5 ottobre 2018
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Mercati finanziari Usa

 

Dopo nove mesi dall’entrata in vigore delle importanti riforme firmate dal presidente Usa Donald Trump (Tax Cuts e Jobs Act), si cerca di analizzarne i risultati vista la fiducia che gli investitori hanno dato al mercato azionario statunitense. Gli analisti continuano a vedere incoraggianti i progressi aziendali e l’ottimo comportamento dei consumatori quali rafforzamenti all'espansione. L’iniziativa fiscale, ben proclamata da Trump nella sua campagna elettorale, voleva in realtà allineare la tassazione societaria domestica con quella delle maggiori economie e fornire una scossa ulteriore ad occupazione e consumi.

La spinta fiscale di Trump

Infatti dalle analisi risulta che negli ultimi decenni tutte le più importanti economie hanno prodotto una politica fiscale espansiva per sostenere la parte produttiva del paese, mentre gli Stati Uniti ne erano rimasti privi. In realtà le precedenti amministrazioni federali statunitensi si erano servite della revisione fiscale per una ridistribuzione di risorse finanziarie e ampliamento dei servizi collettivi pubblici a favore dei privati. Trump ha puntato a ridare maggiore competitività alle aziende con un taglio alle imposte societarie. Nell’ambito di questa riforma le società statunitensi hanno sicuramente beneficiato dell’incentivo al rimpatrio di capitali dall’estero (imposta al 15,5%) creando un importante flusso di ritorno di risorse finanziarie: solo nel primo semestre si è trattato di 464 mld$. Queste risorse sono state impiegate dalle società a favore dei propri azionisti: buybacks (+50% anno su anno), riduzione del debito (le emissioni di bond delle società non finanziarie sono scese del 28% a/a), contribuzione ai piani pensionistici interni (contributo atteso per le società dell’indice Russell 3000 in 90 mld$), M&A (acquisizioni e fusioni per $1.100 mld$ con 7,500 operazioni) e CAPEX (spese in conto capitale: l’ISM, Institute for Supply Management, nel suo sondaggio si aspetta +10.1% di crescita per il 2018).

Asset Allocation

Dal punto di vista dei mercati azionari gli indici statunitensi hanno proseguito la loro corsa. L’S&P500 è passato dai 2043 punti di inizio 2016 agli attuali massimi storici di 2901, con un rialzo del 42%, benché avesse ampiamente recuperato i precedenti massimi del 2007 prima del crollo con la ‘crisi dei subprime’ del 2008/09. Ad accompagnare questo forte rialzo sono stati il rafforzamento dei dati macroeconomici e il buon andamento delle società a fronte di una politica monetaria ultra espansiva a tassi zero della FED. Il recente rialzo dei listini è stata in effetti sollecitato da utili in forte crescita e dalle operazioni straordinarie menzionate (buybacks …). Ora ci si chiede quanto questo potrà continuare: la FED ha iniziato un percorso di aumento dei tassi di interesse, la velocità di crescita del GDP risulta sopra la media degli ultimi dieci anni e gli utili societari sono aumentati nel 2° e 3° trimestre 2018 di oltre il 20%. In realtà, nonostante il forte rialzo di borsa, il rapporto di valutazioni P/E forward 12-month dell’S&P500 risulta di 16,8x, in linea con le attese di crescita dell’economia Usa. Gli strategist di portafoglio rimangono positivi più sull’azionario statunitense che sui Treasury; un punto di attenzione potrebbe essere quello del bilancio fiscale (il debito pubblico degli Stati Uniti rimane sopra il 100% del GDP, 105,4% a fine 2017); le aspettative per una riduzione del rapporto si affidano al mantenimento di livelli di crescita economica sopra la media, anche con una politica monetaria in trend restrittivo.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

The impact of tax reform on the economy

 

 


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