10 marzo 2022
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Il messaggio della presidente BCE Christine Lagarde ha illustrato le preoccupazioni per l'aumento dell’inflazione a seguito della situazione geopolitica e delle prospettive di crescita economica riviste al ribasso. Le discussioni in seno al Consiglio hanno visto posizioni in più direzioni, con banchieri a favore dell’immobilismo attendista e altri pronti a ridurre gli acquisti netti senza condizioni e predisporsi all’aumento dei tassi chiave. Gli aspetti che hanno influito sul mercato obbligazionario sono stati la determinazione sulla chiusura degli acquisti entro giugno e ovviamente la chiara intenzione di procedere ad una normalizzazione dei tassi di interesse di riferimento entro l’anno, nell’idea di sostenere il rientro dell’inflazione. Il processo di riduzione degli acquisti si sta dimostrando rapido con la chiusura del PEPP a fine marzo, come previsto, e la scaletta decrescente di acquisti dell'APP (Asset Purchase Program) con 40 mld di Euro ad aprile, 30 mld a maggio, 20 miliardi a giugno con l’idea di un sua conclusione nel terzo trimestre; di fondo, la precisazione di una flessibilità lascerebbe intendere ad un possibile acquisto finale a luglio di 10 mld Euro prima della conclusione. Il Consiglio ha comunque confermato il reinvestimento di titoli in scadenza e delle cedole ...

9 dicembre 2021
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Gli asset dei mercati emergenti sono risultati sotto pressione nelle ultime settimane a causa dell'emergere della variante COVID-19, Omicron, ma anche per le indicazioni meno accomodanti su un possibile tapering accelerato dell’acquisto di titoli del presidente della Fed statunitense Jerome Powell. Gli spread delle obbligazioni sovrane degli Emerging Markets (EM) in valuta forte, si sono mossi al rialzo al livello più ampio dell’anno, raggiungendo i 391 bps. In effetti, mentre in generale gli spread obbligazionari sono scesi dai loro picchi più recenti, il contesto globale macroeconomico non risulta favorevole in avvio del prossimo anno ai mercati emergenti. Situazione ancora confusa in Cina per problemi regolamentari sulla tecnologia e finanziari nel settore immobiliare, preoccupazioni per la crescita globale, inflazione in netto aumento e previsioni di restringimento delle condizioni monetarie, rischiano di pesare proprio sulle prospettive di crescita economica di questi paesi. Il segnale finanziario vede flussi verso i fondi obbligazionari Emerging Markets virati in negativo, con deflussi netti dalla fine dello scorso mese di novembre ...

23 aprile 2021
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Il debito governativo russo diventa oggetto di sanzioni da parte dell’amministrazione Biden a seguito delle diatribe che rendono i rapporti diplomatici tra i due paesi alquanto freddi. Al centro delle ragioni di Biden rimane sicuramente l’intromissione ‘digitale’ nella campagna elettorale con attacchi informatici atti ad influenzare le elezioni americane, ma anche lo schieramento militare sul confine ucraino e il caso dell’oppositore russo Alexei Navalny. Il rublo continua la sua altalena contro le più importanti valute dopo l’annuncio delle sanzioni statunitensi definite per impedire alle istituzioni statunitensi di partecipare al mercato primario delle emissioni di obbligazioni sovrane russe a partire dal 14 giugno 2021. La banca centrale russa ha già iniziato ad inasprire la politica monetaria nella riunione di aprile, aumentando il tasso ufficiale dal 4,5% al 5,0%. Con un'inflazione nominale al 5,8% e un tasso di 3m/3m già al 9%, ci sarebbero comunque buone ragioni per aumentare ulteriormente i tassi. Nel discorso di giovedì sullo stato della nazione, il presidente Vladimir Putin ha voluto lanciare un messaggio all’Occidente nel quale la Russia deciderà di volta in volta i casi in cui saranno superate “le linee rosse” che considera invalicabili per la propria sicurezza nazionale, messaggio che lascia aperta ogni azione ritenuta opportuna. Risulta comunque chiaro che la linea rossa principale potrebbe riguardare la presenza della Nato nelle aree che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica. Le più recenti informazioni vedono comunque il rientro delle forze dislocate nei distretti militari occidentale e meridionale ...

14 aprile 2021
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Categorie: Global Bonds
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Le riforme del mercato finanziario in Cina aprono nuovi orizzonti ai titoli di stato cinesi dopo l’ingresso degli listini azionari locali nei principali benchmark di riferimento mondiali. L’ingresso della Cina nell’indice azionario globale MSCI ACWI nel 2019, ha visto il nuovo player pesare il 20% nel MSCI Emerging Markets Index. In particolare l’indice MSCI China vede un target di copertura dell’85% della capitalizzazione free float market nell’universo cinese quotato tra H-shares, A-shares, B-shares, Red-chips, P‐chips e società cinesi quotate su mercati esteri. Ora il prossimo passo sarà riservato al mercato obbligazionario quotato in Cina e ai titoli Governativi cinesi. La società FTSE Russell ha informato che la Cina sarà inclusa nell’indice FTSE World Government Bond Index a partire dall’ottobre 2021, confermando l’ingresso nei tre maggiori indici Global Bond: Bloomberg Barclays Global Aggregate index (7%), JPMorgan GBI-EM index (10%) e FTSE World Goverment Bond index (5,25%). La Cina in effetti ospita il secondo mercato obbligazionario onshore del mondo e il terzo mercato delle obbligazioni sovrane: il mercato delle obbligazioni sovrane risulta maggiore di quello di Germania, Francia e Spagna messi insieme ...

23 marzo 2021
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L'attenzione del mercato rimane sull'aumento dei rendimenti obbligazionari in relazione a possibili scatti dell'inflazione e una reazione malcelata delle banche centrali. L’irripidimento della curva americana ha visto il rendimento del Treasury USA a 10 anni salire fino all'1,75%, mentre il 30 anni avvicinarsi al 2,5%. A fronte di una sottoperformance del Treasury (l’ETF Ishares $ Treasury 7-10yr a -14,4% in 12 mesi) gli analisti confermano che le azioni offrono ancora un interessante rendimento potenziale su base assoluta in grado di assorbire rendimenti più elevati in uno scenario di forte riaccelerazione della crescita economica. D’altro canto la Fed da tempo ribadisce il suo impegno per una politica che tenga i tassi bassi attraverso il suo programma di acquisto di obbligazioni, tema che gli operatori di mercato temono interrompersi sulla parte più lunga della curva, sulla scia della congiuntura positiva e l'appetito della Fed per un'inflazione superiore al 2%. La risalita del rendimento a 10 anni ha visto lo spread 2-10y continuare ad allargarsi sfino a 160 bps; anche il dollaro USA è rimbalzato contro le principali valute arrivando contro Euro fino a 1,18. La velocità del movimento sul mercato statunitense potrebbe aver spinto in aree inattese, sicuramente da verificare nelle prossime sedute; una revisione potrebbe trovare spazio, aiutata dalla banche centrali stesse ...

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