un posizionamento speculativo atto ad anticipare i pacchetti di stimolo di Eurozona, Giappone e Corea, ma anche degli Stati Uniti una volta sbloccata l’impasse politica. Rispetto alle singoli componenti esistono comunque divergenze all'interno del settore in considerazione delle porzioni considerevoli di stimoli fiscali; pensiamo agli obiettivi green per energie rinnovabili, efficientamento energetico immobiliare, aumento dei device tecnologici e crescita strutturale dei veicoli elettrici: per questi obiettivi si avrà una domanda continua di rame e alluminio. Determinanti saranno quindi l’ammontare delle risorse dedicate ai nuovi progetti e ai tempi di realizzazione. In conclusione le aspettative vedono quindi i prezzi dei metalli di base ben supportati per il 2021, anche se i rialzi dai livelli attuali saranno più modesti e proporzionati alla ripresa. Le opportunità potrebbero apparire su debolezze temporanee del mercato, da utilizzare come potenziali punti di ingresso.

Soft Commodity

E’ interessante notare che finalmente i mercati dei prodotti agricoli hanno lasciato il loro trend ribassista pluriennale e inanellato un rimbalzo significativo tra cereali, semi oleosi e altre principali soft commodity. Le motivazioni vedono ancora una volta la Cina che ha incrementato gli acquisti di prodotti agricoli per sostenere l’accordo commerciale di Fase1 con gli USA, aumentato l’allevamento interno di animali e relativa domanda di mangime. Inoltre il clima non si è dimostrato favorevole con una netta riduzione delle colture dell'emisfero settentrionale nel raccolto autunnale, e notevoli ritardi nella semina in America Latina con possibili limitazioni all’esportazione ad inizio del 2021. Infine la debolezza del dollaro ha reso concorrenziali i prezzi per i consumatori non residenti Usa. Le conseguenze di questi fatti vedono una disponibilità delle principali colture più ristretta nel breve e attese per prezzi medi più elevati ad inizio del prossimo anno; la situazione tenderà comunque a normalizzarsi. In effetti, secondo gli analisti, i cicli delle colture risultano più brevi da implementare rispetto ad altre materie prime; a fronte di margini migliorativi gli agricoltori sono pronti ad aumentare le superfici coltivabili e ad aumentarne l’offerta. Il Covid ha comunque determinato una divisione nel 2020: risultati negativi si sono avuti per la domanda di biocarburanti, zucchero, mais, olio di soia. Al contrario la domanda ha avvantaggiato frutta, carne, caffè, cacao e latticini. Le catene di approvvigionamento globali si sono dimostrate resilienti; la ripartenza degli scambi nella seconda metà del 2020 ha aiutato in realtà molti mercati a recuperare la maggior parte se non tutto il terreno perso.

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