19 novembre 2021
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Settore Energetico

 

Sul tavolo degli strategist di portafoglio si intrecciano parecchie problematiche in vista dell’outlook per il prossimo anno, esercizio efficace per rivedere l’asset allocation di periodo. In primo luogo si evidenzia il tema del Tapering delle Banche Centrali. Sono in molti a ritenere che si nasconda il rischio concreto che la FED statunitense stia sottovalutando il tema inflazione e che una rincorsa alla gestione fuori tempo possa impattare negativamente sull’economia e non solo degli Stati Uniti. Il secondo tema riguarda la preferenza tra Equity e Bond che vede un affievolimento dei ritorni attesi sull’azionario nonostante rimanga un’accesa cautela sulle obbligazioni governative. Infine la selezione azionaria settoriale e di stile. Dopo anni di prevalenza dello stile Growth l’anno in corso ha dapprima previlegiato lo stile Value per poi ribilanciare la performance con il ritorno dei titoli Growth.   

Inflazione passeggera, forse

Cardine per gli interventi di politica monetaria rimane sul tema inflattivo e in particolare il costo dell’energia, variabile che è balzata all’apice dell’attenzione dopo gli incontri del COP26 a Glasgow. Nella transizione verso le energie rinnovabili, l'impennata dei costi dei prodotti da fonti fossili non solo risuona come un campanello d'allarme alle modalità di realizzazione degli accordi, ma ha la necessità di verifica attraverso studi di fattibilità più attendibili se non pienamente condivisi. Le questioni relative alla sostenibilità ambientale vanno indirizzate in parallelo alla transizione energetica globale, nell’ambito della profonda complessità ambientale e sociale capace di integrare le analisi degli investimenti necessari. Le pressioni politiche ‘verdi’ da tempo stanno incidendo sugli investimenti in petrolio e gas, dimostratisi modesti e manchevoli negli ultimi anni. Le società petrolifere vedono azionisti insoddisfatti e ormai convinti della necessità di riorientare il capitale su attività di transizione energetica rispetto ai combustibili fossili. Il rischio che gli attuali investimenti nell'energia da idrocarburi possano risultare insufficienti per mantenere la produzione a medio termine complica ulteriormente gli sforzi di pianificazione della transizione. Il mondo è ancora soggetto alle decisioni di investimento in petrolio e gas prese prima della caduta del prezzo del petrolio nel 2015; oggi le produzioni di idrocarburi potrebbero risultare insufficienti rispetto alla domanda crescente, innescando un movimento dei prezzi non atteso. Come dimostrato nell’incontro COP26, una transizione completa alle energie rinnovabili richiederà decenni e nel frattempo i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nei trasporti, nell'elettricità e nella produzione di prodotti chimici.

Valutazioni di settore

Gli analisti finanziari dal settore energetico segnalano diversi elementi di attenzione; in primis la disaffezione degli investitori ha spinto i titoli petroliferi a valutazioni estremamente basse con un rapporto prezzo/flusso di cassa ai minimi di 25 anni. Nell’indice S&P500 la capitalizzazione del settore Energy pesa ormai meno del 3% con un P/E fwd12m di 12,7x (media a 20 anni 14,2x), il più basso tra tutti i settori dell’indice; all’opposto il Dividend/Yield è del 4% (media a 20 anni 2,7%) il più alto tra i settori. Ci sono anche ipotesi che il calo progressivo della domanda di idrocarburi lascerà le riserve inutilizzate prive di valore incidendo sul patrimonio delle società; sul tema la maggior parte delle compagnie petrolifere e del gas vengono valutate su riserve disponibili a dieci anni, periodo in cui i combustibili fossili rimarranno fondamentali per una transizione energetica senza intoppi e abbastanza breve da consentire agli investitori di ottenere ritorni soddisfacenti. Infine risulta più concreta la disponibilità delle società nel cambiare progressivamente il loro modello di business. Nei fatti le compagnie petrolifere e del gas, con strategie di transizione energetica credibili, faranno effettivamente parte della soluzione nel passaggio meritando la giusta attenzione da parte degli investitori. Il percorso da idrocarburi più sporchi come il carbone a quelli più puliti come il gas naturale risulterà un tratto essenziale intermedio. Man mano le società avanzeranno nei loro piani di trasformazione orienteranno valore nelle attività di prossima generazione per le energie rinnovabili e nelle relative infrastrutture di servizio. L'industria degli idrocarburi nei tanti anni di produzione ha sviluppato competenze ad ampio raggio in molte aree che possono essere riconvertite.

Asset Allocation

Gli analisti finanziari di settore vedono spazi di crescita ancora apprezzabili a patto di valutare regolarmente le società in portafoglio per capire come stanno affrontando il cambiamento climatico e analizzare le azioni intraprese in riferimento alle linee guida su patrimonio e sostenibilità dei flussi di cassa. Le analisi devono altresì riguardare la riduzione degli agenti inquinanti come il gas flaring, il controllo dei piani di decarbonizzazione e la congruità finanziaria di lungo termine. D’altro canto è altresì importante che gli investitori si impegnino in modo responsabile nell’utilizzo di energie rinnovabili, soluzioni per l'energia pulita, come ad esempio il passaggio ai veicoli elettrici, in modo da toccare con mano il processo transitivo. Infine gli Strategist di Asset Allocation confidano che astenersi dall'investire o procedere nel disinvestimento dal settore avrebbe comunque un costo; rimuovere l'accesso alla gestione societaria priverebbe gli investitori della rappresentanza necessaria per negoziare risultati migliori e spingere la transizione nel tempo, oltre a rinunciare alla partecipazione nella catena di valore.

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