7 giugno 2019
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Politica Monetaria Flash

 

A guidare i mercati è tornata la volatilità e la conseguente ‘inappetibilità per il rischio’ per la parte più rischiosa del portafoglio. Sono ormai molti i gestori azionari che hanno aumentato la parte di liquidità nei portafogli, dopo una modesta richiesta di rimborsi. I dati macroeconomici continuano a mostrare un complesso mix di output, impattati peraltro dalla incapacità di prevedere quanto e come si svilupperà la ‘guerra commerciale’ di Trump. Il trend meno negativo di questi giorni è stato invece legato al sentiment degli operatori a seguito delle indicazioni delle banche centrali. Dopo l’appassionata apertura di Jerome Powell ad una possibile riduzione dei FED Fund, gli operatori sono già convinti di un taglio dei tassi nella riunione del FOMC di fine luglio, è toccato a Mario Draghi estendere l’attuale livello di politica espansiva della BCE fino alla prossima metà del 2020, quanto in realtà lui sarà ormai fuori dalla banca centrale.

Stime economiche della BCE

Riguardo alla difficoltà di prevedere l’evoluzione economica dell’area Euro ci sono state due valutazioni di fondo; la prima riguarda le stime della BCE sulla crescita che salvo una ‘compensazione’ di decimali, per il 2019 (+1,2%), 2020 e 2021 (+1,4%), non cambia l’evidente preoccupazione su un’insperata ripresa. Sono stati inoltre rivisti i tassi attesi di inflazione: per il 2019 all’1,3%, 2020 all'1,4% e 2021 all'1,6%. Proprio sul tasso di inflazione, che rimane lontano dal target del 2%, si incentra il dibattito sull’efficacia dell’attuale politica monetaria. Nella conferenza stampa Draghi ha risposto che la situazione generale rispetto a qualche anno fa è molto migliorata se si pensa ad esempio all’incremento del tasso di occupazione e alla ripresa del credito nel sistema bancario.

Porta aperta a futuri interventi

Il presidente Draghi ha comunque ribadito che non sono state accantonate le possibilità di usufruire dell’intera gamma di strumenti a disposizione della BCE, e non solo del prossimo TLTRO III previsto da settembre 2020 a marzo 2021, ma anche del riacquisto di titoli (asset purchase programme APP) nell’ambito di una riapertura del Quantitative Easing. Alla domanda di un giornalista sull’Italia il Presidente della BCE ha precisato che serve un piano di riduzione credibile sul debito pubblico e che la scorciatoia quale l’emissione di MiniBot non è una soluzione percorribile (o è una valuta ed è quindi illegale, o sono debiti cartolarizzati e si sommano agli altri debiti pubblici). Gli Strategist di portafoglio hanno alzato l’attenzione sul forte calo dei rendimenti (Bund 10Y - 0,26%) e sull’appiattimento della curva: sebbene ancora diversa da quella giapponese, la preoccupazione che ci possa assomigliare pone il tema delle prospettive di sviluppo e delle problematiche relative agli squilibri finanziari sempre più evidenti tra i paesi dell’area Euro.

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