12 settembre 2018
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Inflazione e tassi di interesse

 

La crescita economica globale ha posto le basi per una ripresa dei prezzi alla produzione e al consumo. L’atteso ritorno del cosiddetto ‘pricing power’ per produttori e distributori è avvenuto in modo alquanto disomogeneo e diviso tra la vulnerabilità della domanda quanto alla variabilità dell’offerta. La crisi finanziaria e la recessione, che a macchia di leopardo aveva colpito l’economia mondiale, hanno anche seminato un enorme numero di variabili deflazionistiche tanto che le banche centrali per evitare una depressione economica hanno dovuto rispondere con strumenti monetari non convenzionali. A distanza di dieci anni dalla crisi del 2008 si è tornati a parlare di revisione delle politiche monetarie per l’avvio della normalizzazione, comunque ancora lento sebbene inevitabile.

E-commerce, agente disruptive

Un’analisi approfondita della crescita dei tassi di inflazione da parte delle banche centrali ha evidenziato che tra le diverse categorie merceologiche i trend si differenziano molto per effetto di variabili che negli ultimi anni si sono evolute; una tra queste è l’accelerazione dell’e-commerce dove non solo si è ampliata la gamma di prodotto/servizi, ma per effetto di una maggiore concorrenza e di un ampio range di prezzi. A questo proposito un’analisi su dati storici ha potuto suddividere i costituenti del paniere benchmark in tre grandi blocchi: il primo riguarda i beni e servizi aciclici (alimentari, prodotti per la casa, farmaceutica e bollette di utenza), un secondo, ciclico, che riguarda in generale beni discrezionali molto sensibili alla domanda, ed infine un blocco che riguarda la componente di beni e servizi colpito dalle nuove tecnologie e facenti parte del processo ‘disruptive’ (telefonia, viaggi aerei, servizi online). I modelli studiati in Usa risultano peraltro compatibili per l’Europa dove è attesa una ripresa inflattiva, tanto che la BCE ha intenzione di completare il QE a fine anno.

Mercato obbligazionario europeo

La capacità di trovare investimenti obbligazionari con ritorni reali positivi (rendimento netto meno inflazione) ha dovuto spiegare una specifica selettività negli ultimi anni, tenendo conto che la maggior parte dei titoli governativi europei di qualità, oggetto di Quantitative Easing, si sono assestati su ritorni vicini a zero o negativi anche nelle durate lunghe; solo quelli a più basso rating, come per Italia, Portogallo, Spagna e Grecia, hanno ritorni con ampi spread contro Bund. La strategia espansiva adottata dal 2011 dalla BCE prevedeva variazioni dei prezzi al consumo limitate (si temeva soprattutto la deflazione); ora la situazione potrebbe cambiare: la discesa della disoccupazione e la conseguente risalita della domanda hanno gettato le basi per una ripresa dei prezzi della parte più ciclica di beni e servizi. A tale proposito l’approccio di inserire in portafoglio obbligazioni corporate potrebbe partire proprio da aziende di questi settori.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

Pricing power in the Eurozone and the implications for credit

 


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