5 giugno 2019
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Politica Monetaria flessibile

 

Le nuove teorie economiche vedono sullo sfondo un aumento complessivo della spesa pubblica finanziata dall’indebitamento statale. In particolare i governi europei hanno visto dalla nascita dell’Euro un approccio comunque flessibile dei rispettivi governi rispetto ai parametri del trattato di Maastricht sia sul deficit annuale (con sforamenti del 3%) che rapporti sul debito pubblico (60% del GDP). L’unica forse a farne le spese è stata la Grecia, penalizzata soprattutto per i falsi bilanci pubblici consegnati al vaglio dell’Unione Europea. La spinta a nuove forme di espansione monetaria e fiscale, a beneficio dello sviluppo economico e di una redistribuzione sociale di risorse, è derivante dall’alto dissenso in molti paesi e la crescente posizione politica dei movimenti sovranisti e populisti. Su questo punto si innesta il dibattito sulla MMT, Modern Monetary Theory, che vede la politica monetaria quale strumento di sviluppo e non di indirizzo e regolamentazione di flussi di liquidità monetaria. Alla base della teoria c’è un punto chiave: uno stato sovrano non può fallire!

Principi populisti dell’MMT

La ragione più immediata, e di favore ai cittadini, è la possibilità di finanziarsi emettendo valuta con la propria banca centrale: avere a disposizione più soldi per i programmi sociali sposa esattamente la priorità della politica populista, soprattutto senza imporre nuove tasse. MMT offre quindi il quadro teorico per consentire un aumento della spesa pubblica senza dover giustificare come pagarla. L’unico limite è la stabilità dei prezzi. In realtà il ciclo attuale, contrariamente a quanto atteso dagli economisti pro-austerità, non ha visto la crescita dell’inflazione nonostante l’aumento del debito pubblico negli Stati Uniti e in altri grandi paesi a livello globale, e neppure la necessità di un aumento dei tassi di interesse. Se quindi la preoccupazione dell’MMT è l'iperinflazione, oggi sembra uno scenario soddisfacente; infatti la maggior parte delle banche centrali sta cercando di spingere l'inflazione in alto verso i rispettivi target.

Inversione: meno Privato e più Pubblico

La politica monetaria ha da sempre visto i tassi di interesse come strumento per un utilizzo corretto del capitale e ottenere efficienza nel settore privato per l’allocazione di risorse finanziarie nella realizzazione di investimenti. Se questo nuovo modello di sviluppo vede l'economia delle spese governative prevalere, anche le dinamiche di politica monetaria sono rimesse in discussione. Lo dimostrerebbe comunque l’attuale finanziamento di debiti pubblici a tasso negativo in molta parte dell’Europa. Eppure la storia ci insegna che una pesante esclusione degli investimenti del settore privato, non sarebbe probabilmente la strada a lungo termine per avere un’economia efficiente. La preoccupazione sottostante è che l’MMT sostituendo formalmente le attuali dinamiche di intervento monetario nelle strutture economiche, sotto la spinta dell'impulso populista, porti nel tempo ad un difficile controllo della spesa pubblica con sempre più pesanti deficit di bilancio e conseguenti aumenti di debito sovrano, tesi a generare maggiori spese sociali nel breve termine, capaci solo di soddisfare il consenso politico rimandando il compito di rientro alle generazioni future (tema peraltro ben noto all’Italia prima dell’ingresso nell’Euro).

Politica monetaria espansiva

Nel mese di maggio si è assistito ad una rapida discesa dei rendimenti dei debiti sovrani di Germania e Usa in relazione a dati macroeconomici che man mano presentavano un’evidenza di rallentamento del ciclo economico. In senso opposto si è visto un calo delle borse azionarie con una consistente uscita di flussi a favore dei benchmark obbligazionari di qualità. Il dato più significativo è stato il ritorno dell’inversione della curva dei rendimenti statunitense 3mesi – 10 anni (2,3% vs 2,1%), e l’aumento delle probabilità vicine al 30% per una recessione negli Stati Uniti a 12 mesi. La FED statunitense ha quindi voluto dare un nuovo indirizzo al mercato; Jerome Powell ha parlato di possibile ribasso dei FED Funds anche se altri suoi colleghi lo avevano preceduto offrendo quindi l’idea che il FOMC, che oggi prevede un aumento dei tassi di interesse entro fine anno, riveda la sua strategia anche nel breve termine. L’impressione di fondo non è quindi che la politica populista possa impossessarsi nell’immediato delle funzioni di politica monetaria in sostituzione di quella fiscale, ma che ci sia una possibile convergenza di supporti, senza peraltro perdere il completo controllo dei parametri che oggi regolano i rapporti tra istituzioni politiche, mercati finanziari e autorità monetarie.

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Modern Monetary Theory

 


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