7 dicembre 2019
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I macro dati statunitensi hanno nuovamente sorpreso Wall Street con informazioni positive che hanno mostrato il mercato del lavoro a novembre crescere al ritmo più veloce in 10 mesi e il sentiment dei consumatori in miglioramento. Nell’ultima seduta della settimana gli indici S&P500, Dow Jones Industrial Average e Nasdaq hanno guadagnato oltre l'1%, mentre la domanda di beni rifugio è risultata in calo: i titoli del Tesoro Usa sono risultati in lettera con il rendimento del decennale salito di quasi 4 pbs a 1,84%, così il calo dell’oro a 1465 $o. Il Dollar Index ha invece recuperato terreno a 97,7 dopo la discesa intrapresa dalla festa del Ringraziamento ...

1 dicembre 2019
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Nell'era dell'e-commerce, il Black Friday negli Stati Uniti può sembrare anacronistico, ma non lasciamoci ingannare: il venerdì dopo il Thanksgiving (giorno del Ringraziamento) rimane il giorno più importante per il settore della vendita al dettaglio. Nella realtà dei fatti sono milioni le persone che hanno invaso i negozi venerdì scorso per accaparrarsi le migliori offerte. Il fascino della visita ai grandi magazzini rimane quindi attuale nonostante in molti siano rimasti a casa navigando in internet per fare i loro acquisti; le prime indicazioni sono di buon auspicio segnalando un aumento di circa il 5% del volume di affari rispetto allo scorso anno. Con la giornata del Black Friday si è inaugurata la lunga stagione dello shopping natalizio e il momento più importante per tastare il polso ai consumi non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo ...

23 novembre 2019
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Nessuna particolare sorpresa dagli indicatori di fiducia attesi in settimana; il PMI® flash IHS Markit Composite dell’Eurozona di novembre è diminuito a 50,3 rispetto a 50,6 di ottobre, segnalando la seconda minore espansione della produzione del manifatturiero e del terziario da luglio 2013; negli ultimi tre mesi il livello di produzione risulta vicino alla stagnazione e in contrasto con la crescita dello stesso periodo dello scorso anno. Secondo i rilevatori le prospettive sulla produzione futura sono ancora inferiori ai valori registrati nei primi mesi dell’anno e rispecchiano le incertezze geopolitiche, Brexit e dazi, in più alle preoccupazioni sul rallentamento della domanda. Il peggioramento dell’indice relativo agli ordini ha ridotto le assunzioni e accresciuto la cautela delle aziende imponendo di non aumentare i costi. Infatti a novembre, la crescita occupazionale è diminuita per il quinto mese consecutivo, toccando il valore minimo da gennaio 2015. Molto bene invece gli indicatori negli Stati Uniti che indicano una economia solida: il Flash U.S. Composite Output Index a 51,9 (50,9 a Ottobre), il Flash U.S. Services Business Activity Index a 51,6 (50,6), il Flash U.S. Manufacturing PMI a 52,2 (51,3), Flash U.S. Manufacturing Output Index a 53,1 (52,4) ...

 

22 novembre 2019
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Uno degli esercizi a cui i gestori di fondi internazionali ci hanno invitato a partecipare è quello di guardare oltre gli orizzonti temporali classici dei 3 – 5 – 7 – 10 anni e spostare l’attenzione al lunghissimo termine ovvero 10 – 15 anni. Nella realtà dei fatti anche se parlare oggi di economia e finanza oltre il 2030 sembra alquanto ragionevole, basandosi di fatto sul prolungamento dei trend, quello che è successo negli ultimi dieci anni è stato per molti versi l’opposto di quanto indicato dai modelli storici. Alcune variabili hanno modificato radicalmente i trend e definito un quadro di insieme imprevedibile. Gli economisti non solo non hanno dato il giusto peso economico alla crisi finanziaria del 2008/2009, ma hanno sottovalutato la potenzialità distruttiva della tecnologia combinato con il cambio di paradigma dello sviluppo del mondo emergente, temi che hanno reso difficile la tenuta dell’inflazione e dimezzato i tassi di crescita economica. A dare sostegno al sistema sono state le politiche monetarie non convenzionali con l’immissione forzata di liquidità e tassi di interesse sempre più bassi fino a divenire negativi in molta parte del mondo. Infine un processo di deglobalizzazione che ha portato dietro di se un cambiamento strutturale dell’offerta politica e la nascita di grandi movimenti di massa che hanno condizionato ripetutamente gli indici di fiducia ...

16 novembre 2019
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Secondo alcuni studi finanziari, gli operatori hanno scelto di interpretare l'aumento di bilancio della Federal Reserve statunitense in modo verosimile all’apertura di una versione soft del più classico Quantitative Easing, con l’idea che venga rafforzato nel tempo. Anche per la politica espansive della BCE, la scelta di Draghi di iniziare a novembre il riavvio di acquisti e la riapertura dell’APP per 20 mld Euro al mese, viene da molti intesa come premessa ad un aumento degli acquisti nel prossimo anno a cura della neo presidente Christine Lagarde. Nel frattempo la FED prosegue nel suo piano di ‘compensazione’ della liquidità fissato ad ottobre per 60 mld$ al mese che proseguirà anche nei prossimi 30 giorni. Il mercato ha festeggiato questo arrivo di liquidità in modo euforico: l'indice S&P500 in un mese è salito del 4,4% e da inizio anno del 24,48%, mentre qualcuno già propina un Natale con un + 30% Ytd. Eppure gli studi confermano che aumenti annuali di tale portata sono andati di pari passo con iniezioni di liquidità molto maggiori di quelli che stiamo osservando in questo momento. Ci si chiede se ci sia in atto una forzatura delle attese per effetto della liquidità accumulata nel periodo estivo, che i gestori oggi si sentono ‘obbligati’ a mettere al lavoro prima di fine anno, almeno in una combinazione limitata ...

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