4 dicembre 2019
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Categorie: Global Allocation
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Pausa dei mercati azionari

 

Non che tutti gli operatori fossero convinti che i mercati azionari si stessero proiettando senza sosta verso un lungo ‘Rally’ di fine anno, ma la pausa dell’S&P500, sceso sotto la soglia dei 3100 punti, ha comunque riacceso l’attenzione sui temi che in questi giorni sono oggetto di studio nella redazione degli Outlook 2020. In primo luogo gli analisti rimangono convinti che la corsa delle ultime settimane sia dovuta all’eccesso di liquidità dei portafogli di investimento e che i gestori si siano resi conto che non si poteva rimanere al margine del “party”. Più in concreto si analizzano con più ‘profondità’ le prospettive economiche e monetarie per una stima dei ritorni attesi e le possibili traiettorie dei mercati. In dettaglio, per le previsioni di crescita economica dei GDP non solo si assiste ad un rallentamento nelle regioni sviluppate, ma anche ad importanti differenze tra Stati Uniti (+2%), Area Euro (+1%) e Giappone (+0,2%), tutte e tre in calo rispetto al 2019.

Banche Centrali

Anche dal punto di vista monetario le differenze non sono da sottovalutare; la BCE, dopo aver abbassato i tassi di deposito, ha riattivato il Quantitative Easing con un piano mensile di acquisti per 20 mld Euro senza indicarne una scadenza, la BoJ prosegue nel suo intenso programma e la FED, dopo i tre tagli dei Fed Funds, ha iniziato ad acquistare 60 mld di T-Bill al mese per riequilibrare la liquidità di sistema. Proprio negli Stati Uniti, dall’elezione di Donald Trump nel 2016, il deficit di bilancio è aumentato del 68%, con sussidi (previdenza sociale, Medicare, Medicaid), spese per la difesa ed interessi passivi che rappresentano il 112% delle entrate fiscali federali: tema che prevede un aumento delle emissioni di Treasury e che Trump vorrebbe, come in Area Euro, finanziati a tasso zero.

Strategie di investimento      

La scalata record degli indici statunitensi ha di fatto sorpreso per una crescita degli utili sostanzialmente piatta, anche se fortemente in aumento nel 2018 per effetto del taglio delle tasse di Trump. A fare la differenza il rimpatrio degli utili, con vantaggi fiscali, che ha prodotto un'ondata di riacquisti di azioni (buyback) atti a compensare l'impatto del rallentamento della crescita globale e dei ricavi delle società. Gli indici azionari sono stati comunque avvantaggiati dal crollo dei rendimenti obbligazionari: tra l’ottobre 2018 e settembre di quest'anno il rendimento del Treasury a 10 anni degli Stati Uniti si è più che dimezzato da un massimo del 3,25% all'1,6%. E’ evidente che il taglio dei tassi a breve e la discesa dei rendimenti su tutta la curva ha avuto un forte impatto sulle valutazioni azionarie, in quanto proprio i rendimenti obbligazionari sono una componente del tasso di sconto utilizzato per determinare il valore attuale degli utili futuri.

Prospettive sul portafoglio di investimento

Secondo alcune analisi il principale argomento strategico di mantenere azioni di stile Growth è quello di speculare su una recessione economica che porti ancora più in basso i rendimenti obbligazionari nei prossimi 12 mesi; a questo riguardo si evidenziano due riflessioni: la prima è che i rendimenti potrebbe non scendere: le banche centrali hanno tagliato i tassi e riavviato allentamenti quantitativi che fornirebbero un nuovo stimolo all'economia; il secondo è che se la recessione dovesse colpire i mercati, gli investitori inizierebbero ad aspettarsi una rapida e decisa risposta di politica monetaria tale da spostare probabilmente in alto le aspettative di inflazione e creare criticità alle obbligazioni. In entrambe le circostanze, le obbligazioni di alta qualità risulterebbero altamente vulnerabili. Insomma, al momento, le alternative all’azionario non sembrano appassionare gli strategist, che invece dello stile Growth sarebbero orientati a società di qualità nello stile Value.

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Outlook 2020: Multi-manager


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