23 ottobre 2020
Inserito da:
0
Debiti pubblici in salita

 

A sparigliare le carte sono bastati i pochi mesi di lockdown della crisi pandemica che hanno costretto i governi ad interventi di contrasto per tappare le falle del blocco di servizi, buona parte del sistema produttivo e l’impennata della disoccupazione. Con la pesante caduta del ciclo economico, il piano condotto dalla banche centrali si è orientato sostanzialmente al controllo della liquidità e al corretto andamento dei mercati finanziari in attesa degli interventi di politica fiscale dei governi centrali. Oltre al supporto finanziario istituito dagli istituti di credito, aperture di credito e sospensione delle rate di pagamento, si è attuato un deciso sostegno governativo, con copertura d’urgenza, per agevolare non solo il settore sanitario, ma l’intero assetto sociale a garanzia della sostenibilità e sicurezza di tutta la popolazione coinvolta nell’espansione del virus. I deficit fuori controllo del bilancio pubblico implicheranno in ogni economia un aumento del rapporto debito pubblico/GDP in modo sostanziale e probabilmente in aumento, vista l’estensione della pandemia. Ovviamente le indicazioni negative sono su ambedue i dati del rapporto, che vedono la crisi recessiva comprimere i GDP, oltre che ad aumentare i debiti.

Stati Uniti

Il processo di deterioramento del debito pubblico statunitense era già in corso; ad inizio anno il Congressional Budget Office (CBO) stimava un deficit del 4,6% del GDP per l’intero 2020 e una stima del debito fino all'81% del GDP. La pandemia ha molto peggiorato la stima che vede nell’anno in corso rispettivamente deficit del 16%, e debito al 98% del GDP. E’ peraltro evidente che l’amministrazione vincente dopo le elezioni presidenziali dovrà mettere un freno all’espansione del debito e a piani di rientro in parametri più ragionevoli. Mentte non si hanno particolari previsioni da Trump, le recenti indicazioni vedono Biden proporre un aumento delle imposte pari a 4.000 mld$ a fronte di nuovi piani di spesa ed investimento pubblico: prospettiva alquanto insolita in un’economia abituata ad avere percentuali limitate di spesa pubblica e altrettanto di tassazione. Trump si era comunque imposto per una riduzione delle tasse, ora sotto la media standard: oggi inferiore dello 0,5% rispetto alla media a 20 anni. Risulta comunque necessaria una ripresa solida del GDP in un ciclo di sviluppo sostenibile; una crescita persistente a lungo termine rimane il fattore chiave per la riduzione del debito. Storicamente gli analisti sottolineano che dal 1991 un 1% di aumento della crescita economica ha eroso lo stock di debito di poco più dell'1%, in aiuto del saldo primario di bilancio. Dopo una impennata del deficit la strada dovrà rivedere i nuovi processi di riequilibrio del debito.

Area Euro

La Germania ha il livello di debito sul GDP più basso dei paesi sviluppati europei con una stima del 76%; una storia di gestione prudente del livello di debito pubblico e obiettivi di avanzi primari superiori al 2% in 9 degli ultimi 13 anni. La combinazione di bassi livelli di interesse e aumenti limitati del debito dopo la crisi finanziaria e oggi durante la pandemia, richiedono un buffer fiscale inferiore rispetto ad altri paesi. Le stime vedono la Germania proiettata ad un rapporto di debito/GDP sotto il limite di Maastricht del 60% entro la fine di questo decennio.  Questo background stabile non è pero condiviso in tutta l’area Euro. In Spagna rimangono problemi politici che vedono difficoltà nell’attuare riforme strutturali e nel risanamento di bilancio a lungo termine. Ciò potrebbe rivelarsi un rischio per le prospettive del debito a lungo termine della Spagna, in particolare per la riforma delle pensioni. Le stime vedono un rapporto debito su GDP sopra il 100% a fine anno. Anche la Francia ha aperto rischi simili sul fronte sanitario. Il governo rimane solido, con le elezioni solo nel 2022 e una stretta fiscale preventiva. Nonostante l’amministrazione sia riuscita a far passare la controversa riforma del mercato del lavoro, rimane indietro sulle riforme pensionistiche tema più difficile. Da tempo ormai la Francia non genera avanzi primari molto al di sopra dell'1% del GDP negli ultimi decenni. Le proiezioni vedono anche per l’economia del paese una rapporto Debito/GDP sopra il 100% e una necessaria programmazione di riduzione del debito.

Italia

Per l'Italia si è intrapreso un percorso di revisione politica da parte delle autorità fiscali della zona Euro che con la pandemia ha portato a beneficiare in primis della politica di mutuo sostegno fiscale programmate a vantaggio di tutte le economie della zona euro colpite dal Covid-19, con ricadute positive sui partner commerciali. Il programma SURE dell'Eurozona, che contribuisce al sostegno all'occupazione, e il Recovery Fund nel programma Next Generation EU (NGEU), contribuiscono entrambi a spostare il peso del sostegno fiscale dai singoli paesi. Gli interventi concertati e finanziati centralmente aiuteranno i governi a fornire un sostegno fiscale ottimale, riducendo il rischio di bassa crescita per i paesi economicamente più vulnerabili. Nonostante il forte aumento del rapporto Debito/GDP previso oltre il 160% nel 2020 e la distanza delle emissione di sovvenzioni previste dal 2021, con un picco tra il 2023 e il 2024, il livello dello spread BTP/BUND è in fase di riduzione con il rendimento del decennale italiano sotto 0,8%. Il progetto europeo deve fare comunque un significativo passo avanti nei prossimi mesi per contribuire a garantire una risposta fiscale più convincente alla recessione.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

Individual government challenges and the Covid-19 debt surge


Commenti
trackback:
Condividi
Cerca
 
Aziende in evidenza
R&CA - Research & Capital Allocation
Fidelity
iShares
J.P.Morgan Asset Management
AB Global
Axa Investment Managers
UBS Global Asset Management
Pioneer Investments
Schroders
24OREFORMAZIONE|EVENTI – Il Sole 24 ORE
MORNINGSTAR
Aberdeen Asset Management
Invest Banca Spa
University Campus
Categorie