10 ottobre 2019
Inserito da:
0
Settore Energy in Focus

 

Sono in molti a chiedersi cosa stia succedendo al settore energetico visto che da qualche tempo i principali strategist di portafoglio non ne fanno menzione nelle loro analisi; in verità i sintomi di un disimpegno non sono proprio così recenti. I segnali più evidenti hanno riguardato ad esempio l’uscita dalla classifica delle primi dieci società al mondo per capitalizzazione (2018) di tutte le società OIL&GAS; oggi per trovare le prime dobbiamo scendere al 12° posto (ExxonMobil) e al 18° (Royal Dutch Shell), mentre ai primi dieci posti sono balzate: Apple, Google-Alphabet, Microsoft, Amazon, Tencent Holdings, Berkshire Hathaway, Facebook, Alibaba, Johnson & Johnson e JPMorgan Chase.

Offerta nel settore

In secondo luogo le vicende relative all’offerta dopo che gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti e l’accelerazione delle attività di estrazione legate allo Shale Oil&Gas. Proprio su questo si è incastrata l’IPO di Aramco; sebbene risulti la società che guadagna di più al mondo, non sembrerebbe la più richiesta. Da tempo, forse a novembre si dovrebbe procedere, l'Arabia Saudita è pronta alla mastodontica IPO (offerta pubblica iniziale) capace di ridare una visione nuova all'economia dell'Arabia Saudita del principe Mohammed bin Salman. Dalle prime valutazioni di 2.000 mld $ del 2016, la società sembra possa valere oggi poco più di 1.100 mld$, secondo Bloomberg Intelligence; un taglio importante alle previsioni di incasso di un parziale collocamento.

Valutazioni del settore

Dopo un lunghissimo periodo di stretta correlazione tra le valutazioni delle società quotate e il prezzo del petrolio, nel 2016 si è assistito ad una ‘rottura’, con la discesa delle società a fronte di una risalita del greggio. Anche nei più recenti avvenimenti la ‘put’ del petrolio e l’effetto difensivo del settore energetico sono venute meno. Il riferimento è per gli attacchi alle petroliere nel Golfo Persico e al più grande impianto in Arabia Saudita, che hanno fornito un veloce picco delle quotazioni del greggio seguito da un rapido rientro, mentre le società petrolifere non si sono quasi mosse. Se quindi in pochi anni il peso nell’indice S&P500 dell’Energy è sceso dal 10% all’attuale 4,5%, la perdita di redditività dimostra valutazioni non lontane dalla media P/E fwd12m a 16,1x (17,1x media a 20 anni), rispetto a 16,8x dell’intero S&P500. Ad essere ben sopra la media ventennale risulta invece il Dividend Yield pari a 4,2% rispetto a 2,4%.    

Il filtro ESG

Un’ulteriore ragione del disimpegno può essere riferita alle considerazione degli investimenti responsabili.  L’introduzione di vincoli attraverso filtri di tipo ambientale, sociale e di governance (ESG), vedono nella versione semplificata l’esclusione di interi settori ritenuti incompatibili, come quello energetico a causa della sua esposizione ai combustibili fossili o quello del tabacco comunemente omesso per il suo impatto sulla salute. L’esclusione di questi settori anche se ritenuta molto popolare aggiunge delle limitazioni sulla qualità e di gestione del rischio nel portafoglio: il settore energetico è stato un diversificatore costante nel primo decennio del 2000, diventato pressoché neutro dopo la crisi finanziaria, per poi registrare un’impennata e un successivo calo della sua correlazione rispettivamente prima e dopo il calo del prezzo del petrolio. Una sottostima del potenziale di diversificazione del settore energia potrebbe gravare su volatilità e ritorno.

Leggi le ricerche selezionate da R&CA cliccando sul seguenti link:

Is oil’s relationship with energy stocks slipping?

Diversificazione con un ESG più intelligente


Commenti
trackback:
Condividi
Cerca
 
Aziende in evidenza
R&CA - Research & Capital Allocation
Schroders
Fidelity
UBS Global Asset Management
Invest Banca Spa
Axa Investment Managers
AB Global
Pioneer Investments
J.P.Morgan Asset Management
24OREFORMAZIONE|EVENTI – Il Sole 24 ORE
MORNINGSTAR
Aberdeen Asset Management
iShares
University Campus
Categorie