13 dicembre 2019
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Vincono Conservatori, Johnson e Brexiteer

 

Le prime osservazioni dopo l’esito schiacciante dei Conservatori britannici (Tories) di Boris Johnson rispetto agli altri partiti, partono dalla impennata della sterlina che, al contrario di quanto atteso, non ha compromesso il buon andamento del listini azionario (FTSE AIM All Share Index +1,97%). Riguardo all’esito della votazione sono ben 364 i seggi conquistati dai Tories (su 650) scavalcando in modo evidente i 326 seggi che decretano la maggioranza assoluta. Male o forse malissimo i Laburisti di Jeremy Corbyn che si fermano a 203 con un dato che risulta il peggiore da tempo immemorabile e che dimostra quanto la campagna di Boris Johnson centrata sull’uscita rapida dall’ Unione Europea abbia portato a suo favore moltissimi elettori di sinistra che non hanno recepito positivamente le proposte di Cobyn per una uscita ancora da negoziare o alla necessità di un nuovo referendum sulla Brexit.

Più forza per il divorzio

Chiaramente lo scenario riapre immediatamente i negoziati tra UK e UE per concludere le pratiche di divorzio e l’uscita dei britannici dall’Unione Europea. Le due parti hanno tempo fino al 31 dicembre 2020 per completare i negoziati commerciali, un tempo lungo ma anche un traguardo impegnativo se pensiamo che gli accordi di libero scambio con il Canada sono durati sette anni alla UE per convincere tutti gli Stati membri dell'UE a ratificare individualmente l'accordo. L’opzione rimane quella di estendere il periodo di transizione dal 31 dicembre 2020 a altri mesi o anni successivi, anche se la precedente opzione prevista con scadenza 30 giugno 2020, era già stata esclusa nel manifesto elettorale dei Conservatori e sostituita dal 31 gennaio 2020.  

Politica monetaria …

La banca centrale inglese BoE continuerà il suo approccio di attesa sia per capire meglio le condizioni economiche e fronteggiare l’esito dei negoziati. Alcuni operatori stanno comunque ipotizzando un prossimo taglio dei tassi dopo il voto ‘non unanime’ della riunione BoE di novembre. In realtà un taglio a dicembre o gennaio risulterebbe difficile visti i tempi ravvicinati e l’avvicinamento della scadenza del 31 gennaio per la Brexit citata ripetutamente da Johnson. Potrebbe essere invece a marzo la finestra utile, salvo decisioni diverse del Governatore Carney in attesa del suo fine mandato a gennaio, ma anche di un rinnovo. E’ quindi evidente che cambiamenti nella BoE e un nuovo Governatore potrebbero rivedere la politica alla luce di una forza politica forte in parlamento.

… e fiscale

Infine la politica fiscale: secondo Boris Johnson il 2020 aprirà ad una stagione espansiva dopo un decennio di austerità fiscale. Sono state molte le proposte del leader conservatore a cui si dovrà adesso dare seguito. Secondo il manifesto elettorale, i Tories si sono impegnati a stimolare la crescita economica di uno 0,2% del GDP fino al 2022 senza incidere troppo sul deficit di bilancio, dato non sufficiente a far ripartire una solida ripresa occupazionale che da tempo ristagna; anche la fiducia dei consumatori probabilmente rimarrà bassa a fronte del rallentamento dell'economia globale, stimato nei trimestri del 2020. Un simile scenario prevedrebbe una crescita del Regno Unito sotto potenziale anche per il prossimo anno e a questo Johnson dovrà provvedere.

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Johnson wins UK General Election


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