15 novembre 2019
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Liquidità chiave per i mercati

 

Il balletto dei dazi tariffari in una ‘fase uno’ di risoluzione tra Cina e Stati Uniti rimane uno dei temi più citati a motivo della prepotente risalita degli indici azionari; non mancano comunque le prospettive più positive legate alla ripresa economica e alla migliore disponibilità delle banche centrali di sostenere investimenti e consumi con tassi di finanziamento ancora decrescenti.  Gli analisti sottolineano che, sebbene i debitori risultino più solventi, l'attuale situazione di bassi tassi di interesse sta ponendo sfide reali agli investitori abituati a rendite ‘certe’ per i propri risparmi.

Più rischio e meno rendita

Il persistere di tassi bassi / negativi potrebbe anche aggravare i rischi per la stabilità finanziaria, in particolare incoraggiando la generazione di debito, contribuendo ad un aumento potenzialmente insostenibile delle valutazioni delle attività finanziarie, e spingendo alcuni investitori a sovraesporsi ad eccessivi rischi alla ricerca di rendimento. I rendimenti negativi, per una gran parte dei governativi dell’area Euro, rappresentano una predita sicura con titoli portati alla scadenza naturale. Insomma, nonostante il sistema finanziario dimostri una maggiore solidità rispetto alla precedente crisi finanziaria del 2008, è utile inquadrare possibili nuove vulnerabilità che riguardino l’offerta di investimenti che offrono prospettive di rendimenti elevato, ma allo stesso tempo maggiori rischi, bassa liquidità e peggio ancora labile liquidabilità.

Aumenta il debito

La capacità del più aggiornato sistema finanziario di resistere agli shock macro-finanziari deve ancora essere provata; i tassi di interesse in discesa incoraggiano l’aumento del debito, infatti il mondo non ha mai avuto così tanto debito, raggiungendo $ 246,5 trilioni, ovvero il 320% del GDP globale (Global Debt Monitor - Institute of International Finance, giugno 2019). Il debito globale non finanziario (pubblico e privato) è tornato oggi sopra il livello precedente la crisi del 2008, posizionandosi a quasi il 220% del PIL globale, contro il 179% del marzo 2008. Oltre la metà di questo debito riguarda Stati Uniti, Cina e Giappone, i tre principali debitori globali. E’ significativo che una tale politica abbia potuto ristabilire un buon livello di crescita economica dopo la crisi finanziaria, ma ha anche reso nuovamente più vulnerabile il settore non finanziario dal momento che una possibile restrizione monetaria si dimostrasse necessaria e/o un'inversione verso una tendenza economica meno favorevole iniziasse a manifestarsi.

La cautela sull’Asset Allocation

Gli strategist di portafoglio sono alla ricerca di ragioni per una prospettiva moderata per i mercati finanziari del 2020; eppure non ci sono ancora significative indicazioni sull’asset allocation. La tendenza alla necessaria prudenza che ha accompagnato gli Investment Outlook degli ultimi cinque anni, in effetti, ha pagato solo nel 2018 quando l’indice globale azionario ha lasciato sul mercato il 10%; ha però compromesso la possibilità di capitalizzare la performance azionaria di oltre il 45% dei quattro anni precedenti, senza trascurare la performance di oltre il 20% da inizio anno del 2019, ‘ovviamente’ di difficile ripetizione nel 2020. Si sono comunque già fatte sentire alcune voci per un possibile ‘cigno nero’ che metterà pressione ai gestori indicizzati, a favore di una gestione di portafoglio attiva e di stabile controllo del rischio.

Leggi le ricerche selezionate da R&CA cliccando sui seguenti link:

Cautiously increasing our cyclical exposure    

Harry Dent explains why he anticipates the "crash of a lifetime"

 


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