25 marzo 2011
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Inflazione e petrolio

Il rialzo dei prezzi del petrolio e delle materie prime cominciano a preoccupare gli investitori che vedono le maggiori Banche Centrali rispondere in modo opposto ai segnali inflattivi. La risposta netta di aumento dei tassi di interesse della Banca Centrale Europea ha lasciato intravedere non solo un intervento al rialzo dei prezzi, ma una maggiore visibilità della capacità dei paesi centrali e del nord di intraprendere un cammino di “ri-occupazione” e di crescita economica, e forse il coinvolgimento dei paesi periferici.

Dal canto suo la FED, concentrata nel far ripartire l’occupazione, segue una politica monetaria espansiva tanto da lasciar intendere, ove ce ne sia necessità, l’avvio di un nuovo Quantitative Easing, il terzo, nella seconda parte dell’anno. I timori che il rialzo inflattivo sui prezzi al consumo possa innescare una richiesta di aumenti salariali è per la FED ancora lontana, visto l’ampio Output Gap ancora da colmare (capacità di produzione non utilizzata). Le diverse visioni preoccupano gli Strategists di portafoglio che pur mantenendo una preferenza sull’Equity rimangono attenti ai temi inflazione, materie prime ed energia. Gli analisti stimano che gli attuali prezzi del greggio incorporino 20/25 $/bar per i "disordini" in Libia, Nord Africa e Medio Oriente. Indubbiamente uno shock del prezzo del greggio, riproiettato ai massimi del 2008 (150$/bar), aprirebbe una nuova fase del ciclo economico che potrebbe anticipare la fine di questo ciclo espansivo!

 

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Oil prices, inflation woes and central bank divergence

 

 


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