29 gennaio 2010
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Come avevamo già commentato qualche settimana fa nel post "GDP Usa in accelerazione nel 4 Q 09", il dato di crescita è stato particolarmente positivo portando un segnale forte ai mercati: GDP Us +5,7%.

Come anticipato le scorte hanno dato un forte boost alla crescita contribuendo per il 3,4%; bene il dato sul consumer spending salito al 2,0% dal precedente 1,1%. Non Durable Goods e Servizi hanno mostrato dati positivi, mentre i Durable Goods (beni a consumo duraturo: auto, accessori, elettronica, attrezzi per lo sport ...) sono risultati in calo.

 

28 gennaio 2010
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Valutazioni moderatamente ottimistiche e visione di crescita economica migliore rispetto alla precedente riunione hanno lasciato intendere, nelle parole del comitato, uno sguardo attento al tema inflattivo, pur confermando l'impegno a lasciare i tassi federali ancora "eccezionalmente bassi per un lungo periodo di tempo".

Da evidenziare anche l'intervento del Presidente Obama su "Lo stato dell'Unione" che ha ripreso il tema del salvataggio delle Banche " ... anche se ho odiato farlo, era comunque necessario ... "; ha ribadito l'impegno dell'amministrazione nel mettere al primo posto il problema dell'occupazione: "Molte persone senza lavoro non sanno come finire il mese ...  continuano a mandare curricula ... voglio una riforma del lavoro, subito!".  A questo messaggio si è aggiunto un moderato e ritrovato ottimismo sulla ricandidatura di Bernanke.

Il dollaro Usa ha preso quindi slancio rompendo la soglia di 1,40, riproponendo una forza che era stata dimenticata da mesi penalizzando ulteriormente i listini azionari, molto indeboliti nelle ultime sedute.

 

 

26 gennaio 2010
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Nonostante il mercato presenti una forte incertezza sulle aspettative di una robusta ripartenza dei tassi di interesse a lungo termine, molti Investment Strategists sono convinti che i tassi, già nella seconda parte dell'anno, avranno modo di risalire fino a portarsi sopra il 5% entro la fine del 2010 (US Treasury Bond 10 anni stamane è al 3,58%).

Questo sembra porre alcuni quesiti sul tavolo: in primis quale sarà l'atteggiamento degli investitori che dovranno rivedere i loro portafogli durante questi primi sei mesi dell'anno e, dopo due anni a tassi "zero", ripensare alla redditività delle nuove cedole in concorrenza con i dividendi aziendali; inoltre l'aumento dei tassi rimetterà in discussione il "rating" di alcuni paesi con conseguente aumento della volatilità, proprio oggi S&P ha abbassato l'outlook sul debito giapponese (Jan. 26 (Bloomberg) -- Japan’s sovereign credit rating outlook was lowered by Standard and Poor’s because of diminishing “flexibility” to cope with a swelling debt load and concern about the lack of a plan to rein in budget deficits.); e non ultimo, come reagiranno i mercati delle commodities alla ripartenza della domanda di un nuovo ciclo economico ed i riflessi inflattivi dei prezzi prima alla produzione e poi al consumo. 

25 gennaio 2010
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Come pronosticato, appena girato l'anno, ecco che i nodi della crisi finanziaria "vengono al pettine" ed è la politica che prende il sopravvento; in discussione la lentezza della riforma del sistema bancario, della tassazione dei bonus ed il rientro delle risorse concesse per i piani di salvataggio; a questo si accoda il rischio per la riconferma del vertice della FED ed i nuovi equilibri nel parlamento americano. Dal fronte economico i mercati tornano a giudicare negativi gli ultimi dati sugli indicatori di fiducia e macroeconomici(PMI, ZEW, Housing Starts ...), sia in Europa che negli Usa, che hanno manifestato un primo marcato ritracciamento, mentre in Cina, la Banca Centrale è preoccupata della robusta crescita economica (10,7% 4Q09) e si muove per frenare l'espansione del credito.

In questo nuovo scenario sono scattate le prese di beneficio sui listini azionari, a fronte di un arretramento delle materie prime e la veloce flessione del comparto energetico. 

 

22 gennaio 2010
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Categorie: Global Equities
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Nel 2009 le Small Cap, azienda a piccola capitalizzzione quotate nelle borse europee, hanno sovraperformato le aziende a grande capitalizzazione - Large cap, del 25%. La stessa situazione si è verificata anche a livello globale con una sovraperformance del 15%.

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