23 aprile 2021
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Russia Bonds

 

Il debito governativo russo diventa oggetto di sanzioni da parte dell’amministrazione Biden a seguito delle diatribe che rendono i rapporti diplomatici tra i due paesi alquanto freddi. Al centro delle ragioni di Biden rimane sicuramente l’intromissione ‘digitale’ nella campagna elettorale con attacchi informatici atti ad influenzare le elezioni americane, ma anche lo schieramento militare sul confine ucraino e il caso dell’oppositore russo Alexei Navalny. Il rublo continua la sua altalena contro le più importanti valute dopo l’annuncio delle sanzioni statunitensi definite per impedire alle istituzioni statunitensi di partecipare al mercato primario delle emissioni di obbligazioni sovrane russe a partire dal 14 giugno 2021. La banca centrale russa ha già iniziato ad inasprire la politica monetaria nella riunione di aprile, aumentando il tasso ufficiale dal 4,5% al 5,0%. Con un'inflazione nominale al 5,8% e un tasso di 3m/3m già al 9%, ci sarebbero comunque buone ragioni per aumentare ulteriormente i tassi. Nel discorso di giovedì sullo stato della nazione, il presidente Vladimir Putin ha voluto lanciare un messaggio all’Occidente nel quale la Russia deciderà di volta in volta i casi in cui saranno superate “le linee rosse” che considera invalicabili per la propria sicurezza nazionale, messaggio che lascia aperta ogni azione ritenuta opportuna. Risulta comunque chiaro che la linea rossa principale potrebbe riguardare la presenza della Nato nelle aree che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica. Le più recenti informazioni vedono comunque il rientro delle forze dislocate nei distretti militari occidentale e meridionale.

Sanzioni sul debito

Oltre all'espulsione di 10 diplomatici russi e alle sanzioni finanziarie dirette contro 46 persone ed entità, è di particolare attenzione il divieto per le società finanziarie statunitensi di sottoscrivere nuovo debito sovrano russo. L'impatto diretto di tale sanzione risulterebbe limitato in quanto la quota di debito pubblico russo detenuta da stranieri è scesa dal 35% al 22% nell'ultimo anno per la limitata partecipazione degli investitori stranieri alle aste del tesoro. Il finanziamento di nuovo debito in Russia rimane orientato alla domanda interna con l’impegno delle banche locali di accollarsi le emissioni per poi negoziarle sul mercato secondario e all’interno dei portafogli degli investitori locali. In realtà il divieto di negoziazione negli Stati Uniti per le obbligazioni esistenti avrebbe un impatto più pesante, sebbene negli ultimi anni anche la partecipazione straniera sul mercato secondario sia notevolmente diminuita. A tenere alta l’attenzione degli investitori è anche l'inasprimento della regolamentazione ESG che impedirebbe ad un numero crescente di gestori internazionali di avere posizioni importanti negli asset russi.

Economie Emergenti

Con l’aumento delle prospettive di un’inflazione in netta crescita nei paesi emergenti, la Russia non è l'unico paese che sta restringendo la politica monetaria dalla posizione più espansiva. Alcuni indicatori di politica monetaria delle economie emergenti, che misurano la variazione media dei tassi di riferimento nelle decisioni effettive e nelle aspettative di mercato, si sono spostati in territorio negativo. Ciò sembrerebbe coerente con il difficile contesto globale per i mercati emergenti a seguito dell'aumento dei rendimenti dei governativi delle regioni sviluppate e del deterioramento del differenziale di crescita tra mercati emergenti e sviluppati. In particolare è sempre più rilevante l’estensione della crisi sanitaria che sta incidendo fortemente. Lo scenario monetario troverebbe le valute emergenti in un’area di probabile deprezzamento anche per un aumento dei flussi di capitale in uscita, in particolare nei paesi con ampi deficit gemelli, prospettive di crescita deteriorate e scarsa credibilità della politica di governo. Proprio a riguardo la selezione degli investimenti all’interno delle economie emergenti diviene un punto di attenzione.

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US imposes sanctions on Russia


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