22 febbraio 2017
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Volatilità e Valutazioni

 

Tra gli indicatori maggiormente monitorati in questo periodo di rialzo del mercato azionario statunitense ci sono sicuramente quello valutativo, condizionato dalla stagione degli utili, ovvero il rapporto Price/Eearnings (prezzo/utili - P/E forward 12 mesi) e quello della volatilità che è balzato all’occhio relativamente al basso livello rispetto ai dati storici. Sul primo indicatore le società dell’S&P500 stanno ormai esaurendo la consegna della reportistica dell’ultimo trimestre 2016 (90% dei risultati) e profitti medi in aumento di oltre il 4,5%; il dato mostra che i due terzi dei bilanci hanno visto utili superiori alle previsioni degli analisti generando ulteriore ottimismo negli investitori. I mercati azionari di Wall Street, DJIA nettamente sopra 20.000 punti, S&P500 a 2365 punti e Nasdaq in avvicinamento a 6.000 punti, si trovano oggi ad aggiornare quasi quotidianamente i loro massimi storici.

Aumento del multiplo di valutazione

La risposta alla domanda se le attuali valutazioni azionarie siano in linea con l’andamento economico e soprattutto con le prospettive sugli utili risulta senza grandi certezze per almeno due effetti attesi: il primo riguarda la politica fiscale della nuova amministrazione Trump la quale pone al centro il taglio delle tasse, una sana deregolamentazione e l’avvio di nuovi investimenti infrastrutturali, e il secondo per la politica monetaria della FED che mostra ormai un atteggiamento restrittivo. Con gli ultimi dati disponibili il rapporto P/E fwd 12m ha raggiunto 17,6x tornando ai livelli del giugno 2004; secondo gli Strategist un segnale allarmante di sopravvalutazione potrebbe essere un valore più vicino a 20x, ritornando storicamente tra il 1998 e il 2003.

VIX a livelli molto contenuti

Sul tema della volatilità gli indici rilevatori quali VIX per il mercato statunitense, VNKY Index per il Giappone e Vstoxx Index per l’Europa, si trovano ormai da tempo in una situazione vicina a una sola cifra. Nonostante i rischi apparenti, soprattutto geopolitici, la volatilità appare bassa e poco costosa considerata come attività finanziaria. Il mercato azionario si è distinto parecchio in questi ultimi trimestri, risulterebbe quindi interessante considerare anche una parziale copertura delle posizioni lunghe in senso più ampio contro i rischi di eventi e correzioni di mercato in una logica di protezione del portafoglio. Secondo gli analisti anziché procedere alla vendita di parti del portafoglio azionario, l’acquisto di opzioni a copertura del rischio di mercato (beta) lascerebbe spazio agli investitori per un posizionamento di generale rialzo azionario.

Strategia di copertura

Con le valutazioni del mercato azionario in ascesa, per l’investitore rialzista il beneficio della partecipazione può sembrare comunque limitato dal costo dell’opzione put. In realtà per una più view di mercato neutrale, potrebbe essere più attraente perdere un potenziale rialzo in cambio di una protezione al ribasso, come ad esempio attraverso un strategia azionaria di collar tradizionale (acquisto di una put out-of-the-money e la vendita di una call out-of-the-money con strike price diversi). Anche se le opzioni put (copertura al ribasso) risultano praticamente in ogni mercato azionario più costose delle opzioni call (beneficio in caso di rialzo), la differenza tra le due (skew) è diminuita in modo significativo negli ultimi mesi, rendendo questa strategia più attraente. Secondo gli Strategist di portafoglio le opportunità per acquistare volatilità è comunque riferibile al breve termine in quanto gli strumenti utilizzabili hanno un alto costo di mantenimento che tende a ridurre i benefici con il passare del tempo.

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