20 maggio 2020
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Riaperture in Area Euro

 

Il miglioramento delle condizioni sanitarie e la riapertura di gran parte delle attività economiche sembra dimostrare quanto si sia ridimensionata la sensibilità ai dati di contagio e ai decessi che hanno costituito pagine e pagine fisiche e digitali dei media negli ultimi tre mesi. La nuova situazione non deve comunque far perdere di vista quanto discusso in questi mesi negli ambienti scientifici e governativi, soprattutto per la prevenzione sanitaria e nella stima dei danni economici. Nelle prospettive del mercato dei capitali la pandemia ha tracciato un solco tra la reattività dei governi per la grave realtà della malattia e della perdita di molte vite, e l’intervento delle banche centrali a bilanciamento della caduta di fiducia a livello globale.

Commissione Europea

Mentre la Banca Centrale Europea si è attrezzata in brevissimo tempo nell’ampliare la rete di supporto al mercato dei finanziamenti, impedendone un Credit Crunch annunciato dalla parziale chiusura di molti settori economici, la Commissione Europea ha esitato sul comprendere ed agire per la gravità dell’infezione da Covid-19 che ha colpito prima Italia e Spagna, e solo successivamente invaso con forza altri paesi in Europa. Le cifre di intervento indicate dalla Presidente della Commissione Ursula Gertrud von der Leyen sono subìto parse incerte sia per la destinazione, in confusione tra fondi per l’emergenza o/e per la ricostruzione, sia per l’ammontare, uno, due, tre trilioni di Euro!

Recovery Fund

Si è dato quindi un primo via libera ad un pacchetto fino a 540 miliardi di Euro di prestiti alle imprese da parte della BEI, e all’introduzione del fondo garantito SURE da 100 miliardi quale strumento a sostegno della Casse Integrazione per la disoccupazione al lavoro dei paesi membri. I singoli paesi si sono quindi adoperati a creare strumenti di politica fiscale interna per garantire liquidità a famiglie e piccole imprese. Il tassello mancante sembra finalmente arrivato con l’intesa in questi giorni tra Macron e Merkel (Francia e Germania) per l’avvio delle trattative sulla nascita del fondo per la ricostruzione da COVID-19, il ‘Recovery Fund’. Ci sono due elementi chiave per l’importanza di questo fondo, ovvero il primo è la definizione dell’ammontare, si prospetterebbe di 500 mld Euro finanziati da emissioni di Eurobond, usiamo il condizionale, e il secondo, erogati a fondo perduto agli stati più colpiti dalla pandemia; ne scopriremo comunque i dettagli dopo la relazione della Presidente Von der Leyen. Ovviamente al dibattito ci si attende la replica negativa di Austria, Olanda, Danimarca, Svezia e altri stati minoritari, ma la proposta passerà solo dopo il voto maggioritario del Parlamento Europeo.

Mutalizzazione del debito

Il Recovery Fund aprirebbe quindi la strada per la mutualizzazione del debito europeo in una situazione altrettanto confermata dalla monetizzazione del debito tramite gli acquisti di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea - BCE. Le recenti analisi sulle decisioni monetarie suggeriscono che la BCE stia approcciando il mercato obbligazionario con un ‘target di rendimento’ simile alla Banca del Giappone. L’introduzione di acquisti senza limitazione di importo da parte delle banche centrali nazionali, coinvolte nel APP - programma di acquisti del Quantitative Easing, vede nella strategia della BCE non solo la capacità di assorbire i deflussi di mercato, ma anche di definirne uno “Spread” pari ad un pratico ‘Risk Premium’, lasciando il rischio/beneficio in carico alle Banche Centrali Nazionali stesse. Infatti sia per PSPP (Public Sector Purchase Programme di 20 mld mese + 120 mld Euro nel 2020) che per PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme di 750 mld Euro) il 90% delle obbligazioni sovrane acquistate è detenuto a proprio rischio dalle rispettive banche centrali nazionali.

Monetizzazione del debito

L’eliminazione dei vincoli di acquisto stabilita dal PEPP, con la deroga ai limiti ripartiti tra i 19 paesi dell’Area Euro sulla base della cosiddetta Capital Key, mette in condizione la Banca d'Italia di aumentare la quota di detenzione di Titoli di Stato italiani sottraendola ai sottoscrittori stranieri, presumibilmente delimitandone la volatilità e aumentando l’autonomia dell’emittente paese. Se da un lato la rinazionalizzazione dei mercati obbligazionari vede una strategia razionale, già attuata dal Giappone, negli Stati Uniti la FED vede tale politica già in atto a fronte del rischio che detentori importanti come la Cina possano utilizzare la detenzione dei Treasury quale strumento finanziario destabilizzante a livello geopolitico. La progressiva de-globalizzazione promossa da Trump dalla sua elezione in Usa a fine 2016 sembra ancora più accelerata dal contagio da Coronavirus e dalle criticità imposte dalla crisi sanitaria.

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The ECB and de facto yield targeting


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