11 novembre 2020
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UST volatility

  

Con l’insediamento dell’amministrazione governativa statunitense e relative assegnazioni di funzione, di cui si attende la conferma alla conclusione dello spoglio elettorale, gli operatori finanziari hanno spostato l’attenzione alle politiche della FED. Proprio in previsione della campagna elettorale Jerome Powell, governatore della banca centrale americana, si era premurato in primavera di predisporre un piano ampio e flessibile con durata sufficiente a superare l’esito delle presidenziali. In questo momento i membri del FOMC, l’organo esecutivo della FED, si stanno preparando al meeting più importante dell’anno che vede la definizione della strategia monetaria per il 2021 in base alle stime delle variabili macroeconomiche e alle necessità di finanziamento di un debito pubblico in forte espansione. In effetti il 2020 è stato un anno particolarmente volatile per il decennale UST che è passato dal rendimento dell’1,88% di inizio anno ad un minimo di 0,54% il 9 marzo, un rimbalzo subito dopo all’1,18% il 18 marzo, per poi rimanere per molto tempo intorno a 0,65%. Solo in questi giorni, e le indicazioni della vittoria di Joe Biden alle presidenziali, il rendimento è risalito a 0,98%, con il 30 anni all’1,75%: un movimento che ha ridimensionato le performance dei fondi obbligazionari.  

Implicazioni politiche

La partita della FED si giocherà su più piani, compreso quello più difficile di proiettare una stima della crescita economica. Il primo piano è quello del virus; le informazioni relative all’efficacia del vaccino della Pfizer nel 90% dei casi hanno dato subito una spinta al sentiment degli investitori che si aspettano una decisa riapertura delle attività economiche e un ritorno alla normalizzazione dei modelli comportamentali. In realtà le indicazioni di molti CEO vedono nel lavoro in remoto una valida occasione per rivedere i costi amministrativi e in molti casi la produttività. Il secondo piano di analisi è infatti quello dell’occupazione e rilancio economico e dei relativi stimoli/sostegni per l’incidenza recessiva di moltissimi settori. Il manifesto progressista di Joe Biden ha una lunga radice se pensiamo che dall'inizio degli anni '60 ha proposto circa 4 trilioni $ di aumenti delle tasse per finanziare spese in infrastrutture, sanità, assistenza sociale e istruzione. Oggi il sogno potrebbe risultare frenato con un Senato guidato dai repubblicani e la difficoltà di trasferire aumenti fiscali sulle società e persone con ricchezza netta elevata verso istruzione, sanità e sicurezza sociale in più ampie aree del paese. E’ plausibile invece che il Senato non respinga le iniziative infrastrutturali, anche se rivolte all'energia pulita e al tema climatico. In ogni caso si tratta di interventi a medio e lungo termine indirizzati alla crescita del GDP e una riduzione futura della necessità di sostegno della politica monetaria.

Scenari monetari

Rimane visione diffusa che senza ulteriori stimoli a breve il rafforzamento dell'economia statunitense probabilmente tenderà a smorzarsi, dato l'aumento dei casi di coronavirus riscontrati e relative restrizioni, ma risulta anche evidente che un’accelerazione sulla produzione di vaccini lascia spazio a nuovi scenari. Di concerto gli economisti tendono a sottostimare la forza economica in caso di stimoli fiscali; gli esperti hanno sistematicamente sottovalutato l'effetto di stimolo iniziale nonostante sia stato il più ingente dalla Seconda Guerra mondiale: negli ultimi sei mesi la velocità della ripresa ha costantemente sorpreso positivamente gli economisti, con una ripresa a ‘V’ esclusa nei risultati attesi. Il dubbio è quindi ‘quali saranno le mosse della FED’ perché non venga meno il supporto alla ripresa nel 2021, anche in relazione alle precedenti posizioni di Powell nell’indicare tempi molto lunghi di tassi bassi. Gli analisti restano convinti che le decisioni del FOMC si possano concentrare inizialmente su operazioni di Twist capaci di orientare il mercato verso un appiattimento della curva dei rendimenti, uno sforzo significativo, in quanto le indicazioni reflattive spingerebbero gli operatori sul fronte opposto. Nel dubbio gli investitori stanno attivando una parziale presa di profitto sui Treasury più lunghi.

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Fed Watch: No Twist


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