18 settembre 2019
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Geopolitica e Banche Centrali guidano le attese

 

Con la manovra monetaria della Banca Centrale Europea, che di fatto conferma una situazione economica anemica nell’area Euro, gli analisti si stanno interrogando sulle prospettive dei mercati finanziari allor quando i risultati sperati da Draghi dovessero in qualche modo manifestarsi, ovvero un riorientamento dell’economia e un’inflazione tendenziale verso il target del 2%. Di fatto le probabilità di ripresa non sembrano così immediate, tanto che gli operatori sono inclini a pensare che l’ingresso del nuovo presidente della BCE Christine Lagarde a novembre, rafforzerà ulteriormente i termini espansivi e aprirà un confronto politico per una presa di consapevolezza della necessità di un programma concreto di investimenti pubblici guidati dalla Commissione Europea.

La risposta statunitense

Negli Stati Uniti la ormai scontata decisione della Federal Reserve di tagliare preventivamente i FED Funds rafforza le convinzioni di un prolungato ciclo espansivo, vista anche l’offerta crescente della FED di operazioni di finanziamento REPO a favore di una maggiore liquidità a disposizione del sistema bancario americano. Il tutto anche in risposta alle critiche sollevate da Trump verso Jerome Powell per non affrontare con interventi più incisivi i sentori di rallentamento economico, dopo le decisioni espansive della BCE di Mario Draghi. Nell’ultimo trimestre il settore manifatturiero globale è stato particolarmente colpito, mentre l'indice dei responsabili degli acquisti (PMI) per l'industria manifatturiera in Usa è risalito a oltre 50 punti in agosto dopo due mesi di contrazione; i PMI non manifatturiero e dei servizi rimangono invece a livelli elevati. Il dato americano non è da sottovalutare. La discrepanza tra produzione industriale debole e PMI non manifatturieri buoni aveva già caratterizzato i timori di recessione rivelatisi falsi allarmi in periodi precedenti. Nel processo recessivo infatti, i servizi, che rappresentano circa l'85% dell'economia statunitense, si deteriorano pressoché insieme a quelli manifatturieri.

Andamento fuori gli Usa

L'unico a mantenere un impulso positivo sembrerebbe oggi solo il ‘consumatore’ statunitense. Il resto del mondo, secondo le varie situazioni, rimane cagionevole: la Germania segnala una vicina recessione; in Giappone, la stagnazione rimane diffusa mentre il governo, in confusione, risulta pronto ad aumentare l'imposta sui consumi dall'8% al 10% in ottobre; infine Cina e India vedono i consumi rallentare al crescere della guerra commerciale globale (le vendite di auto in Cina e India sono letteralmente crollate rispetto ad un anno fa). A fare da cassa di risonanza i recenti attacchi a due importanti impianti petroliferi in Arabia Saudita, che hanno bloccato più della metà della produzione petrolifera del paese e provocato una forte volatilità ai prezzi del petrolio. La situazione di stallo sembra quindi affidata alla capacità dell’economia americana di continuare a sostenere la fiducia in attesa che gli effetti della politica monetaria espansiva, ormai diffusa, possano essere evidenti nei dati macroeconomici.

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