15 maggio 2020
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Inflazione vs Deflazione

 

La reazione del governatore della FED Jerome Powell, che risollecita l’amministrazione Trump ad una maggiore presenza politica nel recupero economico, in risposta alla richiesta di nuovi interventi sui FED Funds ovvero di un taglio che porti i tassi in negativo, sembra nascondere il timore di incertezza sull’andamento dei prezzi al consumo e alla produzione dopo il forte swing del petrolio. Il tema che trader ed economisti stanno discutendo è la stima dell’inflazione nei prossimi trimestri tra deflazione, rischio più immediato, o al limite iperinflazione, per la straordinaria liquidità immessa dalle banche centrali. Gli economisti non trovano accordo sulla entità dello shock tra domanda ed offerta per il COVID-19 e tantomeno sugli impatti degli interventi monetari e fiscali, senza precedenti, già posti in essere.

Variazioni per settore

Mentre i media ogni giorno prospettano esempi più o meno estesi di possibili campagne di sconti e ribassi per riattivare i negozi aperti al pubblico, e dall’altro l’aumento dei prezzi per i servizi a fronte degli obblighi di distanziamento, le micro osservazioni sulle vendite statunitensi ad aprile presentano ampi divari: i prezzi della benzina sono scesi del 20,6%, i biglietti aerei del 26%, ai minimi dagli anni ‘90; i prezzi di carne, pollame, pesce e uova sono aumentati del 4,3%, la variazione mensile più alta da 45 anni.

Indicatori di inflazione

I sostenitori di un aumento dell’inflazione sottolineano che il COVID-19, se inizialmente è stato uno shock di approvvigionamento, durante la riapertura porterà prezzi più alti di beni e servizi per le criticità di accesso. Anche l’aumento di debito pubblico e privato prospetta inflazione più alta, così come il fenomeno della deglobalizzazione. Le difficoltà nel riattivare a pieno le attività produttive genererà pressione sui margini di profitto e un implicito rallentamento della produttività, fattori strutturali inflazionistici. Se da un lato il calo dell’occupazione relegata ai soli ammortizzatori sociali impatta sulla domanda per indennità di reddito basse, dall’altro la ripresa del lavoro porterebbe ad un riesame di salari e consumi in un processo di normalizzazione. Infine il forte aumento della base monetaria è un fattore inflazionistico, in particolare per i prezzi delle attività finanziarie.

Fattori deflazionistici

Sul lato delle ragioni deflazionistiche ci sono in primo luogo i prezzi del petrolio e le prospettive comunque negative; la componente energetica pesa il 6,3% nella basket di prezzi CPI statunitense. Le aspettative di inflazione a lungo termine sono calate all'1,75%, sotto di 0,25% alla media precedente. La disoccupazione trasforma lo shock da offerta in uno negativo da domanda, e di impatto negativo sui prezzi dei beni; inoltre la crescita dei salari tenderà a ridimensionarsi contribuendo alla contrazione del reddito disponibile. L’occupazione nei servizi è stata di gran lunga la più colpita ed i servizi stessi contribuiscono a circa il 75% del paniere CPI, superando il ruolo dei beni nel calcolo ‘disinflazionistico’. Anche il fattore ‘apprezzamento del dollaro’ durante l'epidemia COVID-19, assunto come bene rifugio, ha pesato sui prezzi delle importazioni. Il cambio di comportamento della popolazione potrà confermare alcune tendenze disinflazionistiche strutturali quali maggiore digitalizzazione, crescita più lenta della popolazione, aumenti improduttivi del debito e un ritorno all’austerità fiscale.

Iperinflazione

Dalle indicazioni degli esperti i rischi deflattivi sembrano prevalere rispetto ad una iperinflazione da offerta di moneta, che nei prossimi trimestri potrebbe anche non essere in grado di fermare il calo economico. L’obiettivo della Fed di assicurarsi che le aspettative di inflazione a lungo termine siano rispettate non vede grandi novità rispetto all’ultimo decennio senza inflazione. Sulla possibilità che ci sia iperinflazione, il problema sarebbe legato esclusivamente alla possibilità che oltre alla monetizzazione del debito la banca centrale finanziasse in deficit il conto del tesoro presso la Fed e si producesse un eccesso di moneta reale esattamente nell’interpretazione di un ‘helicopter money’; davanti ad una situazione veramente straordinaria come quella attuale è possibile sottolinearne una seppur limitata probabilità.  

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

CPI report confirms disinflationary headwinds


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