25 novembre 2022
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Le prospettive di un rallentamento economico trovano in evidenza i dati sul mercato immobiliare e l’analisi pertinente all'aumento dei tassi ipotecari che sta riducendo l'accessibilità economica degli alloggi, US Housing Affordability Index, con un netto calo sia degli acquisti di case che dei permessi per le nuove costruzioni. Dal punto di vista dei prezzi le abitazioni hanno iniziato un calo da agosto sebbene il valore dell’indicatore United States FHFA House Price Index risulti da inizio anno superiore del 4,9%. Il restringimento del mercato sta comunque generando una minore offerta di alloggi e un aumento dei costi di affitto e spese abitative quale componente molto importante dell'inflazione core. Tassi di interesse più elevati stanno infatti costringendo i potenziali acquirenti di case a competere con un mercato limitato e orientato all’affitto con una spesa di locazione aumentata da inizio anno del 20,6%. Inevitabilmente la banca centrale Fed, concentrata sul contenimento delle misure di inflazione, ha indicato un punto di attenzione nel definire i prossimi interventi monetari ...

19 novembre 2022
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Questo ultimo trimestre dell’anno ha visto alcune revisioni importanti ‘non previste’ della maggior parte degli analisti finanziari a cui in un primo momento hanno risposto con un momentaneo spostamento dal trend stimato, ma che ad oggi impongono una riflessione più accurata. I mercati finanziari hanno avuto una buona ripresa con indici di borsa in recupero, spread in restringimento e rendimenti di lungo termine in flessione. La recente oscillazione al rialzo da 0,975 a 1,0325 del cambio EUR/USD ha messo in dubbio la capacità della valuta americana di puntare verso livelli ormai scontati di apprezzamento a 0,95 entro fine anno, in contrasto con la teoria di un USD ancora più forte in futuro. Le ragioni tecniche del rimbalzo sembrano più un riposizionamento tattico in attesa del cambiamento dei fondamentali. Gli analisti sostengono infatti che la riapertura della Cina, quando ci sarà, complicherà il quadro dell'inflazione partendo dalla pressione al rialzo dei prezzi di materie prime ed energia. L'argomento porrebbe seri dubbi sulla pausa al restringimento della Fed contro l'inflazione. Le indicazioni delle banche centrali in realtà non sono ancora cambiate, anche se molti operatori invece ne sono convinti. La Fed ha detto chiaramente che una pausa nei rialzi dei tassi è fuori discussione fintanto che l'inflazione rimarrà alta. Anche la recente indicazione della presidente BCE Lagarde non ha lasciato dubbi sui prossimi rialzi che il mercato stima in +50 bps a dicembre e 25 bps a febbraio 2023 ...

13 novembre 2022
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I mercati finanziari statunitensi si sono mossi al rialzo in primis per la situazione politica interna che, in attesa dei dati definitivi, ha visto le elezioni di MidTerm disattendere le previsioni di una pesante sconfitta dei Democratici. Nella parte finale della campagna elettorale, i leader democratici hanno saputo rispondere al meglio ai temi chiave più significativi dell’avanzata dei Repubblicani, sponsorizzati in gran parte dall’ex presidente Trump. La più recente proiezione vede nelle risultanze elettorali la rimonta dei Democratici al Senato e possibili sorprese ancora in arrivo alla Camera dei Rappresentanti. La seconda ragione, ancora più importante, ha avuto riscontro nel tema macroeconomico con i dati sull’inflazione in rientro da + 8,2% al 7,7% di ottobre offrendo ai mercati un punto di sollievo tanto atteso: impatto molto positivo sia sui rendimenti obbligazionari che sugli indici azionari. La folta schiera di analisti proiettati verso un ulteriore rafforzamento del Dollaro Usa si sono immediatamente convinti che ‘sì la valuta americana rimarrà forte, ma non così forte come ci si aspettava prima’ ...

11 novembre 2022
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Le stime attualmente aggregate degli analisti vedono un aumento dei Fed Funds statunitensi di 50 bps a dicembre, seguito da altri 50 bps a febbraio e due da 25 bps a marzo e maggio 2023, con un tasso pivot terminale tra il 5,25 - 5,50%. Mentre i 50 bps del prossimo dicembre risultano scontati, view meno restrittive vedono nel primo semestre 2023 solo due aumenti di 25 bps a marzo e maggio spostando il tasso pivot tra il 4,75 - 5%. Le osservazioni tra le diverse view trovano anche movimenti diversi rispetto a stime su inflazione e mercato del lavoro. Il recente dato sul tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti al 7,7% a/a del mese di ottobre trova una chiara conferma di un primo raffreddamento rispetto al precedente 8,2%; anche il mercato del lavoro sembra trovare un riassestamento. Le analisi degli strategist vedono gran parte dell'attuale atteggiamento da ‘falco’ della Fed un tentativo strategico di influenzare con condizioni finanziarie più rigide gli effetti attesi della riduzione dell'inflazione proiettando una politica restrittiva fino al 2025 ...

5 novembre 2022
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Potrebbe esserci una contraddizione di fondo riguardo alla “crisi” dei titoli di Stato, ritenuti da sempre riferimenti ‘senza rischio’ nei calcoli di Risk Premium, in una fase di mercato che con il rialzo dei rendimenti ha postato rilevanti perdite di valore nei portafogli obbligazionari. E’ ormai chiaro che l’attuale politica restrittiva, in primis della FED statunitense incentrata sul contenimento inflattivo, si pone ad ostacolo della tenuta delle performance del mondo obbligazionario. In particolare lo stress che si sta facendo strada attraverso l'inflazione riflette principalmente l'effetto diretto della politica della Fed sul mercato del Treasury, del sistema bancario e immobiliare, e delle obbligazioni societarie Investment Grade (IG). La FED sta venendo meno come principale acquirente di Treasury nella fase di ‘quantitative tightening’ (QT), spostandosi da maggiore acquirente alla decisione di ridurre il suo bilancio. Il QE ‘quantitative easing’ si era concentrato su scadenze più lunghe per abbassare i rendimenti a lungo termine, l’attuale QT ora genera l'effetto inverso, spiegando il relativo deterioramento del valore dei titoli a lungo termine nei maggiori rendimenti. Intanto i nuovi ingressi nel mercato del lavoro statunitense nel mese di ottobre sono cresciuti di 261.000 unità, mentre il tasso di disoccupazione è salito al 3,7% dal 3,5% precedente; il dato vede un’economia ancora solida con numeri migliori delle stime di 205.000 nuovi posti di lavoro ... 

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