16 ottobre 2019
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EUR/USD prove di resistenza

 

I segnali contrastanti sul trend del dollaro sono tornati a sorprendere gli operatori che vedevano il biglietto verde perdere quota rispetto all’Euro, mentre i dati odierni risultano ben lontani dalle previsioni; ad inizio anno il tasso di cambio EUR/USD negoziava a 1,1465 con un Consensus degli analisti a fine 2019 tra 1,2 e 1,25. Oggi il rapporto negozia a 1,1020, dopo un minimo per l’Euro di 1,0899 del 30 settembre scorso. Dobbiamo anche ricordare due importanti picchi negli ultimi tre anni: 1,0451 del 12 dicembre 2016 e 1,2463 del 29 gennaio 2018, limiti che continuano a definire le bande di un range troppo distanti tra loro, ben oltre il 20%. Ma quali sono le prospettive per i prossimi mesi?

Valutazioni relative sui fondamentali

I dati a tre anni mostrano alcuni periodi di forte volatilità del rapporto di cambio, mentre altri di sostanziale stabilità. Gli analisti hanno dimostrato che i dati macro fondamentali, che tendono a regolare i tassi di cambio, si sono mossi in modo diverso dalle attese giustificando l’apprezzamento del dollaro rispetto alla sua svalutazione. In primo luogo i tassi di crescita economica. L’area Euro ha visto durante l’anno una continua revisione al ribasso dei tassi di sviluppo, a differenza di un GDP statunitense in tenuta e con una discesa continua della disoccupazione; anche sui tassi di inflazione le prospettive in Europa di raggiungere il target della BCE del 2% sono parse sempre meno possibili. La politica monetaria dell’area Euro e statunitense ne ha marcato la differenza, tanto che il differenziale dei tassi e dei rendimenti delle due curve hanno continuato ad allargarsi nonostante il cambio di atteggiamento della Federal Reserve; l'accentuarsi dei rendimenti negativi sull’intera curva dei governativi tedeschi è stata per molti imprevedibile.

Politiche economiche e fiscali

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è parsa invece neutrale compensata dai vantaggi fiscali di Trump. L’aumento delle tensioni commerciali non ha portato impatti sostanziali al cambio Eur/USD, se non invece alla rapida svalutazione dello Yuan cinese. Le analisi statistiche hanno dimostrato che a livello storico il dollaro tende a rivalutarsi quando l'economia americana sovraperforma le altre economie e durante un rallentamento globale sincronizzato, così come rappresentato quest’anno. Secondo questi dati il dollaro si indebolisce in modo significativo solo in uno scenario di crescita globale sincronizzata. La politica espansiva della FED, e lo stimolo monetario che progressivamente la FED potrebbe mettere in campo, dovrebbe quindi vedere un dollaro più debole ma non nel breve termine.

Impatto sull’indice azionario

Risulta evidente che il rafforzamento del dollaro, le distorsioni commerciali causate dai dazi, l’aumento dei costi di produzione e più in generale il rallentamento economico segnalato dagli indici PMI siano sintomi di un prossimo consolidamento delle valutazioni societarie. Le prospettive del terzo trimestre sembrano indicare una contrazione dei profitti per le società dell’indice S&P500 di circa il 4,5%. Sono invece ottimistiche le valutazioni delle analisi azionarie, rispetto ai valori delle singole società, nelle indicazioni delle quotazioni obiettivo (Target Price) dei gestori di portafoglio. L’aggregazione dei Target Price elaborati dagli uffici studi, ed indicati nelle raccomandazioni degli analisti, porterebbe il valore dell’indice S&P500 a 12 mesi a 3321,32 punti ovvero più del 10% dai circa 3000 punti attuali. Per informazione dobbiamo anche segnalare quanto si siano rivelate corrette queste previsioni: negli ultimi cinque anni, la differenza media tra la stima del Target Price (valore obiettivo bottom-up alla fine del mese) e il prezzo di chiusura di 12 mesi dopo, è stata del 2,8%; negli ultimi 10 anni è stata del 2,2%, e negli ultimi 15 anni, la differenza media è stata del 9,9%, ovvero sempre un po’ ottimistica.

Leggi le ricerche selezionate da R&CA cliccando sui seguenti link:

Dollar-o-meter: Keeping firm by Nordea del 8 ottobre 2019     

Industry analysts predict a 13% price increase for the S&P 500


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