25 novembre 2021
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Powell riconfermato capo della FED

 

La discussione sugli interventi restrittivi della Federal Reserve nella politica monetaria statunitense si fa più incisiva ora che Joe Biden ha confermato Jerome Powell alla guida della banca centrale. Dobbiamo anche sottolineare che la presenza come vice della candidata alla successione di Powell, Lael Brainard, democratica, ex sottosegretaria al Tesoro con Barack Obama, e parte del consiglio dei governatori della Fed dal 2014, non ha provocato reazioni particolari se non commenti di uno slittamento più ‘dovish’ e accomodante della vice presidenza rispetto all’equilibrio precedente. Nella nota stampa della Casa Bianca il presidente Biden ha voluto manifestare la sua piena fiducia nell’esperienza, nel giudizio e nell’integrità di Powell e Brainard nel rispetto della continuità dei mandati e per la visione di aiuto nella ricostruzione economica del paese. In attesa dell’approvazione del Congresso la Casa Bianca ha inoltre anticipato che ai primi di dicembre il presidente Biden annuncerà le nomine dei tre posti vacanti nel FOMC della Federal Reserve.

Tassi FED Funds

In realtà il mercato è molto disorientato sulle ipotesi di intervento per il prossimo anno. Se fino alla prossima estate la FED rimarrà impegnata nella diminuzione degli acquisti definiti dal soft-Tapering di Powell nello scorso incontro del FOMC, l’organo esecutivo della banca centrale, l’inizio degli aumenti dei FED Funds rimangono al momento un’incognita non facile da decifrare. Le previsioni espresse dal mercato dei tassi sono molto ‘ballerine’ dimostrando un’incertezza di fondo. Le indicazioni si posizionano tra i 3 e 4 rialzi, anche se non sono chiare le tempistiche: 2 nel 2022 e altrettanti nel 2023, oppure tre nel prossimo anno e magari un ulteriore più in là nel tempo, oppure solo uno nella seconda metà del 2022 e gli altri nel 2023 … Insomma una variabilità riflessa negli ultimi tre mesi dalla volatilità dei rendimenti dei Treasury decennali che si sono mossi in un ampio range tra 1,25% e 1,75% e che oggi stazionano intorno a 1,5% dopo un rialzo fino a 1,67% di qualche seduta addietro.

FED troppo paziente?

Le prospettive di un rialzo dei tassi sono avvalorate dall’inflazione CPI balzata sopra il 6% e da previsioni di un prolungamento della sua tenuta per parecchi mesi sopra il target Fed del 2%. La pandemia sembra aver cambiato le carte in tavola anche sul mondo dell’occupazione, tema che rende Powell indeciso sulla necessità di accelerare sul restringimento monetario prima di una piena occupazione. Se quindi da un lato la banca centrale rimane convinta che la fiammata inflazionistica sia temporanea a fronte di una riapertura lenta delle catene di approvvigionamento, sull’occupazione le riflessioni riguardano una serie di indicatori del mercato del lavoro che già oggi suggeriscono che l'economia americana abbia compiuto progressi sostanziali verso la massima occupazione, con un tasso di disoccupazione che a un anno data è passato da 6,7% a 4,6% e che pari merito i salari negli Stati Uniti sono aumentati da 24,93 USD/ora del novembre 2020 a 26,26 USD/ora nell’ultima rilevazione di ottobre 2021.

Rischi segnalati dagli strategist

In primis gli economisti stanno segnalando una situazione ancora irrisolta della pandemia che vede una successione di ondate da varianti del virus ancora da risolvere. E’ evidente che una pronunciata restrizione delle attività riporterebbe indietro le lancette di molti mesi con relative preoccupazioni. La seconda analisi riguarderebbe un rischio di stagflazione ovvero un rialzo dell’inflazione ‘meno temporaneo’ del previsto che porti fuori strada il trend attuale di crescita, forzato da costi alla produzione in rialzo e prospettive economiche recessive. Questa fase sarebbe determinata da un tasso di crescita economica solo nominale, non reale, dove la banca centrale si troverebbe necessariamente vincolata ad intervenire con un rialzo dei saggi di interesse e relativo aggravio sulle prospettive economiche. Gli investimenti di medio termine (Capex) verrebbero in misura ritirati dalla società innescando una flessione negli indici di fiducia e poi di rallentamento del ciclo. Infine un rischio finanziario coinvolto da un lato dalla crescita dei costi di finanziamento per un razionamento della liquidità di sistema e in successione della diminuzione dei profitti prospettici. In questo scenario la discesa delle borse azionarie sarebbe guidata da una diminuzione dei multipli di valutazione degli indici statunitensi che in questo momento si trovano sopra la media sia a cinque che a dieci anni. Il compito della FED diventa quindi nuovamente fondamentale nel regolare il corretto equilibrio tra economia reale e sistema finanziario: per non avere sorprese ecco perché Biden ha voluto confermare Powell e Brainard.

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The Fed looks set to dial up its hawkish pivot a notch or two


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