13 maggio 2020
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NIRP e Nessun limite FED

 

La politica monetaria espansiva a Tassi di rendimento negativi piace molto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump che continua a criticare la FED sostenendo che i Treasury statunitensi, come i Bund tedeschi, dovrebbero adottare al più presto la strategia dei tassi negativi (NIRP - negative interest rate policy). In realtà la politica monetaria della FED è già diventata molto espansiva, a supporto di quella fiscale comunque ‘costosa’ in termini di debito. Dal punto di vista monetario la decisione della FED di non porre limiti al Quantitative Easing pone in prospettiva una difficile tenuta della pendenza delle curve, e l’estensione degli acquisti tramite ETF di titoli spazzatura (High Yield) ha forse erroneamente creato ampio consenso sulla quantità di nuove emissioni e per l’idea che non c'è limite al debito! Dal lato fiscale, il Tesoro americano ha appena annunciato un ritmo di emissione di 3 trilioni di dollari a trimestre, dato mai visto prima, a fronte dei circa 800 mld USD previsti precedentemente. Sul mercato, la FED da settembre scorso ha continuato a finanziare REPO per oltre 1500 mld USD, con l’intento di mantenere un livello ottimale di liquidità nel sistema; ora riguardo al tema di chi sottoscriverà l’enorme quantità di governativi la risposta più immediata sembra proprio la FED stessa, anche se ci si chiede quanta parte, a quali tassi e duration. Il mercato finanziario internazionale sembra comunque rimanere interessato al dollaro statunitense con il Dollar Index intorno a 100 punti.

Tassi negativi nei Futures

Negli Stati Uniti il mercato future della liquidità, con scadenze autunno e primavera 2021, ha segnato alcune operazioni a tassi negativi con acquisto sopra 100. Il dato ha destato subito l’idea che alcuni operatori stiano scommettendo sul cambiamento di rotta di Jerome Powell, presidente della banca centrale, che ha sempre affermato la sua contrarietà ad adottare tassi negativi. Secondo studi americani della banca centrale i sintomi di una politica NIRP non sono chiari mostrando la difficoltà del sistema bancario di recepire la forzatura nel modello di finanziamento, e nel disincentivare il risparmio americano, già tra i più bassi al mondo. Seguendo quanto già avvenuto, non sempre l’introduzione di tassi negativi sull’eccesso dei depositi in banca centrale ha avuto una corrispettiva svalutazione della divisa, ad esempio per lo Yen giapponese. Tra gli altri aspetti l’adozione dei rendimenti negativi non si è rivelata un fattore positivo nel mercato azionario europeo che ha visto il crollo delle quotazioni del settore bancario. E’ però vero che riuscire a piazzare titoli governativi a rendimenti negativi sarebbe veramente un’ottima occasione per il bilancio federale: il governo potrebbe sentirsi svincolato dalla pressione di limitare iniziative fiscali sapendo che da una lato la FED produrrebbe di fatto una monetizzazione del debito acquistandone le emissioni e lasciandole in carico alla stessa banca centrale con un rendimento negativo: tema tutto da verificare da parte del FOMC e del bilancio FED.

Dollaro e inflazione Usa

A fare breccia quindi nell’ipotesi che durante l’estate la FED si pieghi all’idea di introdurre un nuovo taglio dei FED Funds, andando in negativo, è che questo intervento possa in qualche modo modificare la direzione del Dollaro rispetto al rafforzamento. Molti investitori si finanziano con tassi negativi o a zero in Euro e Yen per investire in Treasury Usa a rendimento positivo, e con la possibilità che il calo dei rendimenti generi un capital gain, operazioni aumentate per il netto calo dei costi di hedging. In termini macroeconomici il forte calo della domanda finale e l’impennata della disoccupazione statunitense sta alimentando un calo accelerato dell’inflazione, aumentandone timori deflazionistici (CPI Usa -0,8% in aprile). Il processo di parziale sospensione delle attività economiche per il Coronavirus sembra protrarsi ancora per qualche mese con danni ancora tutti da stimare e una svalutazione del dollaro potrebbe sicuramente aiutare l’economia statunitense. Ulteriori mosse della banca centrale FED sembrano al momento premature anche se il mercato ha iniziato a fare i suoi calcoli. A livello globale il calo del dollaro troverebbe consensi soprattutto nei paesi indebitati in valuta forte come molti emergenti.  

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