3 luglio 2018
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Categorie: Global Allocation
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La conclusione del primo semestre ha portato da un lato alla riflessione sull’andamento dei portafogli sia in termini di performance che di volatilità, ma ancora più importante l’approfondimento sulle prospettive per fine anno, rese più incerte dagli attuali sviluppi. Sebbene le previsioni di inizio anno degli strategist siano state solo in parte disattese, non sono mancate alcune sorprese sul risultato dei portafogli, in particolare sulla difficoltà dei mercati emergenti sia sulla parte equity (-5,6%) che bond (-6%). A livello settoriale la Tecnologia (+12,7%) è rimasta in vetta alle preferenze di asset allocation trascinata dalle Big del Nasdaq, mercato che si dimostra uno tra i più attivi nelle aree sviluppate. Infine l’obbligazionario che nonostante l’aumento dei tassi della Fed e le indicazioni di QT, Quantitative Tightening della BCE è rimasto positivo (WGBI +2,3% €). Riguardo alla volatilità le stime di aumento sono state evidenti soprattutto in corrispondenza dei dati sugli indici di fiducia, sulla crescita economica e per le tensioni geopolitiche; la media dell’indice VIX:IND si è riportata stabilmente intorno a quota 12 con un solo picco a febbraio oltre i 35 punti ...

30 giugno 2018
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Da un lato il compromesso che ha reso possibile un rafforzamento formale nei confronti della politica internazionale ed interna ai vari paesi europei, dall’altro una conclusione che rimane tutta da verificare vista la complessità dei temi, le diverse opinioni politiche e un’operatività che va ben definita. Il vertice europeo a Bruxelles, che ha trovato sul tema dei migranti una convergenza, dopo una prima posizione di scontro manifestata dal premier italiano, poco ha fatto invece sui veri punti aperti che riguardano ‘economia e finanza’ ovvero quello dei dazi, bilancio centrale e unione bancaria, rimandati alla prossima occasione ...

 

28 giugno 2018
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In questi ultimi giorni sono numerosi i report sui rischi globali di instabilità finanziaria. I temi includono le preoccupazioni sul sistema di prestiti in Cina, l'aumento del debito delle imprese statunitensi, dove i finanziamenti sono aumentati del 290% rispetto agli utili del primo trimestre, e l'incertezza sulla capacità dell'Italia di sostenere il suo debito pubblico. Secondo gli analisti il rischio finanziario maggiore risulterebbe legato all’allentamento degli standard di prestito e all’aumento di offerta dei prestiti ad alto rischio in una lunga fase di repressione finanziaria, soprattutto quando il debito viene cartolarizzato. Anche per i mercati emergenti, i gestori temono che governi e settore privato abbiano accumulato debiti denominati in dollari USA che potrebbero essere messi sotto pressione dalla combinazione sfavorevole del tasso di cambio e dell’ulteriore aumento dei tassi di interesse della FED. Secondo il Governatore della Bank of England, Mark Carney, il recente inasprimento delle condizioni finanziarie globali potrebbe essere precursore di una più sostanziale ripresa dei tassi di interesse e di condizioni bancarie, societarie e governative più impegnative, all’interno di un processo protezionistico che indebolirebbe la potenzialità di crescita dell'economia globale ...

26 giugno 2018
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Che la fase matura di un ciclo economico comporti una serie di riflessioni sull’asset allocation dei portafogli è tema noto. Nella realtà ci sono stati forti cambiamenti in questo ultimo ciclo economico tali da presentare uno scenario destinato ad un impatto tra virgolette morbido a causa di alcuni segnali poco coerenti con il classico passaggio dalla fase di surriscaldamento verso la recessione, tra questi in primis un’inflazione sotto target in molte regioni, ed indicatori geopolitici difficili da prevedere, come ad esempio i sintomi di una guerra commerciale. Questi segnali sembrano quindi non indicare un cambiamento affrettato nonostante ci si trovi in un ciclo ormai decennale ma ancora in buona crescita. Anche la politica monetaria delle banche centrali sembra seguire questo corso di restringimento ‘controllato progressivamente’ ...

23 giugno 2018
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La discesa dei listini azionari promossa dalla entrata in vigore delle tariffe doganali statunitensi su acciaio e alluminio ha colpito in modo deciso i mercati asiatici, la Cina in particolare, anche se l’intera asset class ha trovato pochi spunti propositivi e al contrario ragioni diverse per prendere profitto o abbassare il rischio di portafoglio. Le reazioni politiche sono ancora tutte da interpretare a partire dalla voce cinese pronta a riaprire i colloqui per un possibile accordo e quelle dell’Unione Europea che al contrario tende a contrapporre una politica di dazi reciproca con una lista di prodotti Usa da penalizzare ...

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