20 novembre 2019
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Categorie: Global Equities
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European Equity

  

In un sondaggio condotto durante la presentazione dei risultati per il terzo trimestre delle società appartenenti all’indice S&P500, le aziende che hanno fatto riferimento alla guerra dei dazi sono state con un numero inferiore rispetto al secondo trimestre: tra il 15 giugno al 14 agosto, erano 130 società su 500, il 29% del totale, che citavano nei loro report i termini “dazi commerciali”, mentre nei più recenti incontri sono state 113, il 13%. Nello stesso periodo l’indice ha sfondato ripetutamente i massimi storici; anche se quindi la percezione di un accordo Cina - Stati Uniti sia diventato più vicino gli analisti restano convinti che il mercato statunitense a questi livelli presenti minori opportunità rispetto ad alcuni listini internazionali. In particolare sono gli analisti degli indici europei che mostrano una certa positività.

Flussi di investimento

I temi evidenziati dagli analisti sono molti, in primis una possibile rimonta del ciclo economico. Mentre la tenuta dei Servizi ha dimostrato una resilienza per l’intera area, si sono visti alcuni segnali rassicuranti per i settori della Produzione con indici di fiducia PMI in leggera ripresa, dopo un lungo periodo di calo guidato dalla Germania. Un secondo punto riguarda il rischio politico: dopo le elezioni europee e le novità nei governi italiano e recentemente spagnolo, la conflittualità tra paesi Core e Periferici dell’area Euro sembra alquanto ridimensionata. Ancora, la redditività sembra più convincente dopo l’evidente rallentamento rispetto alle attese positive; in ripresa anche il settore bancario, pronto a nuovi ‘stress test’ con meno preoccupazione. L’atteggiamento meno positivo ha anche interessato gli strategist che hanno mantenuto un importante sottopeso sull’Europa; quest’anno, oltre la metà dei deflussi di titoli azionari a livello globale è risultato provenire dai mercati europei, nonostante le azioni europee rappresentano circa un quinto dell'indice globale. Un riequilibrio dei portafogli e una inversione di tendenza dei flussi aiuterebbe ovviamente i listini europei.

Valutazioni relative

Un sentiment più positivo sull’Europa può avere un impatto sulla performance a breve termine, ma sono le considerazioni sulle valutazioni ad essere importanti in un orizzonte a medio termine. Oggi le azioni europee mostrano uno sconto delle rispetto agli Stati Uniti; naturalmente, la gran parte di questa differenza riflette la composizione settoriale molto diversa dei due mercati. Gli attuali ratio P/E fwd 12m si trovano a 17,9x per il MSCI US, rispetto a 14,2x per il MSCI EMU. Indubbiamente molti investitori preferiscono pagare un premio più alto per titoli in rapida crescita come quelli tecnologici e brand globali importanti ad alta capitalizzazione, alla guida dei listini statunitensi. In Europa la maggiore ponderazione delle banche ha trascinato le valutazioni verso il basso e solo le prospettive di ripresa degli utili negli ultimi trimestri ha permesso una ripresa dei listini. Un ciclo economico globale ormai maturo e le variabili geopolitiche mantengono un’incertezza di fondo a cui le banche centrali stanno facendo argine ampliando le politiche monetarie espansive, che probabilmente proseguiranno anche nel prossimo anno. In Europa a fronte di rendimenti del Bund decennale negativi a – 0,40%, l'indice MSCI Europe ex UK prevede un rendimento da dividendi del 3,20%; con una attenta scelta delle società attraverso una gestione attiva di portafoglio anche l’Europa potrebbe ripresentarsi come un’alternativa di diversificazione economica.  

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Energizing Europe: Regional Markets Show Signs of Recovery


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