30 agosto 2013
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Categorie: Global Allocation
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Tensioni mediterranee vs Safe havens

La motivazione che sembra non creare panico ai mercati finanziari, almeno per ora, rimane l’idea che se gli Usa dovessero dare il via all’operazione militare contro la Siria, dopo la conferma degli ispettori ONU dell’uso di armi chimiche, l’attacco risulterebbe circoscritto ad un lancio di missili cruise atti a neutralizzare il sistema bellico siriano senza ulteriori iniziative.

In realtà Obama e Cameron sono stati stoppati dai rispettivi dibattiti in Parlamento, mentre la diplomazia dell’ONU prende tempo per cercare una soluzione pacifica; i ‘muscoli’ sono comunque già visibili nel Mediterraneo con le portaerei, fregate, sottomarini e cacciatorpediniere di Usa, Gran Bretagna, Francia e Russia. Il timore che il conflitto si possa allargare alle aree periferiche sembra comunque plausibile. In ambito finanziario i segnali di un cambio di sentiment si sono già avuti nei prezzi di petrolio e oro, e nel consolidamento di tutti i Risk Assets, anche se in modo discontinuo. Che alcuni Strategist abbiano già sollevato il piede dall’acceleratore è ormai evidente: l’incertezza per il futuro ha preso il sopravvento, mentre i dati macro positivi sono passati inosservati. L’aumento seppur limitato della volatilità e l’allargamento degli spread sul credito sembrano togliere l’appetito per il rischio, in attesa di eventi ormai imminenti. Settembre troverà, oltre alle elezioni in Germania, la discussioni negli Usa sul ‘debt ceiling’ e della Fed sull’uscita del QE; temi centrali per un possibile aggiustamento dei portafogli. L’opinione comune vede i mercati dei paesi emergenti rimanere sotto pressione a causa della volatilità dei rendimenti dei titoli governativi soprattutto americani. Le iniziative delle Banche Centrali, indirizzate a dare stabilità alle valute locali, saranno l’indicatore fondamentale sul riequilibrio dei flussi; non mancano comunque alcune indicazioni positive come per il Brasile dove la rimozione della IOF Tax (Financial Transaction Tax) e le strategie monetarie applicate fino ad ora sembrano dare i primi risultati.

 

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Temporary spikes in oil and gold       

 


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