5 febbraio 2018
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Correzione sui mercati finanziari

 

Con la riapertura dei mercati finanziari, dopo il marcato ribasso degli indici statunitensi nell’ultima seduta della scorsa settimana, gli operatori si stanno chiedendo quali potrebbero essere le variabili da ricontrollare e capaci di generare un netto segnale di inversione di tendenza dopo la lunga serie di record positivi degli indici Usa. La domanda più formulata in questi casi è abbastanza conosciuta: Correzione salutare, quale opportunità di acquisto, o inizio di un bear market? Sembra evidente che a tirare le fila della Risk Aversion possa essere ancora una volta la borsa Usa. I fattori controllati dalle analisi di sintesi non sembrano trovare ancora la conferma di un mercato ‘Orso’, il ribasso di una sola seduta è ancora difficile da leggere, anche se non possiamo nascondere che i mercati azionari sono stati particolarmente brillanti negli ultimi due anni, anticipando in pieno l’ottimo andamento degli utili aziendali e della ripresa economica sincronizzata.

Pesa la caduta dei Treasury Usa

A fare da riferimento agli analisti finanziari ci sono tra gli altri cinque fattori chiave la cui combinazione potrebbe far scattare il segnale di un mercato ormai maturo e vicino alla correzione: Valutazioni azionarie, Indicatori ISM, Mercato del Lavoro, Inclinazione della curva dei tassi/rendimenti e Tasso di Inflazione Core. Di questi cinque fattori quelli rimasti più indietro sono quello dei rendimenti e l’inflazione; la FED ha sì iniziato un programma di restringimento, forse anche in modo troppo graduale, ma in effetti i segnali derivanti dalla inflazione non sono così preoccupanti da richiedere interventi straordinari se non quelli già pianificati e controllati dal FOMC, il comitato esecutivo della banca centrale statunitense. In verità il rendimento dei Treasury decennali ha posto in essere un rialzo inaspettato in queste prime settimane del 2018 con incrementi di oltre 40 bps.

Il benchmark rimane Wall Street

La crescita economica negli Stati Uniti è solida e andrebbe a confermare la buona tenuta dei profitti societari, anche in relazione al sostegno fiscale introdotto dall’amministrazione Trump. Gli utili sull’S&P 500 sono passati da 118,10$ nel 2016, a 131,4 $ nel 2017 (+ 11%) e sono attesi per il 2018 intorno a 150,1 $ con un progresso ancora di poco superiore all’11 per cento. Il rapporto prezzo-utili prospettico a 12 mesi è salito a 18,4x (P/E fwd12m) e si sta avvicinando a quella soglia psicologica di 20x, distante dalla media degli ultimi 25 anni pari a 16 volte. E’ evidente che l’aumento dei rendimenti sul governativo decennale incide sull’equity risk premium (ERP) indicando un minore vantaggio nel detenere azioni molto salite di prezzo rispetto ad obbligazioni che iniziano a rendere di più. Secondo questa analisi, con rendimenti dell’UST decennale oltre il 3,5% la situazione diventerebbe allarmistica per i listino azionario. Riguardo alle opportunità è il momento dei gestori attivi e dello stock picking con analisi puntuali sulle singole società.

Leggi l’intervista a Corrado Caironi (PLUS Sole24Ore) e la ricerca selezionata da R&CA cliccando sui seguenti link:

Intervista su PLUS Sole24Ore del 20 gennaio 2017

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