17 marzo 2020
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Rendimenti e Banche Centrali

 

Probabilmente le tre ‘sorprese’ che i gestori di portafoglio non hanno apprezzato dal discorso della presidente Christine Lagarde nella recente conferenza stampa sono state, in primis, la mancata diminuzione dei tassi di interesse sui depositi presso la BCE, peraltro con dichiarazione unanime del Consiglio, seconda, lo ‘scarica barile’ per gli aiuti sul Consiglio dell’Unione Europea, ed infine la frase “la BCE non è qui per chiudere lo spread”; temi che gli operatori hanno ritenuto troppo discordanti dalla strategia impostata dalla precedente commissione.  L’impressione di fondo è che l’asse dei ‘rigoristi’ della Core Europe si sia rafforzata con l’uscita di Mario Draghi.    

Rendimenti governativi

In questi anni abbiamo seguito le tante argomentazioni sul calo dei rendimenti obbligazionari abbracciando lo scenario di un’inflazione inesistente e della volontà delle banche centrali di sostenere i mercati e l’economia attraverso una serrata politica espansiva. Con le ultime decisioni da parte della FED di abbassare i FED funds a 0 - 0,25% si torna a riflettere sul movimento dei rendimenti al ribasso dei governativi decennali e al loro punto di minimo. Stanno in realtà sorgendo da parte degli strategist segnali di rischio per chi continua ad attendersi ulteriori cali dei rendimenti, mentre si notano nuovi limiti oggettivi soprattutto se correlati al livello raggiunto dei tassi dei tassi di più breve termine.

FED Funds e spread 3m – 10y

La scelta di ridurre in modo aggressivo i FED funds negli Stati Uniti sembra marcare un territorio oltre il quale il Presidente Donald Trump non possa fare altre richieste. Jerome Powell, governatore FED, ha invece riaperto il tema del Quantitative Easing come strumento utile a mantenere alta la liquidità di sistema, anche per la sua chiara posizione contro i tassi di interesse negativi. L’obiettivo della FED rimane quello di avere curve dei tassi inclinate positivamente e il più ripide possibili, in modo che il sistema della liquidità si normalizzi e le banche possano lavorare tranquillamente sul mercato del credito. Il Treasury decennale ha intrapreso dopo l’intervento di Powell un percorso di rialzo che lo vede oggi con un rendimento di + 0,78%, nonostante la caduta continua degli indici azionari. Un eventuale controllo della curva dei rendimenti, modello BoJ - Banca Centrale del Giappone, che pone un livello obiettivo dei rendimenti sulle scadenze più lunghe, potrebbe essere preso in considerazione anche da parte della Fed, ma probabilmente con target di rendimento del 10 anni sopra lo zero, magari tra 0,50 - 0,75%, livello ottimale per mantenere inclinata la curva dei rendimenti.

Banca Centrale Europea

Con la decisione di lasciare invariato il tasso sui depositi a -0,5%, la BCE sembra aver definito un livello minimo per i tassi più brevi. Le difficoltà di fare ‘banca’, più volte manifestate da parte degli istituti di credito tedeschi, sembra a questo punto aver preso il sopravvento nelle decisioni della BCE; ora se i tassi a breve, e le loro aspettative future, non sono per ulteriori ribassi questo approccio condizionerà le scadenze più lunghe. L’impatto risulta abbastanza visibile nei rendimenti obbligazionari dei Bund tedeschi, che nella primavera del 2019 hanno iniziato a scendere quando la BCE ha gradualmente rimosso il precedente limite al tasso di deposito, limite gradualmente rimosso in seguito. Nel recente movimento il Bund decennale è risalito fino all’attuale – 0,4%. In conclusione la scelta di non tagliare i tassi nell’ultima riunione e di considerare un pacchetto espansivo con la crescente attenzione agli impatti dei tassi negativi, sembra suggerire che la disponibilità di ulteriori riduzioni dei tassi sia limitata, sebbene da non escludere completamente qualora necessiti realmente.

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