12 dicembre 2017
Inserito da:
0
US Equity Markets

           

La capacità degli Stati Uniti di attrarre capitali di rischio non sembra esaurirsi, nonostante le previsioni sulla liquidità di sistema imposte dall’atteggiamento meno espansivo della banca centrale FED. I dati macroeconomici in realtà si stanno dimostrando sopra le attese e in progressione nel loro trend di crescita; lo dimostrano in primo luogo i recenti dati sul mercato del lavoro e un tasso di disoccupazione ai minimi storici del 4,1%. Dal lato del mercato finanziario gli indici americani segnano da tempo nuovi livelli record, senza per questo indicare segnali di stress: da inizio anno le performance vedono il Nasdaq100 a + 31%, DJIA a + 23% e l’indice S&P500 a + 19%. Il dato più eclatante è che il mercato azionario sta salendo senza sosta dal 6 marzo del 2009, all’interno di un ciclo economico che ne rispecchia esattamente l’espansione, e favorito da una politica monetaria ultra espansiva che sembra comunque volgere al termine.

La riforma fiscale di Trump

Uno dei temi più interessanti sottoposto dagli analisti è quello delle valutazioni. Anche se in concreto non viene pronunciata ancora la domanda: “Bolla di mercato?” gli esperti sottolineano due eventi straordinari che giustificherebbero la tenuta del trend rialzista ovvero: a) la crescita economica sincronizzata a livello globale non può che favorire l’avanzata degli utili aziendali, soprattutto multinazionali; e b) il contesto favorevole determinato dalla riforma fiscale che mette al primo posto il taglio delle imposte sulle società, su nuovi investimenti e il rimpatrio dei capitali. Come sottolineato dagli economisti repubblicani la riforma di Trump sembra ancora più efficace rispetto alle esperienze precedenti perché focalizzata sul sistema produttivo ed il rilancio delle infrastrutture interne al paese, in molti casi ormai obsolete. Trump oltretutto vuole che i benefici ricadano principalmente sulla società statunitensi e per questo ha chiesto una revisione dei trattati commerciali e aperto nuovi accordi bilaterali (TPP, Parigi, NAFTA, Cina, Giappone, UK).

Rapporti di valutazione S&P500

Dal punto di vista numerico gli analisti si stanno soffermando sugli impatti della riforma fiscale in relazione alle attuali valutazioni che già in parte stanno incorporando i benefici fiscali del nuovo contesto, una volta approvata la legge dal Congresso. Ad oggi i due rapporti più significativi mostrano valori sopra la media storica; ad esempio il Current S&P 500 Price to Book Value risulta di 3,33 rispetto ad una media dal 2000 di 2,75 con un minimo di 1,78 nel marzo 2009 e un massimo di 5,06 nella bolla della ‘new economy’ del marzo 2000. In termini di rapporto Prezzo/Utili aggiustato per il ciclo (Shiller P/E - Price/Earnings) anche in questo caso il rapporto risulta cresciuto molto negli ultimi anni: il Current S&P 500 Shiller P/E ratio risulta di 32,27 rispetto ad una media storica da sempre di 16,15 con un minimo di 4,78 nel dicembre 1920 e un massimo di 44,19 nel dicembre 1999. A fronte della riforma fiscale le cose potrebbero cambiare; gli studi condotti vedono, a parità del livello di profittabilità del business attuale, un aumento degli utili aziendali nel 2018, in conseguenza del taglio delle imposte societarie dal 35% al 20%, di circa il 12%. Tenendo conto di questo, il rapporto P/E andrebbe ovviamente rivisto e corretto anche in relazione ad un’opportunità di manovra nella gestione strategica della maggiore liquidità disponibile generata nel tempo e favorevole a nuovi investimenti e dividendi.

Leggi la ricerca selezionata da R&CA cliccando sul seguente link:

Are US Equity Prices Overvalued?

 


Commenti
trackback:
Condividi
Cerca
 
Aziende in evidenza
R&CA - Research & Capital Allocation
Schroders
Fidelity
UBS Global Asset Management
Invest Banca Spa
Axa Investment Managers
AB Global
Pioneer Investments
J.P.Morgan Asset Management
24OREFORMAZIONE|EVENTI – Il Sole 24 ORE
MORNINGSTAR
Aberdeen Asset Management
iShares
University Campus
Categorie