4 febbraio 2020
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Rendimenti obbligazionari

  

La pandemia da CoronaVirus cinese ha avuto la classica risposta dai mercati finanziari con l’aumento dell’avversione al rischio, sebbene con reazioni contenute; alla notizia sono finiti in negativo i mercati emergenti (Cina in primis), le compagnie aeree, le agenzie per eventi e turismo e i prezzi del petrolio. Al contrario il riposizionamento dei portafogli in modalità Risk Off ha attivato la corsa verso i cosiddetti ‘beni rifugio’: titoli governativi statunitensi e tedeschi, e metalli preziosi. L'indice VIX, indicatore della volatilità del mercato azionario statunitense, ha visto un picco il 31 gennaio, senza superare il livello di 20 punti, rilevando un atteggiamento attendista degli operatori. Secondo gli analisti finanziari i dati positivi della Earnings Season e la garanzia di politiche espansive delle banche centrali hanno compensato le notizie ancora incerte sull’impatto della crisi sanitaria in Cina, oltre alla buona reattività operativa di tutti i paesi per circoscrivere l’evento.

Ritorni postivi e rendimenti negativi

Uno dei temi più volte sollevati dai consulenti finanziari riguarda la potenzialità di ritorno delle obbligazioni con rendimenti negativi. Secondo gli analisti del comparto obbligazionario ci sono diverse indicazioni che favoriscono l’inclusione di titoli a rendimento negativo in portafogli multi-asset, quali bilanciatori di rischio. In primo luogo l’acquisto di un Bund 10y con rendimento -0,4% e un prezzo di 104,2 può registrare un ritorno con una vendita a prezzo più alto e rendimento negativo crescente: sei mesi fa il Bund aveva raggiunto -0,7% sulla spinta di un ‘flight to quality’ verso titoli rifugio. Inoltre ad incentivare gli acquisti di questi titoli, oltre all’ottima liquidità, è l’attività di compratore nell’area Euro della BCE col programma APP di Quantitative Easing: il problema sarà quando ci sarà un cambio di strategia. Un'altra motivazione è l’acquisto di un rendimento negativo a fronte di una fase recessiva economica condizionata da un’alta deflazione; in questo caso l’investitore, sebbene sia soggetto a ritorno negativo dal titolo, beneficia della caduta dei prezzi al consumo garantendogli il mantenimento del suo potere d’acquisto.

Gestione Attiva di portafoglio

Nella stessa logica i gestori di portafoglio in caso di modalità Risk Off, riducono la parte di azioni ad alto rischio, con l’intento di ricomprarla a prezzi più bassi (modalità Risk On), parcheggiando la liquidità con titoli ad alto rating, sebbene a rendimento negativo. In tutto questo l’effetto di una gestione dinamica trova motivazione spostandosi da una classe di attività finanziaria all’altra nell’intento di creare valore e ritorno al portafoglio in una corretta gestione del rischio. Diventa invece meno significativo l’acquisto e la detenzione di una obbligazione a rendimento negativo da portare a scadenza, in un'economia con tassi di inflazione positivi; in questo caso il rischio di una perdita del proprio potere d’acquisto è certa. In conclusione, i gestori obbligazionari rimangono convinti che sia importante mantenere un’ampia diversificazione nelle classi di attività obbligazionarie sensibili in misura diversa a tassi di interesse e inflazione, strategie attive esposte al cambiamento delle condizioni del credito, oltre che alle dinamiche delle politiche monetarie delle banche centrali.

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