12 novembre 2021
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Gli analisti finanziari sottolineano l'enfasi della ‘pazienza’ della banca centrale FED, definendola relativamente scollegata dai dati economici reali, e la possibilità di trovarsi in ritardo sulle politiche atte a domare l'inflazione. Tra i punti di attenzione ci sono: 1) Differenziali tra tassi di interesse e inflazione senza precedenti; il divario tra i Fed funds, tasso di interesse target fissato dal FOMC, organo esecutivo della banca centrale statunitense, e l'indice dei prezzi al consumo americano è il più ampio nei 60 anni di storia dell'indicatore. L'implicazione è un livello di tassi reali negativi che potrebbe alimentare bolle speculative nell’allocazione del capitale. 2) I responsabili della banca centrale FED sembrano ritenere l'inflazione guidata principalmente da problemi della catena di approvvigionamento e quindi contingente. In realtà ci sono molte preoccupazioni diffuse sull'indebolimento della fiducia dei consumatori e una moderazione nell'ottimismo delle imprese. 3) Pressioni salariali persistenti nel mercato del lavoro: le dinamiche del mercato del lavoro potrebbero complicare l’obiettivo della Fed nella definizione di "massima occupazione", prerequisito per un aumento dei tassi di interesse; il recente dato di ottobre ha dimostrato un tasso di disoccupazione basso al 4,6%. Le società di tutti i settori stanno intanto sperimentando un mercato del lavoro caratterizzato da difficoltà nelle assunzioni, il netto aumento dei salari, e una forza lavoro mutevole in cui tassi di partecipazione più bassi potrebbero riflettere cambiamenti strutturali che manterrebbero alta la concorrenza per i lavoratori in un contesto di pressione salariale

 

6 novembre 2021
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La settimana borsistica americana si conclude con il raggiungimento di nuovi massimi; l’indice S&P500 avanza nelle cinque sedute dell’1,88% portando il suo guadagno dal 1 gennaio al 26,94% con l’indice di volatilità VIX sceso del 38,9% a 16,46 punti. In evidenza la stagione degli utili che per il terzo trimestre ha riportato una sorpresa positiva gli EPS dell’81% dei report societari. Il tasso di crescita degli utili risulta del 39,1% rispetto all’anno precedente, segnando il terzo dato più alto dal 2010. Il rialzo dell’indice ha comunque proiettato il rapporto di valutazione P/E fwd 12 m a 21,4x, ben al di sopra della media quinquennale di 18,4x. La corsa delle ultime sedute si dimostrava comunque meno prevedibile sul lato monetario, sebbene la decisione della FED di diminuire gli acquisti di titoli era ormai attesa dal mercato. Il via al Tapering si dimostra comunque un punto di svolta nella politica monetaria della FED che potrebbe già a metà 2022 terminare gli acquisti netti e studiare un modello di riduzione a medio termine degli 8,56 trilioni$ del suo budget. Jerome Powell, presidente FED, ha ribadito la sua idea che non ci sarà nessuna ipotesi di rialzo dei tassi fintanto il mercato del lavoro raggiungerà la massima occupazione ...

4 novembre 2021
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Nella conferenza stampa, dopo la riunione della FED statunitense, Jerome Powell ha ribadito che nonostante la banca centrale stia cambiando la sua politica monetaria, non c’è nessuna intenzione di alzare i tassi d'interesse e questo per lasciare tempo al mercato del lavoro di riprendersi a pieno; ha aggiunto che gli Stati Uniti potrebbero raggiungere la massima occupazione entro la metà del prossimo anno. Ha invece evidenziato la decisioni della banca centrale di avviare il tanto citato Tapering, con il passaggio dagli attuali acquisti mensili di 120mld$ mese a 105 mld$, a partire da metà novembre. Attualmente la FED acquista ogni mese 80 miliardi $ di Treasury e 40 mld$ in titoli di Agenzie statunitensi; questi acquisti di titoli saranno ridotti mensilmente di $ 10 miliardi per i titoli del Tesoro e di $ 5 per i titoli delle agenzie, almeno inizialmente. La mossa di Powell è quindi indirizzata a capire se l’economia, e il sistema finanziario, possono sussistere senza l’attuale immissione di liquidità, questo senza usare la leva dei tassi sui FED Funds ..

30 ottobre 2021
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E’ stato interessante osservare l’arrivo dei 36 invitati, ospiti a Roma al tavolo del G20 presieduto dal nostro premier Mario Draghi, con l’intento di sondare gli importanti temi geopolitici, anche in preparazione del prossimo meeting delle Nazioni Unite Cop26 nel Regno Unito a Glasgow. Al tavolo organizzato da Draghi sono comunque mancati personalmente Xi Jinping e Putin che hanno mandato i loro emissari in attesa di collegarsi da remoto. Sul tema della sostenibilità si sono chiaramente schierate le diverse controparti, i detrattori al cambiamento ambientale ovvero tutti i produttori di combustibili fossili e dall’atro i paesi a forte spinta per un’economia più verde. La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP26, è il vertice sul clima più importante dal 2015, dopo l’impegno di limitare il surriscaldamento globale a meno di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali tramite la riduzione delle emissioni di gas serra. Gli impegni nazionali per ridurre le emissioni a zero di carbonio nell'atmosfera sono state ad oggi finalizzate al 2050. Ci sono anche percorsi paralleli con tappe intermedie; gli Stati Uniti hanno aderito all'accordo di Parigi quest'anno, con il presidente Joe Biden che ha chiesto una riduzione nazionale delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 2005 di almeno il 50% entro il 2030; anche l'Arabia Saudita, il più grande esportatore mondiale, promette di raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2060 ...

28 ottobre 2021
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Categorie: Global Allocation
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Uno dei fattori di maggiore attenzione degli operatori finanziari, per questa ultima parte dell’anno, domina ante tempus l’atteggiamento restrittivo delle Banche Centrali e la loro volontà di comprimere l’espansione monetaria promossa durante le crisi pandemica. Sono in effetti almeno due le forze che il rialzo degli indici azionari ha impattato sull’asset allocation degli investitori: il primo riguarda l’aumento strategico del peso dei risky asset, rispetto all’obbligazionario, cresciuto anche per le ottime performance; la seconda riguarda i ritorni attesi dopo il forte aumento dei rapporti di valutazione P/E fwd 12m. Secondo gli analisti sarebbero stati soprattutto gli investitori privati ad influenzare le più recenti dinamiche di mercato, sottostimando i rischi di mercato sotto l'impulso di FOMO (fear of missing out), ‘rimanere fuori’ dal rally azionario; secondo gli strategist di portafoglio gli investitori starebbero sottovalutando il prossimo restringimento della liquidità di sistema e il conseguente inasprimento delle condizioni finanziarie ...

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