20 gennaio 2017
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Prove di de-globalizzazione

 

Con la cerimonia di insediamento, e giuramento sulla Bibbia, Donald Trump è entrato formalmente alla Casa Bianca o meglio nella ‘stanza dei bottoni’ nel senso compiuto dei termini. Dietro a questo evento si celano in effetti molti interrogativi sulle vere strategie che verranno messe in campo rispetto alle tante promesse elettorali, ma soprattutto dei tempi i cui impatti saranno più evidenti. Gli operatori di mercato si sono dimostrati abbastanza prudenti dopo il rally di fine anno; in conclusione delle prime tre settimane il DJIA rimane sui medesimi livelli di inizio anno, e ancora sotto gli ormai famosi 20.000 punti.

Settori in attesa di nuove regole

Anche a livello settoriale in verità rimane alta l’incertezza; il dibattito sui prezzi dei farmaci continua a tenere banco, mentre si aggiungono le attese per il cambiamento dell’ObamaCare, ritenuto da Trump assolutamente negativo. Anche sui temi che riguardano l’energia e le emissioni di CO2 la politica del nuovo presidente è ancora nebbiosa, per non parlare della situazione sugli scambi commerciali con apertura al Regno Unito ed elogio alla Brexit, di maggior rispetto con la Russia e di attrito con la cancelliera tedesca Merkel e della sua politica pro-immigrazione. La Cina, presente per la prima volta allo World Economic Forum di Davos con il presidente Xi Jinping, pone una riflessione seria di apertura al commercio internazionale in quanto aspetto positivo del progresso globale e si dice pronta ad un confronto sui possibili miglioramenti che possono essere attuati.

La fiscalità espansiva di Trump

Per quanto attiene espressamente gli aspetti valutativi degli indici azionari, gli strategist fanno notare che dietro le parole del presidente Trump “America first” ci sono due aspetti ampiamente ricordati nel discorso di insediamento ovvero la necessità di ripartire dall’interno con investimenti infrastrutturali e il ricorso a soluzioni ‘protezionistiche’ per riavvantaggiare l’industria americana. A sostenere e spingere il processo di crescita Trump metterà in campo una politica fiscale espansiva dove saranno i tagli alle tasse a fare la differenza su utili, dividendi, salari e incentivi all’investimento. Sembra infatti che la preoccupazione espressa da Xi Jingping non sia una strana coincidenza, anche perché durante il 2017 in Europa ci saranno nuove elezioni politiche.

 

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