5 maggio 2022
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Dopo un periodo di stabilità, recentemente il tasso di cambio tra la valuta cinese e il dollaro americano ha visto un marcato deprezzamento del RMB di oltre il 4% passando in sole tre settimane da 6,35 a 6,61, una variazione che ha messo pressione al mercato finanziario cinese e attirato l’attenzione nel mercato globale. In realtà il recente deprezzamento del RMB era già presente nelle aspettative di inizio anno a causa di alcune motivazioni che si sono in effetti manifestate. Una prima ragione sul deprezzamento ha riguardato il restringimento dello spread tra il rendimento dei Teasury Usa e delle emissioni governative cinesi, quale conseguenza di una politica monetaria che ha visto la banca centrale cinese PBoC tagliare due volte il suo tasso di riferimento (LPR - Loan Prime Rate) e promuovere la riduzione delle riserve obbligatorie (RRR) delle banche commerciali per allentare il credito, mostrando un ciclo di politica monetaria espansiva in opposizione alla restrizione della banca centrale statunitense che ha aumento i tassi di interesse dei FED Funds. In questo scenario infatti la PBoC ha voluto parare il declino evidente della crescita economica cinese, a fronte della ripresa degli USA, soprattutto nel cambiamento delle previsioni di crescita a breve termine dovuto alle ondate di pandemia e al lockdown di Shanghai ...

29 aprile 2022
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I dati sull’inflazione non migliorano indicando un problema prolungato per le autorità monetarie che nello scorso anno avevano tergiversato in attesa di prezzi più stabili. In realtà la situazione geopolitica peggiorata mostra valori di aumento dei prezzi al consumo che in alcuni casi sono saliti a doppia cifra se non tripla, come nel caso dell’energia elettrica, ma anche di molti altro beni. In effetti le probabilità che i prezzi componenti gli indici di inflazione al consumo possano ancora rincarare seguono il perdurare dei costi sull’acquisto di materie prime e produzione con i primi aumenti salariali. Rispettivamente a marzo, su base annua, negli Stati Uniti PPI (prezzi alla produzione) e CPI (prezzi al consumo) hanno segnato + 11,2% e + 8,5% (dato più alto dal 1981); nell’area Euro PPI + 31,4%, spinti dai costi per l’energia a + 87,2%, e CPI + 7,4%. I mercati finanziari si sono quindi irrigiditi davanti a questo contesto che vede le banche centrali, concentrate sul target inflattivo, pronte ad una stretta monetaria, imprevista fino a qualche trimestre fa. In questo scenario gli operatori sono preoccupati per un’azione monetaria, inusuale per velocità ed intensità, che potrebbe destabilizzare l’equilibrio finanziario promosso della straordinaria liquidità immessa durante il periodo pandemico e che ora le banche centrali vedono quale causa del ciclo inflattivo e motivo per essere ritirata ...

22 aprile 2022
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Il primo trimestre dell’anno si è chiuso con un netto calo degli indici azionari: l’indice MSCI World AC val loc ha perso il 7,46%. Le ragioni sono molteplici anche se a prevalere ha sicuramente inciso l’avversione al rischio per l’invasione russa dell’Ucraina. In realtà il calo del listino europeo dopo il 24 febbraio, data dell’invasione, si è in parte riassorbito; l’indice MSCI EMU in valuta locale da inizio anno al 23 febbraio perdeva il 7,67% e a fine marzo la perdita è salita a 9,37%, mentre oggi si è ridotta a 8,81%. Le altre motivazioni, in parte già presenti nell’outlook di inizio anno, hanno riguardato le prospettive di crescita economica in calo rispetto alla forte ripresa del 2021, le difficoltà nella catena di approvvigionamento, il rialzo dei prezzi di materie prime, soprattutto dell’energia, il tutto amplificato dalle preoccupazioni scatenate dai rischi geopolitici. In questo contesto dobbiamo sottolineare l’atteggiamento restrittivo delle banche centrali a fronte di proiezioni non chiare sul rientro dell’inflazione. Dopo un primo aumento dei FED funds la banca centrale statunitense è sembrata orientata ad un’accelerazione degli aumenti dei tassi tanto che il governativo decennale UST10y si sta avvicinando velocemente al rendimento del 3%, siamo al 2,93%, trascinando con se il Bund decennale tedesco a 0,95%, ormai vicinissimo all’1% ...

 

2 aprile 2022
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Torna in Cina il problema del Coronavirus e con esso un nuovo lockdown a Shanghai dopo più di due anni; la città sarà chiusa in due fasi nell'arco di nove giorni mentre le autorità eseguiranno i test per il Covid-19. L'importante centro economico ha combattuto la nuova ondata di infezioni per quasi un mese, ma ora le autorità hanno deciso per un intervento diretto prima che la città di circa 25 milioni di abitanti destabilizzi l'intera economia. Il blocco avverrà in due aree prima la parte orientale della città e poi quella occidentale per complessivi 10 giorni. Il mercato finanziario rimane pertanto all’interno di un periodo di estrema volatilità sulla scia di importanti cambiamenti a livello locale del processo decisionale, ma anche di un obiettivo di crescita economica del 5,5%, il più lento dal 1990, esclusa la pandemia. A fine anno la Cina si troverà ad affrontare una transizione di leadership storica, pronta a confermare Xi Jinping come capo di stato per un terzo mandato, situazione senza precedenti ...

19 marzo 2022
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Con negoziati in progressione tra Russia e Ucraina, ma soprattutto per l’interessamento di tutte le più importanti diplomazie e la videochiamata tra i presidenti di Cina e Stati Uniti, le probabilità di una risoluzione sembrano aumentare: potrebbe essere questo il motivo principale per la pausa della pressione negativa sui mercati finanziari, il ritracciamento dai massimi di Gas e Petrolio, e la conseguente ripresa degli asset rischiosi. La settimana si è chiusa con un generalizzato rialzo, in particolare per la risalita dei listini cinesi e del settore tecnologico. In Europa, nelle ultime cinque sedute, l’indice Dax di Francoforte ha visto un recupero di +4,24%, riducendo a meno 10,03% la performance da inizio anno, il FTSE MIB a + 3,86%, -12,65% da inizio anno; dall’altra parte dell’oceano l’indice Usa S&P500 chiude la settimana a + 6,2%, meno 6,95% da inizio anno. Un miglioramento anche a fronte di ulteriori indicazione dal punto di vista monetario; le maggiori Banche Centrali hanno infatti concluso le loro riunioni di marzo con le indicazioni di indirizzo a medio termine ...

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