28 giugno 2019
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Draghi e il Bazooka BCE

 

La riconoscenza della comunità europea al governatore della Banca Centrale Europea si è evidenziata nell’incontro a Sintra in Portogallo dove i politici presenti si sono alzati per una standing ovation a Mario Draghi come conferma per l’eccellenza del lavoro fatto e delle decisioni che hanno guidato l’autorità di controllo monetario in un periodo sicuramente difficile. Dopo le parole di Jens Weidmann della Bundesbank che hanno elogiato Draghi per l’efficacia dei suoi strumenti, persino il presidente Usa Donald Trump ha parlato di Draghi come persona capace che vorrebbe alla FED. Sebbene manchino solo tre riunioni alla chiusura del suo mandato sembra che Draghi non voglia lasciarsi scappare un ultimo intervento in una fase di mercato che vede nell’area Euro una particolare incertezza.

Dubbi sull’economia dell’Euro

I segnali più forti arrivano dalla debolezza economica nell’Eurozona che lasciano intravedere una difficile ripresa nella seconda parte dell’anno, così come era invece stata prevista dagli economisti. I dati sia di fiducia che di trend offrono un quadro statico con un evidente rischio di ulteriore discesa. A preoccupare gli operatori si devono aggiungere i problemi geopolitici aperti che riguardano la Brexit, il prolungato calo del settore manifatturiero in Germania, un’inflazione core poco reattiva all’aumento dell’occupazione, l’impatto di una guerra commerciale tra Cina e Usa e la procedura di infrazione dell’Italia. La situazione incerta ha visto la corsa verso gli acquisti di Bund con il rendimento del decennale passato da + 0,25 ad inizio anno è precipitato all’attuale – 0,33%.  

Prospettive di intervento

Secondo gli analisti la BCE potrebbe cambiare la sua politica nella riunione di settembre in occasione di una revisione dei dati sui trend macroeconomici. Nel caso di uno scenario negativo gli interventi potrebbero rivedere i tassi di deposito con un calo di 10 bps e una riapertura del programma di acquisto titoli di 30 mld Euro al mese (eventuale aumento a 60 Mld da dicembre). Tra le iniziative più attese ci sarebbe la possibilità di aumentare l’attuale limite  di acquisto per singolo emittente (Issuer Limit) dal 33% al 45% per titoli in scadenza tra 1-30 anni, e il limite per singola emissione (Issue Limit) fissato al 25% del totale nominale al 35%. Si deve inoltre ricordare che è già stata prevista la partenza a settembre del TLTRO III, strumento indispensabile per le banche commerciali per usufruire di costi di finanziamento estremamente contenuti. Una politica che torni ad utilizzare strumenti non convenzionali non può che riattivare fiducia nei risky asset europei; è peraltro chiaro che se lo stato dell’economia dovesse mostrare segni di una ripresa positiva il Bazooka  della BCE potrebbe dimostrarsi eccessivo e riposto tra gli attrezzi a disposizione in attesa della nomina del nuovo governatore.

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Draghi’s last shot


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