27 settembre 2019
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Categorie: Global Allocation
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Investimenti e Cambiamenti Climatici

 

L’attenzione ai cambiamenti climatici ha avuto nelle scorse settimane molti incontri istituzionali a livello internazionale culminati con il vertice Climate Action Summit nel palazzo ONU a New York lo scorso 23 settembre. Le aspettative sugli esiti dell’incontro erano piuttosto limitate, ciò nonostante il risultato si è dimostrato ancor più deludente: numero limitato di interventi e nessun impegno formale. La rappresentante simbolo del movimento ‘Climate Action’, Greta Thunberg, nel suo discorso introduttivo ha spronato l’assemblea ad un intervento deciso, a cui sono seguite solo risposte elusive.

Sguardo positivo degli investimenti

Ma se la politica si muove con troppa calma, un contributo positivo è arrivato dal mondo della finanza. Diversi gestori di fondi stanno predisponendo piani di investimento a favore di società allineate agli obiettivi della COP21 ed emissioni nette zero entro il 2050; più investimenti sono arrivati al Green Fund (7 mld di dollari), fondo destinato ad aiutare le nazioni in via di sviluppo nelle questioni climatiche, con l'impegno concreto di Svezia, Danimarca, Norvegia e Svizzera di raddoppiare il proprio contributo.

Flussi crescenti sui fondi ESG

Sono molti i gestori di portafoglio che si stanno misurando con le regole SRI (socially responsible investing) e ESG (environmental, social and governance) in una logica di selezione degli investimenti basata sui fattori di attenzione alla vita sociali e alla sostenibilità dell’ecosistema. Già nel 2006, le Nazioni Unite avevano lanciato i Principi di Investimento Responsabile (UNPRI), una serie di sei valori/regole di investimento per incoraggiare un orientamento nelle attività di investimento a livello istituzionale. Nel tempo si sono creati indici rappresentativi di società con profili ESG in una posizione avanzata per le sfide future sui temi della sostenibilità ambientale, sviluppo sociale, ma anche di esclusione di corruzione e frode.

Rischio o opportunità?

Oggi si guarda con fiducia a questa tipologia di investimenti anche da parte dell’investitore privato. Il tema è di sicuro interesse anche se rimangono dei miti da sfatare. Temi quali il surriscaldamento globale, energie rinnovabili e clean tech (purificazione di acqua e aria) devono seguire processi evolutivi programmati anche in funzione delle politiche governative di ogni paese che degli incentivi fiscali che potrebbero essere messi in campo. In Germania Angela Merkel ha annunciato un piano di 54 mld di Euro entro il 2023 ad obiettivo “clima” (Klimaschtzprogramm 2030); a questo la Commissione Europea sembra rispondere con la possibilità di intraprendere un progetto allargato a bisogni dell’intera Europa. Come tutti i temi storicamente più innovativi, e divenuti oggetto del desiderio della finanza, è utile mantenere saldi i principi fondamentali degli investimenti per non trovarsi all’interno di una bolla come nel caso delle Dot.Com del 2000 con valutazioni esorbitanti a fronte di perdite di bilancio. Il processo di selezione delle società da avere in portafoglio non guardi solo ai principi SRI e ESG, ma anche alla sostenibilità dei profitti e alla solidità patrimoniale di lungo termine.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

Six Climate Investing Myths Debunked


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