29 giugno 2022
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Pressione da Volatilità

   

Le strategie di portafoglio, e relative asset allocation, sono entrate in una fase di ‘avversione al rischio’ a fronte di una volatilità in continua tensione; i mercati azionari e obbligazionari sono guidati nel breve termine dalle prospettive di crescita economica, ma anche di un’inflazione sotto controllo. La prima metà del 2022 è stata guidata dalla paura della ‘stagflazione’, rallentamento economico a fronte di un rialzo generalizzato dei prezzi. I timori che la Federal Reserve possa continuare ad aumentare i tassi troppo velocemente e con rialzi decisi, per contenere l'inflazione, ha spinto i rendimenti obbligazionari al rialzo e le azioni in un bear market. Davanti ad un mix di incertezze macro e un indice di volatilità VIX che rimane vicino a 30 punti, gli operatori si stanno chiedendo cosa si dovrà affrontare nella seconda parte del 2022: stagflazione, hard landing recessivo, o ci sarà un assestamento che apre le porte ad una fase transitoria e una nuova reflazione? Secondo la FED oggi la priorità è l’inflazione, anche perché risulterebbe il fattore che la banca centrale identifica come causa della volatilità. Da questo punto di vista l’estate sembra quindi un periodo ancora legato ai tassi di interesse e quindi orientato dalla volatilità, che secondo gli strategist sembra presentare ancora più rischi che opportunità.

Scenario negativo guidato da UST

In uno scenario di alta volatilità dove obbligazioni e azioni risultano entrambe in calo, gli strategist sembrano riportare alla luce strumenti di asset allocation dimenticati come gli hedge funds che dovrebbero fornire una sovraperformance relativa rispetto ad indici azionari ed obbligazionari. Qualora i rendimenti dei UST - Treasury USA a 10 anni raggiungessero e superassero il 4%, l’impatto sugli ERP – equity risk premium – vedrebbe un ulteriore ribasso dell’indice S&P 500 dovuto ad una nuova riduzione dei ratio di valutazione quali i Price/Earnings pur tenendo conto di una stabilità dei profitti. Alcuni esperti di analisi tecnica indicano un possibile storno fino ad un terzo dell’indice S&P 500 dai sui massimi storici sostanzialmente in linea con il drawdown medio del 34,5% durante i mercati orso dal 1946. Non si esclude infatti che un tale balzo dei rendimenti dei Treasury possa innescare riduzioni della crescita, potenziali problemi su costi di finanziamento e revisione degli utili societari. D’altra parte anche la FED trarrà conclusione sulla necessità di fermare una restrizione monetaria eccessiva.

Riorientamento monetario

Scenario meno negativo si avrebbe quando i segnali di rallentamento dell’inflazione anticipassero una recessione e la banca centrale riorienterebbe le sue priorità. Il mercato del lavoro statunitense rimane tirato; il costo unitario del lavoro è aumentato dell'8,2% negli ultimi quattro trimestri, il più grande aumento dal 1982. Ora il segnale sembra quello di un picco, sebbene ci sia un rafforzamento del potere di acquisto delle famiglie. Circa 91.000 consumatori statunitensi hanno avuto una nota di default nei rapporti di credito del 1Q22, il livello più basso dall'inizio della serie nel 1999. Sul lato societario, le aziende hanno mostrato un buon potere di determinazione dei prezzi che mantiene i margini di profitto ancora vicino a livelli record. La combinazione di un riorientamento delle politiche monetarie a fronte di un raffreddamento dei prezzi, una ripresa a pieno delle catene di approvvigionamento, e di una maggiore visibilità sui costi energetici futuri, ridurrebbe la risalita dei tassi di finanziamento e di revisione delle valutazioni azionarie.  

Consumi e famiglie Usa

Infine il tema dei consumi e relative dinamiche a fronte dell’aumento fuorviante dei costi energetici e dei carburanti negli Stati Uniti. Risulta evidente che l'aumento dei prezzi dell'energia stia provocando un impatto sui bilanci delle famiglie, lasciando meno spazio ai consumi discrezionali. Gli operatori finanziari hanno marcato il divario di performance a 12 mesi tra i due settori azionari, Energy +76% e Consumer Discretionary, meno 12%. Le indicazioni insistono sul prolungarsi degli alti costi da inflazione energetica che porterebbero ad una drastica riduzione delle altre spese delle famiglie. Inoltre in uno scenario prerecessivo di un'economia in decelerazione trova una ragionevole motivazione il calo del potere di spesa dei consumatori. Dal lato opposto si deve comunque sottolineare che le famiglie stanno entrando in questo periodo di incertezza con bilanci più forti di quanto non siano stati in situazioni simili precedenti, solida occupazione e recupero salariale, ma anche con una buona liquidità e meno debiti di prima della pandemia. Questo porterebbe a pensare ad una relativa moderazione rispetto ad una drastica riduzione dei consumi discrezionali. I fattori di incertezza che stanno guidando i mercati dovrebbero quindi trovare una maggiore visibilità nei prossimi mesi sotto l’influenza delle azioni delle banche centrali ma anche dei dati macroeconomici attesi.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

Energy Crunch vs. Consumer Freeze: What Are Stocks Signaling?

 


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