4 dicembre 2019
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Categorie: Global Allocation
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Non che tutti gli operatori fossero convinti che i mercati azionari si stessero proiettando senza sosta verso un lungo ‘Rally’ di fine anno, ma la pausa dell’S&P500, sceso sotto la soglia dei 3100 punti, ha comunque riacceso l’attenzione sui temi che in questi giorni sono oggetto di studio nella redazione degli Outlook 2020. In primo luogo gli analisti rimangono convinti che la corsa delle ultime settimane sia dovuta all’eccesso di liquidità dei portafogli di investimento e che i gestori si siano resi conto che non si poteva rimanere al margine del “party”. Più in concreto si analizzano con più ‘profondità’ le prospettive economiche e monetarie per una stima dei ritorni attesi e le possibili traiettorie dei mercati. In dettaglio, per le previsioni di crescita economica dei GDP non solo si assiste ad un rallentamento nelle regioni sviluppate, ma anche ad importanti differenze tra Stati Uniti (+2%), Area Euro (+1%) e Giappone (+0,2%), tutte e tre in calo rispetto al 2019 ...

22 novembre 2019
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Uno degli esercizi a cui i gestori di fondi internazionali ci hanno invitato a partecipare è quello di guardare oltre gli orizzonti temporali classici dei 3 – 5 – 7 – 10 anni e spostare l’attenzione al lunghissimo termine ovvero 10 – 15 anni. Nella realtà dei fatti anche se parlare oggi di economia e finanza oltre il 2030 sembra alquanto ragionevole, basandosi di fatto sul prolungamento dei trend, quello che è successo negli ultimi dieci anni è stato per molti versi l’opposto di quanto indicato dai modelli storici. Alcune variabili hanno modificato radicalmente i trend e definito un quadro di insieme imprevedibile. Gli economisti non solo non hanno dato il giusto peso economico alla crisi finanziaria del 2008/2009, ma hanno sottovalutato la potenzialità distruttiva della tecnologia combinato con il cambio di paradigma dello sviluppo del mondo emergente, temi che hanno reso difficile la tenuta dell’inflazione e dimezzato i tassi di crescita economica. A dare sostegno al sistema sono state le politiche monetarie non convenzionali con l’immissione forzata di liquidità e tassi di interesse sempre più bassi fino a divenire negativi in molta parte del mondo. Infine un processo di deglobalizzazione che ha portato dietro di se un cambiamento strutturale dell’offerta politica e la nascita di grandi movimenti di massa che hanno condizionato ripetutamente gli indici di fiducia ...

15 novembre 2019
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Il balletto dei dazi tariffari in una ‘fase uno’ di risoluzione tra Cina e Stati Uniti rimane uno dei temi più citati a motivo della prepotente risalita degli indici azionari; non mancano comunque le prospettive più positive legate alla ripresa economica e alla migliore disponibilità delle banche centrali di sostenere investimenti e consumi con tassi di finanziamento ancora decrescenti.  Gli analisti sottolineano che, sebbene i debitori risultino più solventi, l'attuale situazione di bassi tassi di interesse sta ponendo sfide reali agli investitori abituati a rendite ‘certe’ per i propri risparmi ...

12 novembre 2019
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In attesa delle strategie per il nuovo anno, in prossimità di rilascio nelle prossime settimane, gli operatori finanziari segnalano un aumento delle posizioni di attivi più rischiosi per beneficiare dei rialzi sui listini azionari e arrotondare performance già straordinarie. I commenti degli esperti sembrano unanimi precisando che dietro il rally delle ultime settimane ci sono i miglioramenti nelle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, le stime positive per un accordo sulla Brexit e prospettive di stabilizzazione della crescita globale nei trimestri a venire. Sono soprattutto questi sviluppi a contribuire alla maggiore propensione al rischio degli investitori e al sell-off degli indici obbligazionari ad alto rating ...

8 novembre 2019
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Il più recente meeting di politica monetaria della FED negli Stati Uniti ha trovato all’interno del FOMC, comitato esecutivo, differenti opinioni espresse durante la votazione sul taglio dei Fed Funds di 25bps a 1,5 - 1,75%; hanno votato a favore della riduzione degli interessi: Jerome H. Powell, Presidente; John C. Williams, Vicepresidente; Michelle W. Bowman; Lael Brainard; James Bullard; Richard H. Clarida; Charles L. Evans; e Randal K. Quarles; contro il taglio e il mantenimento del livello 1,75 – 2%: Esther L. George ed Eric S. Rosengren. Dopo l’approvazione del taglio Powell, durante la conferenza stampa, ha ribadito quanto già dichiarato dal comunicato ufficiale ovvero che ‘l’attuale orientamento della politica monetaria resterà appropriato finché le informazioni sull’economia resteranno coerenti con le prospettive di una crescita moderata, di un solido mercato del lavoro e un’inflazione tendente all’obiettivo simmetrico del 2%’; in pratica nessun altro intervento previsto nei mesi a venire, se non in caso di un cambio “non delle attese”, ma di macrodati effettivi ...

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