3 settembre 2018
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Categorie: Global Allocation
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Overview di mercato

  

Questi mesi centrali d’estate si sono dimostrati alquanto ‘illiquidi’ da un punto di vista finanziario, nonostante non siano cambiate le variabili macroeconomiche che si sono mosse all’interno di un range ormai consolidato rispetto alle attese, così come ribadito dalle banche centrali. A fare da punto di riferimento delle indicazioni di asset allocation sono stati invece i ‘rumori’ della politica a partire dalle continue provocazioni/riconciliazioni/rivendicazioni lanciate tra un tweet e l’altro dal presidente Usa Donald Trump. Anche in Europa non sono mancate le tensioni politiche a partire dalla questione dei migranti, con l’Italia in prima linea nella domanda di maggiore solidarietà a Bruxelles, richiesta caduta nel vuoto, e in attesa delle più importanti decisioni sulla Brexit ancora in gran parte da vagliare. Temi caldi hanno riguardato i paesi emergenti con la crisi in Argentina e Turchia, e l’attesa per le elezioni in Brasile dove Lula sembra ormai fuori dalla corsa alla presidenza.   

Valutazione dei mercati azionari

Dal punto di vista dei portafogli finanziari la situazione non sembra molto cambiata anche se molti portafogli hanno risentito della pressione per il ristringimento di politica monetaria della FED negli Stati Uniti, la parziale risalita del dollaro e le conferme di una riduzione dell’espansione monetaria nell’area Euro con la conclusione del QE della BCE a fine anno. Sono in molti a pensare che dopo il lungo rally dei mercati azionari si possa assistere ad uno stop, soprattutto nel mercato statunitense dove la crescita dei profitti sembra ormai aver incorporato tutti i vantaggi fiscali introdotti dall’amministrazione Trump. Gli utili sono comunque cresciuti beneficiando della situazione economica positiva in tutto il mondo, mentre le valutazioni azionarie si sono dimostrate più prudenti. Vediamo i numeri con una rapida analisi che mette a confronto i Price/Earnings Fwd12m (Thomson Reuters IBES) dei maggiori indici MSCI di inizio anno e di oggi: EMU a inizio gennaio risultava P/E 14,2x, oggi 13,2x; Japan 14,5x, oggi 12,4x; US 18,6x, oggi 16,9x; Emerging Markets 12,5x, oggi 11,2x; All Country World 16,3x, oggi 14,8x: rapporti di valutazione ridimensionati e coerenti con l’espansione dei profitti aziendali.

Risk Appetite vs incertezza

La possibilità che un’ondata di Risk Aversion possa spostare il sentiment delle attività finanziarie più rischiose dall’attuale posizione di ‘Risk on’ verso un ‘Risk Off’ sembra maggiormente legata a timori geopolitici, peraltro già in parte scatenati dalla guerra dei dazi nello scontro USA – Cina, in aggiunta ad una duplice preoccupazione concatenata tra inflazione e restringimento monetario. I sintomi di malessere manifestati dai paesi emergenti vedono la borsa cinese tra le più colpite sul piano delle valutazioni anche per la capitalizzazione che essa rappresenta nell’indice. Non sono quindi bastate le iniziative di inserimento di alcune importanti società quotate cinesi negli indici mondiali e le rassicurazioni della banca centrale PBoC a contenere i realizzi sul mercato; continua intanto il lavoro diplomatico con gli Usa per uno stabile accordo commerciale. Mentre Trump si è detto pronto a lasciare il WTO se non ci sono più vantaggi per gli Usa (“America First”), prende ormai vigore l’intesa asiatica su commercio, investimenti e cooperazione economica. Dopo sei anni dal primo tavolo di lavoro, il ministro del commercio di Singapore Chan Chun Sing ha annunciato che entro fine anno si attende la sottoscrizione della piattaforma RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) tra i dieci paesi dell’ASEAN e le maggiori economie asiatiche: Australia, India, Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda e Cina. La partnership rappresenta 3,4 miliardi di persone (45% del mondo) e un GDP di 49.500 mld $ (39% del GDP Globale).     

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