10 maggio 2019
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US Dollar Index

 

Gli analisti sono tornati a guardare con attenzione alla capacità del dollaro statunitense di consolidare gli attuali livelli, dopo un variegato movimento che da inizio 2018 lo ha portato ad un ampio recupero. Seguendo in sintesi la sua storia, l’US Dollar Index (DXY) è rimasto debole, intorno ad 80 punti, tra il 2011 e la primavera del 2014, per poi apprezzarsi fino a sfiorare i 103 punti nell’ottobre 2016, a seguito di un buona crescita economica e un rafforzamento della fiducia nel sistema finanziario americano. Da quel momento l’indice era tornato a scendere fino a 89 punti nel gennaio 2018 a seguito di prospettive economiche meno positive, per poi rialzarsi fino agli attuali 97, seguendo la ritrovata espansione economica e la decisione della FED di iniziare un ciclo di restrizione monetaria e un progressivo rialzo dei tassi di interesse.

Scenari in evoluzione

Sebbene non sia facile stabilire un rapporto di cambio tra valute a medio termine, le analisi sui tassi di cambi trovano il dollaro sopravvalutato rispetto a valute quali Euro e Sterlina. Gli esperti sottolineano che nella gran parte di questo ciclo di mercato il dollaro è stato trattato come bene rifugio per gli investitori globali, facendo salire la detenzione di valuta statunitense all’estero a $ 37 trilioni di dollari. Lo scenario sembra ora diverso; negli ultimi anni, il dollaro ha beneficiato di un ciclo virtuoso con gli investitori globali che hanno comprato dollari per rimborsare i loro debiti in valuta forte. Inoltre le eccedenze di risparmio globali di paesi come Cina e Giappone sono state fonte di finanziamento per i mercati statunitensi. Queste condizioni mostrano però segni di inversione (vedi relazioni commerciali difficili tra USA e Cina). Inoltre, i costi di copertura per gli investitori sono elevati, il risparmio globale è in calo e la competizione del dollaro con le principali valute (Euro, Yen e Yuan) è in aumento.

Valutazione valutaria comparata

Dal punto di vista macro in realtà sia le valutazioni di medio termine determinate da rapporti di prezzo e inflazione (PPP - purchasing power parity), dal tasso di cambio effettivo reale (REER- real effective exchange rate), che da un più immediato rapporto dato dalla cosiddetta Burgernomics (The Economist - The Big Mac index – confronto dei prezzi dei burger McDonalds nel mondo) trovano una sovravalutazione del Dollaro Usa verso EUR tra l’8% e il 18%. Si sa che i mercati possono rimanere lontani dai livelli ‘fair’ per molto tempo, influenzati più dalla fiducia e da situazioni geopolitiche contingenti, ma gli analisti sono propensi a considerare un allineamento verso i valori ‘fair’ entro le elezioni Usa dell’autunno 2020. Dal punto di vista dei flussi di investimento, gli strategist di portafoglio sottolineano che a fronte di una ritrovata debolezza del dollaro i mercati finanziari internazionali dovrebbero trarne beneficio.

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Is the Mightly Dollar Losing its Smile?

 


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